Quando i bambini non parlano potrebbe trattarsi di Mutismo selettivo

Quando i bambini non parlano, può aiutare le famiglie ad affrontare il disturbo l’Associazione no profit F94.0 Mutismo selettivo e disturbi d’ansia 

Il DSM-5-TR (American Psychiatric Association) e l’ICD-11 (International Classification of Diseases dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) sono i due principali manuali di classificazione diagnostica dei disturbi mentali (DSM-5-TR) e di tutte le malattie (ICD-11). Integrano aggiornamenti scientifici e codici. La sanità pubblica e la ricerca si basano su di essi per affrontare le diagnosi e impostare cure e terapie.

Mutismo selettivo

Secondo il DSM-5-TR il mutismo selettivo è un disturbo psicologico classificato tra i disturbi d’ansia dell’età evolutiva, con il codice internazionale F94.0. È diffusa tra psicologi e psichiatri la volontà di non vedere il bambino come un’etichetta, ma come un bambino, con un nome e cognome, con qualità e limiti personali. Nonostante ciò, la presa di coscienza della diagnosi può aiutare il paziente a trovare la sua identità, a orientarsi e a scoprire il proprio funzionamento grazie ad essa. La comprensione del funzionamento è la base per la guarigione. È quindi ugualmente suggerito di effettuare i test diagnostici, pur rispettando l’unicità del paziente. Se il bambino non parla potrebbe avere appunto la diagnosi di mutismo selettivo, ma ci sono anche delle diagnosi alternative o associate in comorbilità. È bene procedere a far curare il bambino qualora parlasse normalmente in alcuni contesti come la casa ma non riuscisse a dialogare in altri contesti specifici come a scuola o con estranei, qualora il problema durasse da almeno un mese e non derivasse da mancate competenze linguistiche.

Altre diagnosi possibili

Se non si trattasse di mutismo selettivo o se non si trattasse solo di mutismo selettivo, il bambino potrebbe avere una o più di queste diagnosi: disturbo d’ansia sociale (fobia sociale), disturbo d’ansia generalizzato, disturbo dello spettro autistico, disturbo del linguaggio o disturbo della comunicazione, disturbo post-traumatico o reazioni a eventi stressanti, disturbi dell’attaccamento, problemi uditivi o neurologici. È importante che non sia la famiglia a diagnosticare il bambino ma che egli venga diagnosticato da degli specialisti.

Diagnosi privata o pubblica

La diagnosi effettuata col Sistema Sanitario Nazionale viene riconosciuta nelle cliniche private e convenzionate mentre la diagnosi effettuata privatamente non viene riconosciuta nel Sistema Sanitario Nazionale, dunque potrebbe essere preferibile rivolgersi direttamente al Sistema Sanitario Nazionale per non stressare il bambino nell’eventualità che il servizio pubblico chieda di effettuare nuovamente i test. Effettuarli due volte potrebbe sovraccaricare il paziente, trattandosi spesso di percorsi composti da più sedute.

A chi rivolgersi per la salute mentale dei bambini

Per il riconoscimento di una diagnosi corretta è necessario rivolgersi a uno specialista: il neuropsichiatra infantile, prioritariamente, che può lavorare in connessione con uno psicologo o psicoterapeuta dell’età evolutiva. Il coinvolgimento di educatori, logopedisti o il supporto di associazioni esperte nel campo può favorire l’opportunità di approfondire strategie comportamentali adeguate da adottare con questi bambini. Iniziare a rivolgersi ad un neuropsichiatra è quindi fondamentale, è possibile che sia lui ad indirizzare il bambino verso le altre figure d’aiuto professionali. Sarà poi il medico di base a compilare le ricette utili per i test, su richiesta del neuropsichiatra. È di fondamentale importanza informare subito la scuola del percorso intrapreso, così che il corpo insegnanti possa tutelare il bambino in un momento di fragilità.

Associazione F94.0 Mutismo selettivo e disturbi d’ansia

L’Associazione F94.0 Mutismo selettivo e disturbi d’ansia è un’organizzazione no profit specializzata in mutismo selettivo ed è un’ottima Associazione a cui rivolgersi. Sul proprio sito mette in luce che “Il mutismo selettivo è spesso scambiato per una marcata timidezza, mentre è la risposta a un malessere emotivo determinato da un forte stato ansioso”. Inoltre, afferma che “Ci vuole tempo, ci vuole pazienza. Tanta. Spesso il percorso non è breve e richiede cura: attenzione, calma e comprensione infondono fiducia e accompagnano il bambino verso la risoluzione del suo problema, rispettando i tempi che sono solo ‘suoi’ e che sono diversi da ogni altro bambino”. Lo scopo di questa Associazione è quello di diffondere la conoscenza su questa diagnosi, in quanto la conoscenza e l’intervento tempestivo determinano l’efficacia della terapia e la guarigione del bambino, che ha ancora la possibilità di diventare un adulto capace di dialogare con gli estranei e di costruire relazioni.

Servizi di F94.0 Mutismo selettivo

F94.0 offre uno sportello informativo gratuito su prenotazione; un gruppo di automutuoaiuto tra genitori per lo scambio di informazioni e buone pratiche; convegni, seminari, incontri formativi per genitori, insegnanti e terapeuti (anche nelle scuole) per presentare nuovi metodi di intervento; una rete di specialisti esperti a supporto delle famiglie e delle attività promosse; una biblioteca convenzionata con l’Università degli Studi di Torino (che contiene libri non sempre facili da trovare). Il supporto prevede un primo orientamento verso le strutture sanitarie e gli specialisti del territorio. F94.0 collabora con l’Università degli Studi di Torino, sostenendo la ricerca e lo studio del disturbo, sul quale la comunità scientifica ha un dibattito ancora aperto. La sede legale è a Torino, così come l’ufficio operativo, in via Vigone 76B.

Approfondimenti

La diffusione delle informazioni in realtà inizia già dal sito di F94.0, – www.mutismoselettivo.it – ricco di video di conferenze e di pdf informativi. Ad esempio si può vedere il convegno “Bambini silenziosi. Affrontare l’ansia tra i banchi di scuola” (c’è anche il pdf) in cui il formatore Flavio Fogarolo smonta le bugie che circolano in ambito scolastico e ci insegna che non è vero che senza l’autorizzazione dei clinici non si possa personalizzare la didattica e che non è vero che solo gli alunni con certificazione di DSA possano usare strumenti compensativi. Gli strumenti compensativi, insegna Fogarolo, sollevano l’alunno da una prestazione resa difficoltosa dal disturbo. Ogni informazione è affiancata dalla fonte, che siano linee guida del Miur o leggi.

Insegnanti

Il sito dell’Associazione ci ricorda che “Il l tempo trascorso a scuola è quello più potenzialmente ansiogeno e ricco di richieste al bambino, legate perlopiù all’aspettativa che il bambino parli e partecipi alle attività proposte. (…) Soprattutto in classe è importante non forzare il bambino a parlare ma piuttosto favorire la relazione con i compagni, stimolare la comunicazione non-verbale attraverso attività non necessariamente verbali che stimolino la socializzazione. Tutto questo aumenta la comunicazione generale e fa sentire il bambino più sicuro di se stesso, al contrario della rigida aspettativa di linguaggio parlato. L’insegnante dovrebbe lavorare con i genitori per aiutarli ad alleviare quanto più possibile l’ansia, dovrebbe inoltre cercare di conoscere il bambino in modo assolutamente discreto e con disponibilità”.

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