Editoriale

L’Accademia Italiana della Cucina: da Artusi all’UNESCO, l’Unità d’Italia passa per la Tavola

Come la cultura della tavola ha costruito l’identità nazionale attraverso il paradigma della Diplomazia dei Sentimenti

Il recente riconoscimento della cucina italiana quale Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO  è la vittoria di un modello culturale che affonda le sue radici nel momento più delicato della nostra storia: l’indomani dell’Unità d’Italia.Un processo di coesione che, se politicamente fu siglato nei palazzi, trovò la sua vera anima popolare grazie a quella che oggi noi definiamo la Diplomazia dei Sentimenti.

Il “Codice” di Pellegrino Artusi

Quando Pellegrino Artusi pubblicò nel 1891 La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, l’Italia era un Paese ancora frammentato, diviso da dialetti e distanze sociali incolmabili. Artusi non fu solo un gastronomo, ma un fine diplomatico dell’identità. Attraverso la parola scritta e la raccolta delle tradizioni locali, compì un’operazione di unificazione sentimentale senza precedenti.

Egli comprese che per “fare gli italiani” era necessario partire dal focolare. Elevando la cucina domestica a dignità nazionale, Artusi ha trasformato il pasto in un rito di appartenenza, gettando le basi per un dialogo tra territori che prima neppure si parlavano.

L’eredità dell’Accademia: da Vergani a Petroni

L’editoriale del Presidente Paolo Petroni che celebra lo storico traguardo della cucina italiana come Patrimonio Immateriale dell’Umanità, un successo corale che premia il valore culturale e identitario del nostro Paese.

Questa visione è stata difesa con lungimiranza da Orio Vergani, che nel 1953 fondò l’Accademia Italiana della Cucina proprio per proteggere quel patrimonio di civiltà dall’appiattimento della modernità. Vergani aveva intuito che la tavola non è mero consumo, ma cultura viva.

Oggi, questa staffetta ideale giunge a Paolo Petroni, attuale Presidente dell’Accademia, la cui voce è stata determinante nel dossier UNESCO. Petroni ha ribadito con forza un concetto che risuona profondamente con la nostra sensibilità: il valore della cucina italiana non risiede nelle “stelle” degli chef, ma nella gratificazione dei piatti preparati in famiglia.

È la vittoria della convivialità, del dono e della memoria, elementi centrali di quella diplomazia identitaria che ci rende unici al mondo.

Una risposta ai detrattori

Mentre critici esteri, come quelli d’oltremanica, tentano di etichettare la nostra tradizione come una “bugia” o un’invenzione commerciale, il riconoscimento UNESCO – arrivato con un’unanimità schiacciante, 24 voti su 24 membri – dimostra il contrario. La cucina italiana è un sistema di valori, un modello di sostenibilità ancestrale e di inclusione.

In un’epoca di conflitti e frammentazione, la Diplomazia dei Sentimenti espressa dalla nostra tavola si pone come un paradigma universale. L’UNESCO non ha premiato una ricetta, ma un modo di stare al mondo: quel “Noi” che parte dalle pagine di Artusi e arriva, intatto e orgoglioso, fino alle sfide del 2025.

credit foto: accademia italiana della cucina

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