Esistono descrizioni di Erodoto del V sec. a.C. di una prostituzione templare e di attività sessuali all’interno o nelle vicinanze dei templi babilonesi
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Ogni donna indigena deve per una volta nella vita prendere posto nel santuario di Afrodite (Mylitta) e unirsi a uni straniero…e quando una donna ha preso posto non ritorna a casa finché uno straniero, gettatole del danaro sulle ginocchia, non le si unisca fuori dal santuario…Ella segue il primo che glielo getta e non rifiuta nessuno…quelle fornite di un bel viso e di alta statura se ne tornano a casa presto, quelle brutte non essendo in grado di adempiere l’obbligo, vi rimangono molto tempo… (Erodoto)
L’unione sessuale poteva essere compensata da un’offerta al tempio, è possibile anche che ci siano state pratiche sessuali delle vergini assire, mentre viene citata anche una sommo sacerdotessa visitata ogni notte in camera da letto dal dio Marduk forse solo per credenze come anche racconti di sacerdoti che incoraggiavano schiave e donne di classe inferiore alla prostituzione per arricchire il santuario. Una classe di donne figlie di schiave dette harimtu erano prostitute legate al tempio sotto la direzione di un funzionario.
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L’epopea di Gilgames narra di un re vissuto agli inizi del terzo millenni a.C., quando gli dei hanno creato un uomo selvaggio di nome Enkidu che vive nei boschi in armonia con natura e animali, una specie di Tarzan creato proprio per contrastare Gilgames.
Un cacciatore per catturare il selvaggio assolda una harimtu che si denuda e accoglie il suo ardore insegnandogli le arti della donna. Endiku dopo essersi unito a lei per sei giorni, scopre che le bestie selvatiche ora lo temono e lo tengono lontano facendolo cadere nella disperazione.
La prostituta dispiaciuta allora interviene accompagnandolo nella città di Uruk dove vive il re Gilgames che ne diventa il miglior amico. La prostituta del tempio ha civilizzato l’uomo selvaggio con la sua arte gradita agli dei, dimostrando che l’arte della donna possiede una forma di saggezza che doma l’uomo selvaggio.
