La Natività di Lotto, un’Opera Delicata e Piena di Significato, Esposta presso il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano dal 28 Ottobre al Primo Febbraio 2026 offre ai Milanesi una Grande Opportunità in questo Tempo di Avvento e di Natale.

Concessa in prestito dalla Pinacoteca nazionale di Siena, è un dipinto di piccole dimensioni ma di grande valore simbolico e culturale, realizzato dal “genio Inquieto” nel periodo della sua massima espressione che porta con sé tradizione, fede e domanda traducendoli in immagine. L’artista riproduce sul supporto ligneo, evidentemente curvato dal tempo e già privato per questo di due porzioni laterali, la sua interpretazione di tutta la cultura cristiana, mischiando le nozioni dei vangeli apocrifi permettendo al fruitore di partecipare ad un momento unico: vedere il Re Bambino, prima ancora dell’arrivo dei pastori, degli Angeli e dei Magi.

Uno sguardo protagonista

Al centro del dipinto c’è una scena tenerissima: Maria che sta per fare il primo bagnetto al bambino Gesù, unica fonte di luce nel buio della scena notturna. Ciò che però attira l’attenzione è lo sguardo che i due personaggi centrali si scambiano, in una intimità intensa e disarmante. I due personaggi sono la vergine Maria completamente illuminata, la quale sorregge il bambino che si inarca a contatto con l’acqua della bacinella di rame sul cui pancino si nota bene ancora il cordone ombelicale tagliato, e una donna sulla cui identità c’è una duplice interpretazione ispirata ai vangeli apocrifi.

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La figura di donna dalla duplice identità

Una prima ipotesi è che San Giuseppe, ritratto stupito sul lato destro della scena, fosse uscito in cerca di un aiuto per Maria e avesse trovato due levatrici Salomè, in primo piano e, Zelomi sullo sfondo. Si narra che quest’ultima fosse stata la prima ad ammirare la scena e ad avere fede che la Madonna avesse partorito conservando la sua verginità affermando che quel Bambino fosse il Messia che stavano attendendo e che Salomè incredula, nell’atto di constatare con mano la verginità di Maria, avesse visto inaridirsi la mano a causa della sua mancata fede. La scena dovrebbe ritrarre il momento esatto in cui la mano di Salomè viene guarita, quindi ritrae il primo miracolo di Gesù. Se si osserva bene la scena, però, mentre il vangelo apocrifo parla di una sola mano, dal dipinto le mani difformi sono due. Lotto ha voluto intrecciare l’aneddoto di un secondo Vangelo apocrifo in cui San Giuseppe avrebbe trovato nella sua ricerca solo una donna paralitica di nome Anastasia, dal greco resurrezione non a caso, che al solo tocco del Bambin Gesù sarebbe stata guarita dalla sua infermità.

La Natività - Madonna con bambino e donna inginocchiata che la guarda intensamente
Particolare della Natività di Lotto

La strada per arrivare a Lui

L’ artista vuol giocare con noi, intrecciando più storie, allora molto conosciute oggi meno, con un unico intento: mettere in risalto la carnalità di Dio e la strada da seguire per arrivare a Lui. Soltanto Maria, oltre al bambino, è in piena luce avendo lei ben chiaro chi ha tra le braccia. San Giuseppe e la donna che Maria ha di fronte a sé hanno lo sguardo parzialmente in ombra come a riprova del fatto che non hanno ancora compreso del tutto il Mistero che si cela in quel neonato. Lo sguardo della Madonna è l’unico fisso sul Figlio. L’anziana donna guarita che, secondo logica, a seguito della grazia ricevuta avrebbe dovuto guardare o le sue mani o Gesù, ha lo sguardo fisso invece su Maria come a chiederle di aiutarla ad essere degna di guardare il Messia, lei che secondo un’interpretazione era stata incredula e secondo l’altra impura, perché nata disabile.

La sacralità del quotidiano

Scostando poi lo sguardo indietro nel buio della notte, si intravede una figura che scalda un panno candido in modo da poter accogliere il Bambino dopo il bagnetto. È una figura sfocata, poco nitida e apparentemente secondaria ma che invece a me ha detto molto: è l’immagine di chi nel fare quotidiano dà senso a quella nascita di più di 2000 anni fa. Mi ha ricondotto subito al dipinto di Rembrandt cena in Emmaus custodito a Parigi nel Museo Jacquemart-André e che nel 2019 ho avuto l’onore di vedere dal vivo presso la Pinacoteca di Brera. In questo dipinto sorprendentemente intimo Gesù risorto appare come sagoma immersa nella luce ai discepoli che lo han riconosciuto dopo avergli visto spezzare il pane come nell’ultima cena. Se si osserva bene la scena, in fondo nella notte, un’altra fonte di luce più flebile ma della stessa forgia lascia intravedere la sagoma di una donna indaffarata nelle faccende domestiche, come ad indicare che chi serve e si adopera per gli altri è riverbero di Gesù, e quindi di Dio, nel mondo.

La Natività sagome colorate che riproducono la scena della Madonna con la donna inginocchiata davanti a sè San Giuseppe sorpreso e la sullo sfondo levatrice
Esperienza immersiva anticamera del quadro

Il vero significato del Natale

La carnalità di un Dio che si fa bambino con ancora il cordone ombelicale ben visibile, lo straordinario che irrompe nell’ordinario, l’attenzione del servizio e della cura di chi nelle retrovie lavora incessantemente, l’imperfezione delle mani della donna in primo piano e lo stupore tutto umano di San Giuseppe ogni particolare rimanda al vero significato del Natale: l’umano che acquista dignità e regalità “perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio”.

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