di Maria Pia Latorre

Vivere di appartenenza è una virtù e dialogare con il paese è saper vivere con umiltà e cuore immenso”. Sembra prendere le mosse da questa incisiva e accorata considerazione e, più oltre, dagli affetti più cari e intimi “La Benatana”, ultima opera di Pierfrancesco Bruni, data alle stampe da pochissimo.

Si apre al lettore come una favola, un soave quanto fitto dialogo tra una figura bambina e un adulto; si sviluppa in tre sezioni, ognuna delle quali raccoglie in sé numerosi capitoli che sono racconti, ricordi, storie, fantasie, pensieri, riflessioni filosofiche, dialoghi, descrizioni in cui i luoghi del cuore diventano essi stessi protagonisti della vicenda. E la vicenda qui è l’essenziale, il netto dell’esistenza, ciò che rimane in uno setaccio, una volta che la sabbia si è levata in volo verso un altrove. Ma questa favola per adulti ha un’altra e un’alta intenzionalità, quella di compattare la sabbia del tempo e ridarle nuova forma di pensiero.

ll racconto esplora il mondo incantato di Isoladalba, una bambina che vive avventure magiche e sogni attraverso la sua immaginazione. Isoladalba esplora una casa magica, dove la bellezza e la fantasia si intrecciano in giochi e canzoni.

Sono i luoghi, dunque, il filo conduttore della fiaba, a partire dalla Sibari della Magna Grecia, uno dei luoghi d’elezione nel cuore dell’autore, là dove sono esplorate le radici storiche e culturali non solo della città, ma dello stesso tessuto umano, evidenziandone artisticamente il suo passato greco e romano. Così in un altro racconto campeggia il castello di Oria; di esso ne viene esplorata la storia all’interno dell’assetto culturale di Terra di Puglia – come di Oria viene evidenziato con tocchi sapienti il patrimonio architettonico – . L’autore costantemente riflette sulla connessione tra passato e presente e su come la storia influisca sull’identità culturale.

Un libro intriso di grande poesia, di aria e nuvole, di sabbia e onde, di lune che nascono da se stesse per regalarci la suggestione di notti illuminate da silenzi e spazi inviolati, dove cadono sospiri e si condensano pulsazioni in brina. Il tempo del racconto è la vita che ci sorprende, questo sembra dirci Pierfrancesco Bruni. Bellezza, memoria e legami familiari sono la trama su cui si articolano idee fantasiose e costruzioni di pensiero. 

Nel suo lungo percorso, il testo esplora il viaggio interiore umano; attraverso le avventure del narratore insieme a suo figlio Virgilio riflette sui ricordi e  sui simboli legati al passato. Tutta una valorialità del vissuto richiamato alla memoria e messo in bell’ordine, come pregiati tomi su una mensola da aprire e sfogliare a piacere. Solo che, all’aprire pagine, è una fantasmagoria che si dispiega, non più asciutto ricordo, ma vibrante nostalgia e trasfigurazione, così da farsi simbolo – vedi le numerose canzoni anni ‘60 più volte richiamate-. Ed è proprio il simbolo, il mistero, la magia, tra mito e sacralità, un’altra tra le importanti tracce da seguire ne “La Benatana”, che  rappresenta un archetipo metafisico, una figura che mette in relazione mondi opposti, una sciamana con una grande visionarietà capace di attrarci a sé e farci viaggiare.

Il racconto è ricco di trovate e scene estremamente fantasiose, in cui l’autore si è sbizzarito a farsi nonno-bambino, tanto da riportare a sé, tra acuti pensieri e delicatissime quanto potenti immagini poetiche, i teneri scarabocchi capolavori della nipotina. Ha la forza di  esplorare il potere dei sogni e della fantasia, quest’ultima vista come un mezzo per affrontare la realtà e per tracciare percorsi di viva speranza. La fantasia deve essere coltivata, sembra dirci Bruni, e può essere un gioco, come la scrittura è un atto di invenzione della vita, perché la vita reale è un viaggio che sempre si intreccia con l’immaginario.

L’autore, profondo esperto di filosofia e del pensiero umano, ha scritto: «La filosofia ha sempre il tempo del tragico nella cornice estetica della vita. Superate le macerie e attraversate le rovine occorre guardare l’orizzonte che può diventare infinito o soltanto limite. La bellezza non è una cornice che racchiude l’inesprimibile. È il tutto di una vita in un esistere nel tempo che non si misura con la durata ma con la consistenza». E sono proprio la bellezza e il tempo altri tasselli importanti in quest’opera. Circa la bellezza, basterà leggere ed essa si paleserà immediatamente al lettore. Per quanto riguarda il tempo, esso gioca un ruolo cruciale nella vita e nella scrittura; è maestoso per quanto l’uomo vi si arrovelli intorno al suo pensiero ma è pericoloso per il costante sentore di morte che lo accompagna. Il tempo può diventare nemico della vita, allora scrivere diventa un atto magico che permette di sopravvivere al gelo e di aprire il cammino a nuovi mondi.

Naturale, come prendere per mano la piccola Rebecca, naturale come affrontare con batticuore un nuovo viaggio carico di inediti significati e di quieta bellezza.

Pierfranco Bruni

Nato in Calabria, terra a cui è profondamente legato, da tempo vive tra Roma e la Puglia. Archeologo, antropologo, letterato, linguista, saggista e poeta è presidente del Centro Studi Francesco Grisi e vicepresidente del Sindacato Libero Scrittori Italiani. Carismatico e di profonda cultura, è alla seconda candidatura al Nobel per la Letteratura. Già Direttore del Ministero Beni Culturali e componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’Estero, nel corso della sua carriera è stato docente presso l’Università La Sapienza di Roma. Ha approfondito lo studio rivolto alla tutela delle comunità di minoranze etnico-linguistiche. Ha dedicato molti suoi studi al Novecento letterario. Ha portato il linguaggio letterario nella filosofia. Suoi libri sono stati tradotti in diversi paesi esteri.

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