Le tendopoli che ciclicamente riemergono nei territori agricoli pugliesi non sono un fatto imprevisto né un’emergenza improvvisa, ma il risultato di scelte mancate e di politiche incomplete sul lavoro agricolo, sull’accoglienza e sulla gestione dei flussi migratori.
In Puglia, il settore agricolo è attraversato da una carenza di manodopera che impone di operare un distinguo netto tra le aziende che rispettano contratti e leggi sociali e quelle che, al contrario, alimentano lavoro nero e irregolarità, traendo un vantaggio competitivo sleale sul mercato. Contrastare queste distorsioni significa tutelare i lavoratori ma anche difendere le imprese sane e l’intero comparto produttivo Pugliese.
È in questa cornice che assume valore l’esperienza avviata a Terlizzi, dove lo scorso novembre è stato siglato un protocollo d’intesa tra Regione Puglia, Città Metropolitana di Bari, Comune di Terlizzi, ARPAL Puglia, Organizzazioni Sindacali, Organizzazioni agricole e l’Ente Bilaterale Cimala Ebat Bari, che ha consentito l’attivazione della Foresteria presso il Palachicoli, con 80 unità alloggiative destinate ai lavoratori migranti impegnati nella campagna olivicola. Un modello di collaborazione pubblico–privata, inserito nelle linee guida del Tavolo Permanente di contrasto al caporalato della Prefettura di Bari, che dimostra come sia possibile superare la logica emergenziale delle tendopoli.
Il sistema di accoglienza di Terlizzi prevede una compartecipazione economica da parte delle imprese agricole e dei lavoratori, mentre la Regione Puglia garantisce il proprio sostegno finanziario al Comune di Terlizzi a ristoro delle attività di allestimento delle aree e della gestione. Un’impostazione che responsabilizza tutti gli attori coinvolti, garantisce sostenibilità nel tempo per e successivamente individuare soluzioni abitative maggiormente capienti e idonee, che rendano possibile il suo superamento.
Se la Puglia saprà costruire un sistema strutturato di accoglienza, potrà diventare una regione attrattiva, capace di governare in modo ordinato i flussi di manodopera necessari all’agricoltura e di affermare un modello virtuoso fondato su legalità, diritti e sviluppo.
E’ necessaria, d’altronde, una revisione strutturale delle politiche migratorie. Come più volte sottolineato anche dalla segretaria generale UILA Enrica Mammucari, occorre dare priorità a chi già lavora nei campi ed è diventato irregolare a causa di procedure inefficaci, sottraendolo al circuito dello sfruttamento.
Governare i flussi di lavoro agricolo significa assumersi responsabilità collettive e costruire strumenti stabili, evitando risposte improvvisate che alimentano irregolarità e sfruttamento. In questo quadro, la bilateralità rappresenta un pilastro fondamentale e non un elemento accessorio. Il sistema degli enti bilaterali agricoli consente di monitorare il rispetto dei contratti di lavoro, promuovere legalità, sostenere le imprese corrette e tutelare concretamente i lavoratori. Rafforzare e valorizzare la bilateralità significa quindi premiare le imprese che rispettano le regole, isolare chi opera nell’illegalità e creare le condizioni per una filiera agricola sana, competitiva e socialmente responsabile. Il modello di Terlizzi dimostra che è possibile coniugare esigenze produttive e rispetto dei diritti umani in un settore che in Puglia occupa oltre 152mila operai agricoli stagionali, di cui quasi un terzo stranieri. Un sistema di accoglienza strutturato, sostenuto dalla collaborazione pubblico–privata e dal ruolo centrale della bilateralità, è la strada maestra per trasformare un’emergenza cronica in un’opportunità di sviluppo, legalità e coesione sociale per l’intero territorio.
PIETRO BUONGIORNO – SEGRETARIO GENERALE UILA PUGLIA
