Iran, la Repubblica Islamica degli Ayatollah, infatti, avrebbe costruito un apparato di spionaggio attivo nel nostro Paese da almeno quattro decenni.

 

La relazione annuale del COPASIR

 

La relazione annuale del 2023 stilata dal COPASIR ha indicato la capitale, Roma, come sito d’interesse da parte del Mois (Ministero iraniano dell’Intelligence, noto anche come Vevak) e della “Forza 400”, un’unità della Forza Quds, sezione dedita allo spionaggio, anche estero, direttamente guidata dai Pasdaran (le Guardie Rivoluzionarie).

 

Coperture diplomatiche

 

Gli operatori di queste sezioni spesso godono di coperture diplomatiche e sono membri dell’ambasciata o dei consolati iraniani presenti sul territorio italiano.

Il loro compito è raccogliere quante più informazioni possibili frequentando ambienti commerciali, culturali e accademici, intrattenendo rapporti con ambienti iraniani e scoprendo gli oppositori del regime.

Un altro compito importante è fare propaganda nelle loro associazioni culturali e trovare persone che possano essere utili alla causa, indurle a spiare tecnologie all’avanguardia, scelte politiche ed economiche.

 

Le trappole al miele

 

In queste strutture, le donne svolgono un ruolo importante.

La sezione Parashtu comprende giovani donne che, come un tempo il KGB, hanno il compito di avvicinare personaggi d’interesse per la Repubblica Islamica, come militari, politici, imprenditori, docenti universitari e via dicendo.

Tutte queste persone possono anche contare sulla copertura dell’agenzia di stampa IRIB-IRNA, voce principale della stampa in Iran e all’estero, che accredita le spie come “giornalisti accreditati”.

 

Roma è il centro operativo da dove inizia lo spionaggio

 

Il centro culturale dell’ambasciata iraniana, attenzionato dal nostro controspionaggio, è l’hub delle spie. Infiltrandosi nelle associazioni, hanno gioco facile nel carpire informazioni e scovare gli oppositori del regime e i loro contatti.

Non è raro che i parenti di queste persone vengano poi interrogati, minacciati e sottoposti a dure perquisizioni in patria.

Gli 007 italiani hanno scoperto anche traffici di documenti quali passaporti, certificati di nascita e di matrimonio con il Venezuela.

Nel Paese sudamericano vengono prodotti documenti regolari che permettono agli agenti segreti iraniani di circolare liberamente in Europa.

L’Italia è la meta preferita degli afghani che parlano il farsi: sono tutti richiedenti asilo, così da ridurre al minimo i controlli di polizia per il rilascio dello status di rifugiato. Transitano nella capitale, Roma, estendono alcuni contatti con ambienti a loro vicini e poi ripartono per altri Paesi.

 

Non solo nella capitale

 

Oltre alla capitale, le città in cui il Mois opererebbe sarebbero Bari, Napoli, Milano, Varese, Gioia Tauro e Trieste. Queste città fungerebbero da basi per il reclutamento di persone convertite allo sciismo.

Il loro compito successivo sarà quello di pedinare i partecipanti alle manifestazioni contro lo Stato Islamico e riferirne identità e movimenti, dopo essere stati addestrati in Libano e aver incontrato elementi di Hezbollah.

 

Assassinii mirati

 

Nel 1993, a Montesacro, quartiere di Roma, Mohammad Hossein Naqdi rappresentante del CNRI (Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana) viene ucciso da due agenti iraniani a bordo della sua auto mentre si stava recando al lavoro. Le indagini, pur avendo attribuito l’omicidio ad agenti stranieri, non hanno fatto luce sugli esecutori.

 

Traffici di armi, ma non solo

 

Terreno fertile per numerosi traffici, non solo d’armi, ma anche di componenti tecnologici, le procure indagano spesso scoprendo collusioni con altri personaggi iraniani.

L’Italia è l’hub preferito per la proliferazione di queste situazioni, ma i nostri servizi di intelligence monitorano la situazione.

 

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