Di Giulia Rita D’Onofrio
Il nuovo anno doveva aprirsi con il fragore dei brindisi e la luce delle speranze. Invece, per Crans-Montana e per il mondo intero, l’alba del 2026 ha portato con sé il peso di un silenzio assordante e il fumo acre di una tragedia che non trova spiegazioni.
Il rogo del locale “Le Constellation”, divampato proprio nel cuore della notte di San Silvestro, ha trasformato una serata di gioia in un inferno di fiamme, portando via con sé quaranta giovani vite.
Non è solo un bilancio di numeri: è un bilancio di sogni infranti. Erano ragazzi, molti dei quali minorenni, che si erano ritrovati per celebrare il futuro. Tra loro, sei giovani italiani che avevano scelto la montagna per festeggiare, ignari che quel viaggio sarebbe stato l’ultimo.
Oggi, davanti a quelle macerie annerite dal fuoco, non c’è spazio per le analisi tecniche o per le fredde cronache dei soccorsi. C’è spazio solo per lo strazio. Lo strazio di madri e padri che hanno visto i propri figli partire con il sorriso e lo zaino in spalla, e che oggi si ritrovano a stringere tra le mani solo ricordi e fotografie. Non esiste dolore più contro natura di quello di un genitore che sopravvive ai propri figli; è un vuoto che scava nell’anima, una ferita che nessuna parola potrà mai rimarginare.
La vicinanza a queste famiglie dev’essere un abbraccio corale, un impegno di memoria. Ogni candela accesa davanti a quel locale, ogni fiore deposto sulla neve, rappresenta una carezza a chi oggi non ha più lacrime per piangere. Le immagini dei compagni di scuola, degli amici che si stringono tra loro piangendo i “sei angeli” tornati in Italia nel silenzio più cupo, ci ricordano quanto sia fragile il filo che ci lega alla vita e quanto sia ingiusto che si spezzi così presto.
Mentre le bandiere a mezz’asta sventolano gelide al vento delle Alpi, il nostro pensiero resta lì, in quel luogo dove la musica si è spenta troppo presto. Ci stringiamo forte ai familiari, ai fratelli, a chiunque oggi senta mancare il respiro per questa perdita inenarrabile. Onorare la memoria di questi ragazzi significa non dimenticare la loro luce e far sì che il loro sacrificio non cada nel vuoto del tempo.
Crans-Montana oggi non è solo una località ferita; è il simbolo di un dolore universale che ci rende tutti più poveri, più fragili, ma anche immensamente vicini nel ricordo di chi, in una notte di festa, è diventato stella troppo presto.
Giulia Rita D’Onofrio
