OTRANTO – Ci sono serate in cui il tempo sembra sospeso, in cui il mondo rallenta come per lasciarci respirare. Serate in cui l’oscurità non intimorisce, ma custodisce una promessa silenziosa. È la notte del solstizio d’inverno, la più lunga dell’anno, quando la luce sembra lontana, ma già germoglia, pronta a tornare. Domenica 21 dicembre 2025, alle 17.30, Otranto si è fermata in quell’istante fragile e sospeso, per viverlo insieme.

Il luogo scelto non poteva essere più evocativo: il Convento dei Cappuccini, custode di secoli di silenzio, storia e memoria, dove ogni pietra parla di preghiere e di mani laboriose. Qui ha preso vita “Sorgente di luce ”, iniziativa dell’Associazione culturale La Palumbara, insieme alla Pro Loco di Otranto e all’associazione CarpeDiem, con il patrocinio del Comune e dell’Arcidiocesi di Otranto . Non un semplice evento, ma un gesto condiviso: un invito a ritrovare la comunità, la presenza e il valore del tempo dedicato agli altri.

Il nome stesso racconta un messaggio: la luce che scalda senza accecare, che accoglie senza imporsi. In una sera dominata dal buio, “Sorgente di luce” ha ricordato che la

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speranza cresce piano, come un seme che qualcuno nutre con cura, pazienza e attenzione.

Un luogo che respira memoria

Fondato alla fine del Cinquecento grazie al lascito del giureconsulto Nicola Zimara, il Convento dei Cappuccini ha accolto per secoli povertà evangelica, silenziosa carità e rifugio. Ha conosciuto abbandono, ferite della storia e l’uso improprio del tempo. Eppure resta saldo, come ciò che possiede un’anima. Tornare qui significa guardare indietro senza paura, riconciliarsi con la memoria e darle voce.

Quando il silenzio parla

Il taglio del nastro, guidato da Sua Eccellenza Mons. Francesco Neri, Arcivescovo di Otranto, non è stato un gesto rituale, ma un passaggio: un invito ad entrare insieme in uno spazio condiviso. Con lui, le autorità cittadine hanno suggellato un momento che apparteneva a tutti.

Poi è arrivato il Bambinello. Piccolo, fragile, essenziale. Portato in processione lungo il

Le nuove immagini caricate completano il quadro di questa installazione artistica, confermando la natura di un percorso espositivo sacro, probabilmente un presepe a grandezza naturale. Analisi delle Figure e dello Stile L'Angelo (Silhouette Luminosa): Questa figura è installata in alto su una parete esterna. È caratterizzata da una retroilluminazione giallo-oro che ne disegna il contorno, creando un contrasto netto con l'oscurità circostante. La scultura appare tridimensionale, con ali piumate e vesti che suggeriscono un movimento ascensionale. Il Pastore o San Giuseppe: La seconda immagine mostra una figura maschile barbuta in primo piano, dipinta con uno stile illustrativo classico. L'uomo tiene un bastone e l'intera scena è avvolta da una luce viola/magenta molto satura, tipica di un'illuminazione scenografica teatrale. La Figura Femminile (Pastorella): La terza immagine ritrae una giovane donna con un fazzoletto bianco annodato sotto il mento e un corpetto verde. Lo stile pittorico è pulito e ricorda le illustrazioni della tradizione popolare. In questo caso, la figura è illuminata da una luce verde fredda, coerente con i toni del suo abbigliamento. Sintesi Visiva L'installazione utilizza il colore della luce come elemento narrativo: Giallo caldo per la figura divina (l'angelo). Viola e Verde per i personaggi terreni, creando un'atmosfera magica e quasi onirica nel contesto notturno. Queste opere sembrano progettate per essere ammirate lungo un itinerario che valorizza l'architettura in pietra locale attraverso giochi di ombre e colori.
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presepe, accompagnato dalle note leggere del flauto del giovane Mattia Lefons, che sembravano sussurrare direttamente al cuore. In quel cammino lento, senza fretta, regnava solo lo stupore: occhi lucidi, cuori aperti, silenzio rispettoso.

Nel cortile, il tempo si è fermato. L’assessore alla Gentilezza, Stefania Temis, ha ricordato come la bellezza nasca dall’impegno paziente, dal lavoro silenzioso di chi crede nel dono del tempo e nella collaborazione.

L’Incantato e la fede che non pesa

Mons. Neri, che celebrava il suo 66° compleanno, ha scelto di condividere la festa non come celebrazione personale, ma come ringraziamento alla comunità. Ha parlato di una figura umile e silenziosa del presepe: “L’Incantato”, il pastore che arriva a mani vuote. Senza doni, senza parole, porta solo stupore. È lui a ricordare la forma più pura della fede: contemplazione senza pretese, meraviglia che non chiede nulla. In un mondo che misura tutto in possesso, l’Incantato insegna che il dono più grande è la presenza stessa.

Un presepe che respira vita

Il presepe “Sorgente di luce ” non è un’installazione, ma un racconto vivo, dipinto a mano da Serena Ingrosso e Antonella Loschi. I suoi protagonisti sono volti reali: Giulio

Queste immagini mostrano figure artistiche che sembrano far parte di un presepe monumentale o di un'installazione sacra all'aperto, caratterizzate da un uso suggestivo dell'illuminazione. Descrizione delle figure L'Angelo: La prima immagine ritrae una figura angelica in volo, fissata a una parete. L'elemento distintivo è la retroilluminazione calda che crea una silhouette luminosa intorno ai bordi della scultura, facendola risaltare contro il muro scuro. L'angelo indossa una veste fluida e ha grandi ali spiegate. Il Pastore (o San Giuseppe): La seconda immagine mostra il dettaglio di una figura maschile con la barba, dipinta con uno stile che ricorda le sagome dei presepi tradizionali o popolari. L'uomo tiene in mano un bastone e l'intera scena è immersa in una luce viola/rosa intensa, che conferisce un tono teatrale e moderno alla raffigurazione classica. Contesto e Stile Entrambe le opere presentano uno stile figurativo semplice ma evocativo: Materiali: Sembrano essere sagome bidimensionali o bassorilievi, probabilmente realizzati in legno o materiale plastico resistente, tipici delle esposizioni temporanee natalizie nei borghi storici. Atmosfera: La scelta di luci colorate e contrasti forti suggerisce un percorso espositivo notturno studiato per guidare i visitatori attraverso una narrazione visiva.
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con il piffero accanto alla Natività, Sandro, presidente della Pro Loco, Gabriel e Maristella, fino a Pierluigi Merico nei panni di San Giuseppe. Qui il sacro cammina accanto alla quotidianità: il Natale non è lontano, accade dentro le relazioni, dentro i gesti che tocchiamo ogni giorno.

Il sindaco Francesco Bruni ha ricordato come solo insieme si possano costruire cose che durano. Un filo invisibile ha legato tutti i presenti, mentre la musica del Taranta Project scioglieva il silenzio in festa, tra panettone, spumante e sorrisi veri.

La luce che resta

“Fiamma di Speranza” è parte del percorso dell’Associazione La Palumbara, impegnata a trasformare la memoria in partecipazione. In un tempo che corre veloce, questa serata ha insegnato a fermarsi, guardarsi negli occhi, riconoscersi. La luce più vera non cade dall’alto come un miracolo improvviso, ma nasce piano, dalle mani, dalle parole, dai gesti che qualcuno accende.

E così, come ogni solstizio, Otranto ha ricordato a sé stessa che la luce, se custodita insieme, torna sempre.

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