Oggetto di dispute, ma star internazionali, le orecchiette di via dell’Arco Basso, a Bari Vecchia, attraggono ancora tantissimi turisti

In una fredda mattina di fine dicembre, quando ancora non si è spenta l’eco del Natale e ci si prepara all’ingresso dell’anno nuovo, ci addentriamo in quella che ormai è la tappa d’obbligo dei numerosi turisti attratti dalle tradizioni del luogo, ma anche dalla sua storia.

Alla ricerca delle orecchiette

 Bari Vecchia, riabilitata a questo flusso continuo, con la bellezza della sua monumentale basilica di San Nicola e con le sue stradine colme di negozietti che vendono souvenir, si offre così alla vista ed alla curiosità di tutti. E la sua storia è scritta lì, su quelle mura, tra quelle stradine che trasudano antiche tradizioni e quella capacità, insita nel popolo, di reinventarsi la vita. Una vita, spesso difficile, ma ancorata ad antiche tradizioni, sapientemente incanalate nel duro sentiero del business.

Così, incuriositi da tanto alacre commercio che si esprime nella preparazione del cibo tipico di Bari, pronto ad essere gustato dagli amanti dello street food, ci addentriamo, dopo accurata ricerca, in quella che ormai è la via più nota di questo microcosmo di umanità: la Via dell’Arco Basso. Teatro di una guerra singolare: la guerra delle orecchiette.

Accompagnati da un’assordante musica che ripropone tutto il repertorio neomelodico napoletano, giungiamo alla meta della nostra ricerca: le orecchiette.

E, subito ci fermiamo dinanzi al primo banco, esposto alla curiosità ed alla polvere, di questo cibo tutto pugliese, che accoglie, invita, ma anche lascia perplessi i tanti visitatori. Tutte perfettamente uguali, molte già racchiuse in sacchetti di varia misura e peso, le orecchiette fanno mostra di sé. Sfidando ogni provvedimento disposto dalla Procura di Bari, ma sfidando anche le norme igienico-sanitarie.

Foto di Giovanna Facilla

Ma, quando la tradizione ci parla di un popolo e delle sue storiche abitudini alimentari va rispettata, va  preservata. Questo, in sostanza il messaggio che ci comunica la signora Nunzia, l’unica ad accoglierci con estrema disponibilità e gentilezza.

Nunzia, l’ambasciatrice delle orecchiette baresi

Entriamo, così nel suo regno, dove con un sorriso mostra con orgoglio la sua competenza nel dare forma alle tanto acclamate orecchiette e si dispone ad ascoltarci.

So che lei ormai è una celebrità, esordiamo

“Un po’ conosciuta, non una celebrità”– ci corregge -“un po’ conosciuta che porta la tradizione non solo a Bari, ma anche fuori”

Ma so che è stata anche in America,- insistiamo. Ci risponde elencando le varie tappe del suo tour enogastronomico che spaziano da Varsavia a Madrid e Barcellona, sino alla lontana India, a Singapore.

Incuriositi, non celiamo la nostra sorpresa e le chiediamo come sia stata contattata per dare lustro ad un prodotto tutto pugliese. E inizia il suo racconto

“Un giorno venne qua uno di Puglia promozione e mi chiese: vuoi venire con noi in America? Io- ci dice– volli sapere a che fare e mi rispose: a fare quello che stai facendo qua, le orecchiette”

E lei?

E sciamaninne! Senza esitare gli diedi il consenso. Ed è stata un’esperienza meravigliosa!”

Come vi hanno accolti?

“ Benissimo”

Beh le orecchiette pugliesi meritano un posto di tutto riguardo- facciamo notare

“Anche perché sono fatte col nostro grano, farina, acqua e amore, quel pizzico che serve”, ci fa notare con evidente orgoglio pugliese

Che belle parole- esclamiamo. Poi, dopo la narrazione di un episodio legato ad una raccolta fondi per il restauro di una chiesetta a Manhattan, ci addentriamo in un argomento poco gradito alle signore delle orecchiette. Quello delle irregolarità legate a questo commercio.

Un’irregolarità giudicata addirittura dal New York Times, nel 2019, ‘a crime of pasta’, cui fecero seguito numerose denunce ed un’incursione in Via dell’Arco Basso delle Forze dell’Ordine. Ne seguì il famoso sciopero delle signore delle orecchiette.

Sostanzialmente secondo le accuse mosse alle pastaie di Bari, queste signore acquisterebbero le orecchiette da un pastificio, per poi rivenderle in sacchetti, e non, ovviamente spacciandole per prodotto artigianale.

Ci viene in soccorso Nunzia che rivendica, anche a nome delle altre, tutta l’artigianalità di questo fiore all’occhiello della cucina pugliese.

Possibili soluzioni

La disputa è ancora aperta, malgrado la disponibilità delle pastaie di dare prove sufficienti della loro onestà. Anche perché non mancano problemi legati alle norme igienico sanitarie, certamente non rispettate dall’esposizione delle orecchiette al di fuori delle abitazioni private, preda di polvere, di mani che le toccano e di tubi di scappamento delle moto che attraversano  la via.

Lo facciamo notare e Nunzia ci risponde evidenziando come l’esposizione del prodotto sia resa necessaria dal forte richiamo che questo bene gastronomico esercita sui turisti che di certo non possono entrare in spazi ristretti come le abitazioni private.

E la finanza che vi ha risposto?- chiediamo

“ La finanza rifiuta sia l’esposizione al di fuori delle abitazioni, nonché la vendita. Abbiamo chiesto la concessione di suolo pubblico, ma ci è stata negata”

Però state continuando- facciamo notare

“Ma non è detto che avvenga la vendita, esporre non significa vendere”-ci risponde– noi abbiamo fatto domanda per regolarizzare ogni cosa”

E che vi hanno risposto?

“ Che stanno valutando come risolvere adeguatamente la questioneci dice con un pizzico di amarezza- noi portiamo avanti la tradizione, la cultura di un popolo. E questa va preservata.

Nunzia avanza anche l’ipotesi di una possibile soluzione, invero allettante. Una casetta di legno dove poter svolgere la loro attività. Ma si tratta solo di una ipotesi.

Una questione ancora irrisolta

Intanto aumenta la folla dei curiosi che vengono a siglare il loro incontro con Nunzia con foto ricordo e , dopo sinceri auguri di buon anno, ci salutiamo con cordialità, chiedendoci se finalmente ci sarà pace per le orecchiette di Via dell’Arco Basso di Bari, ormai vere star mondiali della cucina pugliese

 

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