L’osservazione dello stile di vita degli ultraottantenni certifica una direzione di longevità per tutti
Con la popolazione che invecchia, aumenta l’interesse per vivere in buona salute con l’avanzare degli anni, sui media non mancano promozione e sconti di integratori anti-età come l’astaxantina, la spermidina, o il resveratrolo che appaiono e scompaiono ciclicamente da media e riviste specializzate, mentre farmacologi stimati come Garattini li dichiarano inutili. Intanto leader politici di potenze mondiali discutono su come vivere 120 e passa anni per mantenere il potere anche con trapianti d’organi e intelligenza artificiale.
Gli studiosi seri però si concentrano sempre più sullo studio dello stile di vita di persone molto anziane, spesso oltre gli 80 anni, che mantengono funzioni fisiche e cognitive nettamente superiori alla media. Non modelli irraggiungibili, ma casi di studio utili per identificare regole realistiche e supportate dall’evidenza scientifica.
Secondo Marion Nestlè esperta di nutrizione di 89 anni, i «super ager» non seguono diete miracolose, ma uno schema semplice e coerente nel tempo: cibi poco processati, prevalenza di alimenti vegetali, grassi di buona qualità.
L’attività fisica emerge come uno dei fattori più solidamente legati a un invecchiamento sano. Emma Maria Mazzenga, 92 anni, continua ad allenarsi nella corsa; Jeannie Rice, 77 anni, corre decine di chilometri alla settimana con una capacità aerobica sorprendente.
Tutti i «super ager» citati mantengono una vita sociale attiva. Non è un dettaglio: l’isolamento è oggi riconosciuto come un fattore di rischio per declino cognitivo, depressione e mortalità.
IA PH
