Non si può rischiare la vita per inseguire i follower

Negli ultimi anni il ghost hunting è diventato un fenomeno mediatico sempre più visibile, soprattutto sui social network. Video notturni, entità evocate, presunti spiriti ripresi in luoghi “abbandonati” raccolgono migliaia di visualizzazioni. Ma dietro questa spettacolarizzazione del paranormale si nascondono rischi concreti, distorsioni scientifiche e, spesso, una profonda mancanza di responsabilità. È su questo punto che interviene Mario Contino, ricercatore e divulgatore nel campo delle fenomenologie del paranormale e del folclore internazionale, mettendo in guardia contro i cosiddetti ghost hunter acchiappa follower.

Per quanti non lo sapessero, con il termine ghost hunter si indicano persone o gruppi che dichiarano di indagare fenomeni paranormali, in particolare presunte manifestazioni spiritiche, apparizioni o infestazioni. Il ghost hunting nasce, in origine, come attività di osservazione e raccolta di testimonianze legate a luoghi e racconti folklorici, spesso con un approccio esplorativo o documentaristico.

Negli ultimi anni, però, questa pratica ha subito una trasformazione radicale: da indagine (più o meno rigorosa) è diventata intrattenimento. L’obiettivo dei ghost hunters (di buona parte di loro) non è più quello di comprendere un fenomeno, ma “crearlo” o enfatizzarlo, puntando su paura, suggestione e sensazionalismo. Il risultato è un contenuto pensato per generare engagement, non per migliorare la conoscenza su presunti fenomeni anomali.

Mario Contino si occupa da anni di studio delle fenomenologie del mistero, del paranormale e del folklore, distinguendo nettamente tra spettacolo e ricerca. Il suo lavoro non si fonda sulla caccia al “fantasma”, ma sull’analisi critica dei racconti, dei contesti storici, psicologici e culturali in cui nascono determinate esperienze.

Contino sottolinea come il vero studio del paranormale richieda metodo, prudenza e competenze interdisciplinari: psicologia della percezione, sociologia, antropologia culturale, nozioni (almeno basilari) di fisica, chimica e biologia La sua posizione è chiara: senza un approccio serio e documentato, il ghost hunting non solo perde valore conoscitivo, ma diventa disinformazione.

Uno degli aspetti più critici denunciati da Contino riguarda i rischi, spesso sottovalutati, legati alle attività dei ghost hunter improvvisati. Molti di questi gruppi entrano in edifici “presumibilmente abbandonati” senza alcuna autorizzazione, violando di fatto la legge. Proprietà private, strutture vincolate o aree interdette non diventano automaticamente accessibili solo perché sembrano dismesse.

A questo si aggiunge un pericolo ancora più grave: quello legato alla sicurezza personale. Edifici fatiscenti, solai instabili, scale pericolanti, nonché la possibile presenza di amianto o di materiali tossici, rendono questi luoghi potenzialmente mortali. Il rischio di crolli, cadute o incidenti gravi è reale, non frutto di suggestione. Inseguire un presunto fenomeno paranormale all’interno di strutture non agibili significa mettere seriamente a repentaglio la propria vita e quella degli altri. Purtroppo la cronaca recente ha già mostrato le conseguenze di tali comportamenti, con incidenti e decessi che hanno coinvolto anche ragazzi giovanissimi impegnati in queste attività.

Secondo Mario Contino, il mistero va studiato, non sfruttato. Trasformare il paranormale in un prodotto virale privo di etica, banalizza temi già complessi, e contribuisce a diffondere comportamenti pericolosi e una visione distorta di questa ricerca.

Il suo invito è chiaro: distinguere tra divulgazione seria e intrattenimento sensazionalistico. Il paranormale, se esiste come campo di indagine, merita rispetto, metodo e responsabilità. Tutto il resto è solo rumore.

 

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