di Domizia Di Crocco Opinionista per il Corriere Nazionale

Un sistema naturale con potenzialità enormi

Dalle Cinque Terre alla Costiera Amalfitana, dalle spiagge sarde alla laguna veneta, le coste italiane offrono una varietà paesaggistica e culturale che nessun altro Paese europeo può vantare. A ciò si aggiungono i piccoli borghi marinari, le riserve naturali, i fondali per il diving e una cucina costiera tra le più apprezzate al mondo.

Questa bellezza, però, ha bisogno di una strategia. Troppo spesso, il nostro modello di sviluppo costiero si è basato su una rendita turistica estemporanea, legata alla stagionalità e alla presenza spontanea di visitatori stranieri. Serve un ripensamento strutturale che renda il turismo nautico e balneare sostenibile, competitivo e integrato con le altre economie del territorio.

La portualità turistica: un settore in crescita ma frammentato

L’Italia è al secondo posto in Europa per numero di posti barca, ma sconta una carenza infrastrutturale evidente rispetto a Paesi concorrenti come la Francia o la Spagna. I porti turistici italiani sono spesso troppo piccoli, mal collegati ai centri urbani, o penalizzati da normative complesse e da concessioni demaniali incerte.

Eppure, il turismo nautico genera un indotto significativo: secondo dati di settore, ogni posto barca può generare fino a 50.000 euro annui di spesa diretta e indiretta tra ristorazione, manutenzione, servizi e attività culturali. Inoltre, le rotte crocieristiche nel Mediterraneo vedono l’Italia come hub naturale, ma porti come Civitavecchia, Genova o Venezia sono sottoposti a una forte pressione logistica e ambientale, spesso senza una pianificazione integrata.

Cosa può (e deve) fare il governo

Per valorizzare le coste italiane e renderle davvero competitive a livello internazionale, servono alcune azioni urgenti:

1. Piano nazionale di rilancio della portualità turistica, che preveda investimenti in infrastrutture moderne, sostenibili e accessibili, soprattutto al Sud, dove il potenziale è enorme ma ancora inespresso.
2. Semplificazione normativa e chiarezza sulle concessioni demaniali marittime, tema cruciale per attrarre investitori e garantire continuità agli operatori del settore.
3. Integrazione tra turismo costiero e interno, attraverso un sistema di mobilità efficiente e sostenibile che colleghi i porti con i centri storici, i parchi naturali e le aree archeologiche.
4. Promozione internazionale mirata, con un brand Italia costiera unificato e campagne promozionali coordinate da ENIT, puntando su nautica, cultura e paesaggio.
5. Tutela ambientale e adattamento climatico, perché senza un serio piano di difesa costiera e rigenerazione ambientale, il rischio di erosione e inquinamento vanifica ogni sforzo di sviluppo.

Conclusione

Le coste italiane sono un tesoro che parla al mondo. Ma come ogni tesoro, vanno custodite, valorizzate e rese accessibili in modo intelligente. Serve una visione politica che sappia guardare oltre la stagione turistica e pensare al mare come a una risorsa strategica permanente, non solo estetica. Se ben governata, la costa non è solo una linea tra terra e mare, ma un asse di sviluppo economico, sociale e culturale.

Corriere Nazionale – sezione Opinioni

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foto Italy

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