Si chiude un anno, il 2025 che ha visto il nostro paese al centro della scena internazionale, grazie all’autorevolezza della sua premier, che sui tavoli internazionali, in Europa e al di fuori di essa, ha finalmente fatto valere il peso del nostro paese. Ed è per questo che mai come in questi ultimi due anni la stampa internazionale si è occupata del nostro paese, ma non per citarlo come esempio negativo sul fronte dei conti pubblici o della sua crescita sempre troppo asfittica e relegandolo al ruolo di comparsa sul contesto internazionale. Dal Financial Times, al Economist, dal new York Times a Le Figaro, dal Times di Londra a Le Monde, invece, la nostra premier viene dipinta come la vera protagonista assoluta dell’Europa.

Un leader autorevole ( qualcuno addirittura si è spinta da definirla ” la regina d’Europa) che ha saputo con determinazione farsi valere su dossier complicatissimi, come quello della migrazione o degli aiuti all’Ucraina. Ultimo in ordine di apparizione è arrivato il The Telegraph, prestigiosa rivista inglese  che l’ha ufficialmente incoronata tra i “World Leaders 2025”, definendola senza mezzi termini la nuova guida dell’Europa.

Secondo gli autori del Telegraph, James Crisp e Nick Squires, il segreto del successo di Meloni risiede in un mix unico di coerenza ideologica e astuzia pragmatica. Descritta come una “forza della natura”, Meloni ha saputo smentire le previsioni catastrofiche che, al momento del suo insediamento nell’ottobre 2022, ipotizzavano un isolamento internazionale dell’Italia e il collasso dell’economia. Al contrario, dopo oltre tre anni di governo, il mandato più lungo dai tempi dell’ex leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, l’Italia attraversa un raro periodo di stabilità politica ed economica.

Uno dei motivi principali per cui Meloni viene considerata una leader mondiale, come si diceva, è la sua capacità di aver riscritto l’agenda europea sulla migrazione. Le sue politiche, un tempo criticate, sono diventate il modello da seguire per l’intero continente. La stessa presidente della commissione Ursula Von der Leyen, ormai la considera come la premier più autorevole nel vecchio continente su questo fronte e non solo.

Con i centri offshore in Albania, oggi osservati con interesse persino dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, Meloni ha attirato l’attenzione anche dei leader di segno opposto, come il laburista britannico Keir Starmer, il quale ha cercato il dialogo con lei per imparare come “fermare i barconi”, lodando il suo lavoro “straordinario” nel contrasto all’immigrazione illegale.

Un’altro degli elementi più rilevanti sottolineati dal Telegraph è il ribaltamento completo dell’immagine dell’Italia in Europa. Non più Paese instabile, “malato d’Europa”, ma nazione politicamente stabile, guidata dal presidente del Consiglio più longevo degli ultimi anni.

Meloni è in carica dall’ottobre 2022, un risultato eccezionale nel contesto della storia repubblicana italiana recente. Il quotidiano britannico evidenzia come le previsioni catastrofiche – isolamento internazionale, crisi economica, deriva estremista – si siano rivelate infondate.

l ritratto del Telegraph non trascura l’aspetto umano della premier italiana. Nell’editoriale che la descrive, viene ricordata la difficile infanzia di Giorgia Meloni nel “quartiere popolare” romano di Garbatella, segnata dall’abbandono del padre e da un incendio che, a soli quattro anni, distrusse la prima casa di famiglia. Traumi che, secondo la stessa Meloni, hanno forgiato la sua testardaggine e la sua determinazione.

Determinazione che non si è arrestata neppure dinanzi ad uno scandalo privato riguardante il padre di sua figlia, Andrea Giambruno. Scandalo che il Telegraph riassume spiegando che il giornalista ed ex compagno della premier “è stato ripreso in diretta da un microfono mentre faceva commenti lascivi su un rapporto a tre con delle colleghe”. Un episodio che ha portato la premier alla rottura: “Meloni ha prontamente posto fine alla relazione durata quasi un decennio”, conclude il quotidiano.

Un ritratto che fa davvero a pugni con quello che a Natale ha fatto della sua principale avversaria politica ( almeno sulla carta) il giornale israeliano Haaretz, che dopo aver definito la Schlein goffa ha posto una domanda retorica ai suoi lettori «Questa outsider politica di sinistra con radici ebraiche, può davvero sfidare la Meloni in Italia?». La conclusione è una sola: no. Difficilmente la Schlein potrà essere la sfidante di Giorgia Meloni. Perché, sostiene nel reportage il politologo bolognese Carlo Galli, ex deputato Pd, «la migliore possibilità per Schlein di rimanere alla guida della sinistra sarebbe quella di aggirare il suo partito e concentrare la narrazione su se stessa, nel tentativo di rafforzare il suo appeal personale presso gli elettori, che, dopotutto, è ciò che Meloni e molti altri politici fanno oggigiorno».

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