Maduro non c’è più, ma la Pace Sembra ancora Lontana
Il Raid
46 secondi. Secondo le prime indiscrezioni, sarebbe stata questa la durata del raid che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Maduro e di sua moglie da parte delle forze armate americane.
Il 3 dicembre, aerei americani hanno bombardato le difese della capitale venezuelana Caracas e hanno fatto irruzione nella residenza presidenziale. In meno di un minuto, hanno catturato e portato via il presidente Maduro e sua moglie Cilia Flores.
Attualmente, i due prigionieri si trovano a New York in attesa di processo. La Procuratrice generale degli Stati Uniti Pam Bondi ha infatti formalizzato contro di loro una serie di accuse per narco-terrorismo, traffico internazionale di cocaina e uso di armi da guerra.
Secondo i media americani e il governo venezuelano, nel corso del raid sarebbero morti 40 civili venezuelani mentre le forze americane non avrebbero subito perdite.
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Il Ritorno della Dottrina Monroe
In realtà, il raid era stato progettato con mesi d’anticipo. Lo scorso ottobre, il Presidente americano Donald Trump aveva ammesso che la CIA stava già operando in Venezuela. Ancora prima di quella data, aveva ordinato l’affondamento di ogni nave proveniente dal Venezuela che fosse sospettata di stare trasportando droga verso gli Stati Uniti.
Il traffico di droga era stato usato da Trump come principale giustificazione per la politica estera ostile nei confronti della dittatura venezuelana. Non a torto, la Casa Bianca accusava Maduro di essere personalmente coinvolto nel traffico di cocaina dall’America del Sud verso gli Stati Uniti.
Il secondo motivo, anch’esso dichiarato più volte, è che Trump è convinto che il petrolio venezuelano appartiene in realtà agli Stati Uniti. Nei mesi precedenti al raid, Trump e il suo consigliere Stephen Miller (responsabile anche della linea dura della Casa Bianca contro immigrati di ogni tipo) hanno più volte ribadito che solo gli Stati Uniti hanno il diritto di controllare il petrolio nel sottosuolo venezuelano.
Nel corso della conferenza stampa, successiva alla cattura di Maduro, Trump non solo ha ribattuto questa convinzione, ma ha adottato toni ancora più accessi sia contro il Venezuela, sia contro altre nazioni americane.
Prima di tutto, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti “governeranno” il Venezuela fino a quando non sarà possibile garantire una “transizione sicura, adeguata e giudiziosa”. Le compagnie petrolifere statunitensi ripareranno anche le “infrastrutture danneggiate” del Venezuela e “inizieranno a generare profitti per il Paese”.
“L’America non permetterà mai alle potenze straniere di derubare il nostro popolo o di ricacciarci fuori dal nostro emisfero”, ha poi avvertito Trump nel corso della sua conferenza stampa. “Grazie alla nostra nuova strategia di sicurezza nazionale, il dominio americano nell’emisfero occidentale non sarà mai più messo in discussione”.
Per giustificare le sue dichiarazioni, il Presidente ha fatto appello alla Dottrina di Monroe. Stabilita nel 1823 dall’omonimo Presidente americano, la dottrina stabilisce la supremazia di Washington sul continente americano, ossia il diritto di intervenire in altri parti del continente per proteggere i propri interessi.
Nel diciannovesimo secolo, la dottrina faceva soprattutto riferimento a sostenere movimenti di ribellione nelle varie colonie americane contro le potenze europee come Spagna ed Inghilterra. Con il passare degli anni, la Dottrina di Monroe è stata però usata per giustificare interventi diretti o indiretti contro governi considerati pericolosi per gli interessi strategici o economici di Washington.
Peraltro, non sembra che Trump voglia accontentarsi del Venezuela. Nel corso del suo discorso, il Presidente ha infatti accennato alla possibilità intervenire direttamente anche contro il Messico (altro Paese accusato di non fare abbastanza contro il traffico di droga) e Cuba (il cui governo è ostile a quello americano sin dagli anni sessanta).
Poche ore dopo il discorso del presidente, la moglie di Stephen Miller ha peraltro twittato una foto in cui la Groenlandia era coperta dal simbolo della bandiera americana. Trump ha espresso più volte il desiderio di annettere il territorio danese, indipendentemente dal fatto che la Danimarca lo voglia o meno.

Foto di gregtovar per Pixabay
La Reazione Dentro e Fuori il Venezuela
Non è chiaro cosa succederà ora al Venezuela e forse non lo sa nemmeno Trump. Nonostante il rapimento di Maduro e i toni ostili verso l’attuale governo venezuelano, Trump ha dichiarato che non pensa sia necessaria un’invasione diretta del Paese sudamericano.
La Casa Bianca ha anche escluso l’opzione di far governare il Paese alle varie forze politiche opposte a Maduro. L’opposizione venezuelana è vista come troppo divisa ed instabile per riuscire a governare il Paese, mentre Trump ha affermato che l’attuale governo venezuelano (ancora controllato dagli alleati di Maduro) si è già dichiarato disponibile a collaborare con Washington.
Quest’ultima affermazione sembra essere stata però contraddetta poche ore dopo da Delcy Rodriguez, vicepresidente di Maduro e attualmente nuova leader del Venezuela. In un discorso televisivo, Rodriguez ha condannato l’attacco americano, ribadito la sua intenzione di difendere la rivoluzione iniziata da Hugo Chavez nel 1998 e chiesto la liberazione di Maduro.
Al di fuori del Venezuela, la reazione alle azioni di Trump appare mista. Molti esuli venezuelani negli Stati Uniti hanno celebrato la cattura di Maduro, ma allo stesso tempo si stanno organizzando numerose dimostrazioni contro un potenziale conflitto.
Cina, Cuba, Russia ed Iran hanno condannato il raid americano e ribadito il loro supporto a Maduro.
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In Sud America, solo il presidente argentino Milei ha espresso supporto per Trump. Al contrario, il governo brasiliano e quello messicano hanno espresso grave preoccupazione per quanto successo, mentre quello colombiano ha addirittura dispiegato le forze armate lungo i suoi confini.
In Europa, solo la premier italiana Giorgia Meloni si è complimentata con Trump per il raid contro il Venezuela, mentre altri leader e il Segretario delle Nazioni unite António Guterres hanno condannato apertamente la cattura di Maduro.
Rimane comunque forte la preoccupazione per i cittadini italiani presenti in Venezuela. Ci sono infatti circa 160.000 cittadini italiani nel Paese, per lo più persone con doppia cittadinanza ma anche turisti ed espatriati. A causa del caos causato dalla cattura di Maduro, non è ancora possibile accertarsi delle loro condizioni, ma l’ambasciatore italiano in Venezuela li ha comunque invitati ad essere prudenti.
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