Quando il diritto internazionale diventa un ricordo

C’è qualcosa di profondamente diverso, e più inquietante del solito, nelle parole e nelle azioni di Donald Trump sullo scacchiere internazionale. Le uscite sulla Groenlandia, le pressioni sul Venezuela, il linguaggio brutale con cui vengono presentate: non sono solo provocazioni elettorali o boutade da campagna permanente. Indicano piuttosto un cambio di paradigma che rischia di travolgere ciò che resta dell’ordine costruito dopo il 1945.

Il ritorno di Monroe

Corrado Augias lo ha detto con chiarezza: il ritorno alla dottrina Monroe, reinterpretata in chiave muscolare, segna il passaggio da un mondo regolato – almeno formalmente – dal diritto internazionale a uno dominato dalla forza. Non più equilibri, trattati, mediazioni. Ma sfere di influenza, pressioni, ricatti. Una logica che credevamo archiviata con la fine della Seconda guerra mondiale e che invece riaffiora, aggiornata al linguaggio del XXI secolo.

La potenza Economica e Militare al comando

Il punto non è solo Trump. Sarebbe troppo comodo ridurre tutto a una personalità sopra le righe. Il problema è che questa visione del mondo trova spazio, consenso e imitatori. Se la potenza economica o militare diventa l’unico criterio legittimo per decidere cosa è lecito fare, allora l’intero edificio del diritto internazionale – già fragile – rischia di crollare definitivamente.

Le conseguenze sono evidenti. I conflitti in corso non si avvicinano a una soluzione, anzi si irrigidiscono. Le istituzioni multilaterali vengono svuotate, delegittimate, aggirate. E le democrazie occidentali, che per decenni si sono presentate come custodi delle regole, finiscono per apparire incoerenti, quando non apertamente ipocrite.

La legge del più forte vincerà?!

È questa forse la svolta più pericolosa: la normalizzazione della legge del più forte. Non annunciata con carri armati o proclami solenni, ma con dichiarazioni apparentemente estemporanee, con frasi dette e poi ritrattate, con un linguaggio che trasforma la geopolitica in una trattativa immobiliare.

Se davvero il mondo sta entrando in una nuova fase, allora la domanda non riguarda solo gli Stati Uniti o Trump. Riguarda tutti: quanto siamo disposti ad accettare che le regole vengano messe da parte? E cosa resta delle democrazie quando smettono di credere nei principi che hanno contribuito a costruire?

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