La Garante dei detenuti della Regione Basilicata: “Ritengo indispensabile che la fase di sperimentazione sia accompagnata da protocolli chiari, da una formazione qualificata degli operatori, da sistemi di tracciabilità di ogni utilizzo”
“La recente introduzione della sperimentazione dell’utilizzo dello spray urticante a base di Oleoresin Capsicum come strumento di dissuasione e autodifesa in dotazione alla Polizia Penitenziaria solleva in me riflessioni profonde di carattere istituzionale, giuridico e umano, soprattutto in relazione alle condizioni di vita e di lavoro all’interno degli istituti penitenziari. Desidero innanzitutto riconoscere il ruolo fondamentale svolto quotidianamente dalla Polizia Penitenziaria, chiamata a operare in contesti complessi, spesso segnati da tensioni, carenze strutturali e dalla presenza di persone detenute in condizioni di particolare fragilità psicofisica. La sicurezza del personale è un valore imprescindibile e va garantita con strumenti adeguati, formazione continua e condizioni di lavoro dignitose. Allo stesso tempo, sento il dovere di ribadire che l’introduzione di strumenti di coercizione o di forza, anche se classificati come ‘non letali’, deve essere valutata con estrema attenzione e secondo rigorosi criteri di proporzionalità, necessità e tutela dei diritti fondamentali delle persone private della libertà personale“.
Lo dichiara la Garante dei detenuti della Regione Basilicata, Tiziana Silletti, precisando che: “L’utilizzo di spray urticanti, sebbene concepito come mezzo di difesa, può comportare effetti fisici e psicologici rilevanti e non può prescindere dal rispetto degli standard di umanità della pena sanciti dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali“.
“Ritengo, pertanto, indispensabile che la fase di sperimentazione – precisa Silletti – sia accompagnata da protocolli chiari, da una formazione qualificata degli operatori, da sistemi di tracciabilità di ogni utilizzo e da un monitoraggio costante e trasparente, affinché tale strumento resti davvero residuale e limitato a situazioni di stretta necessità. La valutazione finale dovrà essere pubblica e approfondita, tenendo conto non solo delle esigenze di sicurezza, ma anche dell’impatto sul clima detentivo e sul benessere complessivo delle persone recluse. Ogni riflessione su strumenti alternativi o ulteriori dotazioni deve inserirsi, a mio avviso, in un quadro normativo chiaro e pienamente compatibile con i diritti umani, evitando scorciatoie che rischiano di semplificare una realtà complessa e delicata. É fondamentale sottolineare che dietro ogni uniforme e dietro ogni porta chiusa ci sono persone. Persone chiamate a garantire sicurezza spesso in condizioni difficili e persone detenute che, pur avendo commesso errori, non devono mai perdere il diritto alla dignità, alla salute e all’umanità“.
“La sicurezza – conclude la Garante dei detenuti della Regione Basilicata – non può essere costruita solo attraverso strumenti, ma soprattutto attraverso relazioni, prevenzione, cura e rispetto. È su questo equilibrio fragile ma necessario che si misura il grado di civiltà di un sistema penitenziario e, in definitiva, di una comunità intera“.
Per un’informazione completa
Consulta anche gli articoli pubblicati su:
