CIA, l’ex agente speciale della, Aldrich H. Ames, è morto ieri. Ames era responsabile di aver venduto i nomi di agenti doppiogiochisti russi al KGB
Nel 1985, sommerso dai debiti, iniziò a collaborare con il KGB, passando i nomi dei funzionari russi che collaboravano con la CIA.
Il primo scambio di informazioni e denaro portò nelle tasche di Ames cinquantamila dollari.
Ogni sera, puntualmente, consegnava al suo referente russo, un certo Sam, materiale top secret destinato alla distruzione alle 18.
In cambio, riceveva, in una scatola di sigari, plichi di banconote
Esperto della sezione URSS
Ames, che parlava correttamente il russo, era un funzionario della sezione Russia ed Europa Orientale della CIA ed esperto di KGB.
Il suo primo compito fu quello di reclutare possibili agenti sovietici e metterli a libro paga della CIA. Si spostò in Turchia, ad Ankara.
Lavorando sotto copertura per il Dipartimento di Stato americano, intrecciò relazioni con alti ufficiali del KGB e a sua volta venne reclutato come agente doppiogiochista.
L’inizio delle indagini
La CIA iniziò a insospettirsi quando iniziarono a scomparire funzionari sovietici presenti nei loro libri paga; molti di loro vennero giustiziati e i sospetti ricaddero subito sui funzionari della sezione Russia.
Nel 1989, mentre Ames era rientrato dall’Italia, dove aveva continuato a collaborare con i russi passando documenti top secret, iniziarono indagini complesse.
Nella capitale statunitense, Ames continuò a passare documenti e materiale ai suoi contatti, utilizzando luoghi poco frequentati per lasciare quanto sottratto vicino a pali dell’illuminazione pubblica e cassette postali, con segni convenzionali.
Una volta ristretto il cerchio, gli agenti del Bureau misero sotto la lente d’ingrandimento il tenore di vita di Ames, molto al di sopra delle sue possibilità e dello stipendio da funzionario.
Fu così che scoprirono alcuni contatti tra incaricati dell’ambasciata russa a Washington e Ames.
I pedinamenti
Gli agenti pedinarono Ames e tracciarono i suoi movimenti sui conti correnti, finché, durante uno dei tanti servizi di sorveglianza, lo videro segnare con un gesso una cassetta della posta.
Poco dopo, un emissario dell’ambasciata russa, suo referente, raccolse il messaggio visivo.
Era l’accordo per un incontro a Bogotà, incontro in cui la CIA era presente e lo documentò.
L’arresto e la condanna
Una volta rientrato negli Stati Uniti, Ames si stava preparando per andare a Mosca ufficialmente per una missione diplomatica, ma l’FBI lo arrestò qualche giorno prima della partenza.
Con lui venne arrestata anche la seconda moglie, Rosario Casas Dupuy, quasi dieci anni più giovane.
Accusato di tradimento
Processato, patteggiò la piena confessione in cambio di una sorta di immunità per la moglie, che infatti venne condannata a una pena molto lieve.
Lui venne condannato all’ergastolo senza possibilità di permessi premio.
Probabilmente Ames avrebbe potuto essere fermato prima. Un suo collega dell’ufficio CIA di Roma, infatti, aveva inviato una nota al suo superiore, elencando una serie di strani comportamenti del collega.
Anche i servizi di controspionaggio italiani notarono dei comportamenti anomali di Ames, durante la permanenza nella capitale, ma pensarono che fosse tutto finalizzato al reclutamento di agenti stranieri per la CIA.
