L’Epifania è manifestazione del divino, senza dimenticare le reliquie dei Re Magi nella lontana Colonia
la festa della rinascita della luce, che in Egitto si celebrava fin dall’inizio del secondo millennio nella notte fra il 5 e il 6 gennaio, anticipa la nostra Epifania.
San Leone Magno ricorda la tradizione cristiana scrivendo del simbolismo dei doni portati dai Magi a Gesù:
«Offrono l’incenso a Dio, la mirra all’uomo e l’oro al re, venerando consapevolmente l’unione della natura divina
e dell’umana perché Cristo, pur essendo nelle proprietà delle due nature, non era diviso nella potenza»
Marco Polo nel Milione ricorda le tradizioni persiane nell’omaggiare i neonati importanti:
«a visitare un profeta nato da poco; e avevano portato con loro tre offerte, oro, incenso e mirra, per poter riconoscere se quel profeta fosse Dio o un sapiente. Pensavano: se prende oro è un re, se prende incenso è un Dio: se prende mirra è un sapiente. […]
I Re Magi portarono oro, incenso e mirra, quest’ultima estratta dal tronco degli alberi che si usava anche per la guarigione delle ferite e delle piaghe, un antidoto contro i morsi di serpenti e scorpioni, l’incenso invece per gli antichi era considerata pianta divina e solare.

Alla lunga tradizione cristiana appartiene il culto delle reliquie dei Re Magi nella lontana Colonia , forse pezzi del loro mantello, presi dall’Arcivescovo di Colonia dal bottino di guerra di Federico Barbarossa a Milano.
Le reliquie dei Magi furono subito un’attrazione per i fedeli e inserite nel più grande reliquario del Medio Evo realizzato tra il 1190 e 1125, rivestito da lastre d’argento e rame dorato, smalti, cammei e gemme e decorato con statuette attualmente è posto dietro l’altare maggiore della Cattedrale di Colonia.
Umberto Palazzo
Editorialista de IlCorriereNazionale.net
