Dopo l’assalto, il protocollo di reazione: ciò che si può sapere sui metodi di difesa

Assalto tramite chiodi sulla strada a un portavalori tra Pescara Sud e Ortona

5 gennaio, ore 7, A14 tra Pescara Sud e Ortona. Al km 402 quattro o cinque rapinatori misero una delle loro tre vetture di traverso sulla corsia e lanciarono dei chiodi sulla strada, per poi sparare qualche colpo in aria. Le guardie giurate vennero neutralizzate con dei fumogeni lanciati nell’abitacolo. Infine, con un boato, i rapinatori divelsero il furgone. Dopo che rapinarono 400.000 euro, avrebbero abbandonato le vetture al km 398, due delle quali sarebbero state incendiate. Pare evidente che fossero rubate. Permane il mistero su come sia proseguita la loro fuga da quel momento. Sul luogo arrivarono Polizia Stradale, vigili del fuoco, 118 e dipendenti della Direzione 7 Tronco di Pescara di Autostrade per l’Italia. Gli accertamenti sono tuttora in corso.

I metodi utilizzati dai rapinatori

Automobile di traverso, chiodi sulla strada e spari in aria sono tra i metodi utilizzati più di frequente. Altre tecniche frequenti sarebbero il blocco delle strade tramite catene e l’incendio di auto civette. Non si è trattato dunque di tattiche originali o innovative. Al momento non si sa se i rapinatori siano della criminalità locale o bande specializzate transfrontaliere.

I protocolli di sicurezza per il trasporto valori

I protocolli di sicurezza per il trasporto valori comprendono sia procedure operative standard (SOP), sia tecnologie passive, sia addestramento tattico. In Italia, la regolamentazione fa riferimento al D.M. 269/2010. Oltre a questo, vigono i regolamenti interni di ciascun istituto di vigilanza.

I protocolli di reazione in caso di assalto

In caso di assalto il protocollo prevede che le guardie giurate restino dentro al furgone, che solitamente sarebbe capace di resistere addirittura a colpi di armi AK-47. Il personale operativo non dovrebbe mai sparare, a meno che si tratti di legittima difesa. Qualora i rapinatori fossero interessati solo al bottino e non mostrassero segni di minacciare la vita delle guardie giurate, queste ultime non dovrebbero tirare fuori le armi, in quanto i criminali potrebbero averne di calibro superiore. In più il personale operativo potrebbe essere in numero inferiore rispetto al numero dei criminali, che potrebbero accerchiarlo. Intanto però una guardia giurata dovrebbe premere il pulsante antipanico a pedale o a pressione per avvertire di nascosto le forze dell’ordine con le coordinate GPS esatte. Le guardie giurate frequentano ogni anno corsi di aggiornamento sulle procedure di sicurezza e sul tiro a segno, utile nell’eventualità di minaccia alla propria vita.

I protocolli operativi di difesa

I protocolli operativi di difesa prevedono che i percorsi e gli orari non siano mai abituali, devono sempre cambiare per far sì che i criminali non ne siano a conoscenza, tanto che spesso addirittura la pattuglia li apprende poco prima della partenza tramite sistemi criptati. In aggiunta, lo scarico e il carico potrebbero essere momenti delicati, quindi di regola una guardia resta dentro al blindato mentre le altre spostano i carichi dall’esterno all’interno o viceversa. Il furgone viene controllato ogni 30-60 secondi dalla centrale operativa. Se deviasse, scatterebbe l’allarme e tramite il geofencing il motore verrebbe spento da remoto.

Spuma e macchiature

All’arrivo di eventuali criminali, alcuni furgoni emettono una schiuma poliuretanica a rapida espansione che riempie il vano carico, per impedire di prelevare il denaro. L’effetto è di lunga durata. Vi è un’altra innovazione tecnologica: la macchiatura indelebile. Le valigette contengono delle cariche che esplodono se aperte con la forza o tramite shock termico. Le cariche esplodono, appunto, macchiando le banconote con inchiostri indelebili che le renderebbero inutilizzabili, in quanto tracciabili.

Diventare Guardia Particolare Giurata

Per diventare Guardia Particolare Giurata (GPG), addetta tra gli altri incarichi anche al trasporto valori, è chiaro che il candidato debba avere nervi saldi e stabilità caratteriale ed emotiva. In Italia è previsto un iter di controlli su idoneità fisica e psichica (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, art. 138, comma 1, numero 4). Innanzitutto il candidato deve effettuare il certificato dell’ASL o di un medico militare, che attesta che egli non abbia patologie che possano incidere sull’uso delle armi o sulla stabilità emotiva. Poi, il candidato deve ottenere il certificato di idoneità al maneggio delle armi presso un Tiro a Segno Nazionale (TSN), il quale include visite mediche che escludano disturbi della personalità o dipendenze da alcol e droghe (D.M. 28 Aprile 1998, Gazzetta Ufficiale). Infine, gli istituti di vigilanza fanno colloqui attitudinali per valutare se il candidato resiste allo stress e ha riflessi pronti. Sono previste visite periodiche, oltre alle quali, l’idoneità va rinnovata ripresentando ogni due o tre anni nuovi certificati.

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