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Care emiche, cari amici,

entriamo stanotte nel 2026 con la consapevolezza rara e preziosa di chi sente di aver attraversato una soglia della Storia. Si chiudono infatti i primi venticinque anni del nuovo millennio: un quarto di secolo irrequieto, ferito, spesso disorientato, ma anche capace di generare anticorpi morali e visioni nuove.

Questo tempo si chiude nel nome dell’Empatismo, non come semplice movimento artistico, letterario e culturale post-avanguardistico, ma come necessità dell’anima e risposta etica a un mondo che troppo spesso ha scelto la durezza, la velocità cieca, l’indifferenza come linguaggio dominante.

L’Empatismo ha saputo opporsi con stoica e moderna fermezza e visione alle innumerevoli brutture che il mondo ci ha costantemente proposto: alla disumanizzazione dei rapporti, all’isolamento sociale drammaticamente esacerbato dalla Pandemia del 2020 e dai lockdown, a quella che abbiamo definito senza timore medioevo tecnologico, in cui l’uomo, sommerso da un eccesso di strumenti e stimoli, non ha ancora imparato a governare ciò che egli stesso ha creato.

In questi anni difficili, il movimento empatico ha ricordato che la tecnologia senza coscienza è rumore (al pari del pensiero quando è banalmente ripiegato su se stesso come quotidianamente ci mostrano gli innumerevoli esponenti del movimento sotterraneo e fasullo del Narcisisimo) e che solo l’ascolto profondo dell’altro può restituire senso al progresso.

Il 2025 si chiude simbolicamente per noi nello Storico Caffè Letterario Giubbe Rosse di Firenze, luogo che è memoria viva e sempre più laboratorio del futuro. Qui stiamo dando vita a un autentico Rinascimento empatico, reso possibile soprattutto dai 350 Maestri con i quali condividiamo ogni cosa, custodi e seminatori di una cultura che rimette al centro l’essere umano nella sua fragilità e grandezza.

Firenze, ancora una volta, dimostra di sapersi aprire allorquando le viene prospettata vera crescita e vera cultura, riconfermando la sua vocazione millenaria a essere culla non solo di arti, ma di visioni.

Che il 2026 sia allora un anno di continuità e di coraggio: il tempo in cui l’Empatismo non si limiti a resistere, ma diventi prassi quotidiana, gesto civile, responsabilità condivisa. Che sia l’anno in cui impariamo finalmente a usare la tecnologia senza esserne usati, e a tornare umani senza nostalgia, ma con scelta consapevole.

Buon 2026: che sia un anno profondamente empatico, all’insegna dell’Empatia Totale, e dunque autenticamente umano.

Vostro affezzionatissimo,
Menotti Lerro 
                                                                                             Firenze, vigilia 2026

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