La vittoria  della  Supercoppa ha cambiato tutto in casa azzurra, facendo uscire dallo scrigno un tesoro di estremo valore

 
La vittoria  della  Supercoppa ha cambiato tutto in casa azzurra, facendo uscire dallo scrigno un tesoro di estremo valore.  Luccica  l’esaltazione del  binomio tra squadra e tecnico , un legame che appare sempre forte in momenti quando lo sconforto per un risultato negativo o un periodo di scarsa forma sembra avvolgere tutti. Il Napoli e’ venuto in terra Araba per giocare  questo mini torneo con un morale sotto i tacchi, influenzato dalla due consecutive sconfitte in Champions con Il Benfica e soprattutto in campionato con l’Udinese. La contesa in atto era con il Milan e l’Inter, le due squadre che la precedono nella classifica della serie A e con il Bologna, compagine che nello scorso Novembre aveva inflitto ai partenopei una sonora sconfitta, dandogli nel contempo   una entusiasmante lezione di gioco.
 
Vedendo giocare il Napoli  minuto dopo minuto si è assistito ad uno spettacolo  fatto di grinta, determinazione, voglia di aiutarsi l’uno con l’altro e massima applicazione. Ed allora la domanda: è lo stesso Napoli visto a Lisbona ed a Udine o si tratta di una squadra diversa camuffata con il nome Napoli? La risposta è tutta qui: si chiama Antonio Conte, l’artefice del cambiamento , l’uomo che più di tutti riesce ad entrare nella testa dei propri calciatori, facendo capire gli errori ma soprattutto indicando loro la strada per superarli e metterli da parte. Antonio Conte ha lavorato certo sulle possibilità tattiche più appropriate per valorizzare al meglio l’organico al momento a disposizione, ma la pietra angolare dell’opera messa in atto è stata la consapevolezza data alla squadra che la vittoria dello scudetto non è deve considerarsi un punto di arrivo ma  rappresentare  l’inizio di un percorso virtuoso.
 
Più che mai appropriate alcune affermazioni di  Mario Giuffredi che ,commentando la prestazione di Politano suo assistito, centrano bene il tema. “Politano nella squadra di Conte ricopre  un ruolo prettamente difensivo e di grande sacrificio, seguendo sempre le  direttive del tecnico. Questo lo puoi fare solo se  credi nel tuo allenatore e lo segui alla morte”.

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