di Gregorio SCRIBANO

L’assemblea nazionale del Partito democratico è stata, per Elly Schlein, un palcoscenico ben utilizzato:

Dal 2021 al 2025 i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del 25%. Sono dati dell’Istat, non del PD – ha sottolineato la leader dem. L’Istat ci dice che in quegli stessi anni, dal 2021 al 2025, i salari reali degli italiani sono scesi di 9 punti percentuali. Questo vuol dire erodere il potere di acquisto delle famiglie italiane. E’ come aver perso un mese di stipendio ogni anno. A Meloni si e’ rotta la calcolatrice, di certo, ma gli italiani la sanno, la fatica che fanno quando devono andare a fare la spesa. Io, Presidente Meloni, devo fare una domanda molto semplice, banale. Da quanto tempo non le capo che andare a fare la spesa? Si immagini per un secondo di prendere un carrello, come ogni giorno fanno milioni, di madri e di padri in questo Paese e provi a fare i conti. Esca da Palazzo Chigi, faccia un giro in un qualsiasi alimentare di quartiere.

Toni accesi, bersagli chiari, un elenco puntuale di problemi reali che pesano sulla vita quotidiana degli italiani: salari fermi, pensioni sempre più povere e lontane, caro vita, sanità allo stremo, affitti insostenibili, bollette in aumento, liste d’attesa infinite, pressione fiscale record. Un atto d’accusa articolato contro il governo Meloni, costruito con dati, immagini evocative (“La calcolatrice della Meloni è rotta e il frigo degli italiani è vuoto” –  “Esca da Palazzo Chigi e faccia un giro in un qualsiasi alimentari”) e una narrazione che intercetta un malessere diffuso. Tutto condivisibile. Tutto vero!

Ma è proprio qui che nasce il limite politico del discorso della segretaria dem: Schlein dice con efficacia cosa non va, ma continua a dire poco, troppo poco, su cosa farebbe lei, concretamente, al posto di Giorgia Meloni. E soprattutto: dove prenderebbe le risorse.

Il punto non è la legittimità dell’opposizione, che per definizione critica e incalza. Il punto è che il Pd ambisce a governare e si propone come “prima forza alternativa”. A quel livello, l’elenco delle criticità non basta più. Servono scelte, soluzioni, priorità, coperture. Serve il “come”, non solo il “cosa”.

Prendiamo i temi citati dalla stessa Schlein.
Aumentare gli stipendi: come? Attraverso la contrattazione, la fiscalità, un taglio strutturale del cuneo? E con quali risorse permanenti, visto che i bonus una tantum hanno già mostrato tutti i loro limiti?
Eliminare le liste d’attesa nella sanità pubblica: bene annunciare 3 miliardi in più per il personale, ma da dove arrivano? Più deficit? Tagli altrove? Nuove tasse? Stanare gli evasori fiscali: con quali strumenti aggiuntivi rispetto a quelli già esistenti, e in che tempi, sapendo che il recupero dell’evasione non è immediato né garantito?
Superare la legge Fornero: con quale modello pensionistico alternativo e con quale sostenibilità, in un Paese che ha già uno dei debiti pubblici più alti d’Europa? Mettere in sicurezza il territorio, migliorare scuola e giustizia: obiettivi sacrosanti, ma notoriamente costosi e di lungo periodo.

Il nodo, insomma, è sempre lo stesso: le coperture. Schlein accusa Meloni di aver accettato l’aumento delle spese militari al 5% del Pil, indicando una strada alternativa (“fare come Sanchez e dire no”). Ma anche qui la domanda resta sospesa: se quelle risorse non vanno alla difesa, come si colloca l’Italia nello scenario internazionale, tra Nato, Ucraina e tensioni globali? E, soprattutto, come si redistribuiscono quei fondi senza aprire un conflitto con gli alleati e con i vincoli europei?

Il rischio, per il Pd, è quello di apparire come un partito molto forte nella denuncia e molto abile nella costruzione di un’identità valoriale – diritti civili, antifascismo, europeismo, giustizia sociale – ma ancora timido quando si tratta di misurarsi con la dura aritmetica dei conti pubblici. Il salario minimo a 9 euro, l’energia sganciata dal prezzo del gas, il rafforzamento della sanità pubblica: tutte proposte politicamente popolari, ma che richiedono un disegno economico complessivo che ancora non si vede fino in fondo.

Questo non significa che il governo Meloni sia esente da responsabilità, tutt’altro. La propaganda sulle accise, l’assenza di una vera politica sulla casa, il dilagare della delinquenza, il fenomeno immigrazione fuori controllo, il perpetuarsi della Legge Fornero con l’aggiunta di tre mesi all’età pensionabile di 67 anni, le ambiguità sul risiko bancario, le priorità concentrate su premierato e legge elettorale mentre il potere d’acquisto di lavoratori e pensionati crolla: sono criticità reali e gravi. Ma proprio perché la destra governa con evidenti limiti, l’alternativa dovrebbe mostrarsi non solo più empatica, ma anche più credibile sul piano della gestione.

Schlein rivendica un Pd più unito, radicato, in crescita nei voti reali. È un dato politico rilevante. Ma la sfida decisiva non si giocherà solo sulla capacità di intercettare il malcontento. Si giocherà sulla capacità di trasformarlo in un progetto di governo coerente, sostenibile e comprensibile.

In altre parole: non basta dire che il frigo degli italiani è vuoto. Bisogna spiegare, con precisione, chi lo riempirà e con quali soldi.

Finché queste risposte resteranno sullo sfondo, l’opposizione di Schlein sarà efficace nel colpire, ma incompleta nel convincere. E in un Paese stanco di promesse, la differenza tra chi protesta e chi governa passa tutta da lì.

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