Neviano, 7 gennaio 2026 – Le notizie oggi viaggiano veloci, spesso troppo. Scorrono sugli schermi senza lasciare il tempo di fermarsi, riflettere, capire davvero. Feed automatici, algoritmi predittivi e suggerimenti personalizzati non influenzano soltanto ciò che leggiamo, ma anche il modo in cui lo facciamo. In questo scenario dominato
dall’intelligenza artificiale, il giornalismo si trova davanti a una sfida cruciale: innovare senza perdere la propria identità.Non è una questione solo tecnologica. È una sfida culturale, civile, persino etica. L’intelligenza artificiale promette rapidità, precisione, ottimizzazione dei processi. Ma l’informazione non può ridursi a una catena di montaggio. Raccontare i fatti significa comprenderli, verificarli, inserirli in un contesto e assumersi la responsabilità delle parole utilizzate. Un compito che, oggi come ieri, resta profondamente umano.Da queste riflessioni è nato il convegno promosso da Michele Giannotta e moderato dal giornalista Andrea Gaetani, che ha scelto di partire non dalle teorie, ma dall’esperienza concreta di chi lavora ogni giorno nel mondo dell’informazione. Un confronto diretto tra giornalisti, professionisti della radio e della comunicazione, capace di restituire un quadro realistico delle opportunità e dei rischi legati all’uso dell’intelligenza artificiale.
Il valore del silenzio e della memoria
L’incontro si è aperto con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime della tragedia avvenuta in Svizzera tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026. Un gesto semplice, ma carico di significato, che ha richiamato il senso più profondo del mestiere giornalistico: non solo informare, ma dare dignità al dolore e custodire la memoria collettiva.Subito dopo, Pier Giuseppe Sacco ha ricordato i 276 anni del tricolore italiano, soffermandosi sul valore dei simboli condivisi come patrimonio comune da difendere. Nel suo intervento ha evidenziato anche il ruolo della radio, mezzo capace ancora oggi
Tecnologia e racconto: dove si ferma l’algoritmo
Nel vivo del dibattito, Paolo Franza (Tg Telerama) ha ribadito un concetto chiave: il giornalismo nasce dall’incontro con le persone. L’intelligenza artificiale può essere un supporto utile al lavoro redazionale, ma non potrà mai sostituire empatia, sensibilità e senso di responsabilità. Le storie non sono semplici dati: sono esperienze, emozioni, vitereali. Sulla stessa linea Lino De Matteis (IlGrandeSalento.it), che ha messo in guardia dal rischio di un’informazione formalmente impeccabile ma priva di profondità. I testi generati interamente dall’IA possono apparire corretti e ben costruiti, ma spesso mancano di una reale comprensione dei fatti. La tecnologia, ha sottolineato, va governata con spirito critico, non subita passivamente.Ludovico Malorgio (Corriere dello Sport) ha richiamato il valore del giornalismo “artigianale”, fatto di relazioni, telefonate, verifiche dirette. La velocità offerta dall’intelligenza artificiale, se non filtrata dall’intervento umano,

rischia di trasformarsi in superficialità e di compromettere la credibilità dell’informazione.
L’IA è già in redazione
Un video proiettato durante il convegno ha mostrato come l’intelligenza artificiale sia già presente nelle redazioni: dalla gestione dei dati all’automazione di alcune fasi produttive. Un’evoluzione inevitabile, che però impone una riflessione seria sul rischio di privilegiare la quantità a discapito della qualità.Annalisa Quaranta (La Gazzetta del Mezzogiorno) ha invitato a un uso equilibrato della tecnologia, ricordando che al centro del mestiere giornalistico restano la verifica delle fonti, il rispetto delle persone coinvolte e la responsabilità del racconto.
Bruno Conte: quando il dato non basta
Tra gli interventi più concreti quello di Bruno Conte, volto noto del giornalismo e del web televisivo, che ha illustrato vantaggi e limiti dell’intelligenza artificiale attraverso esempi pratici. Il confronto tra un resoconto sportivo generato automaticamente e un’analisi scritta da un giornalista ha evidenziato differenze sostanziali: da una parte la precisione statistica, dall’altra la capacità interpretativa.L’IA, ha spiegato Conte, è uno strumento potente per velocizzare procedure e analizzare grandi quantità di dati, ma non possiede senso critico, esperienza né sensibilità emotiva. Elementi indispensabili per cogliere le sfumature di una storia. Il messaggio è chiaro: la tecnologia può aiutare il giornalismo, ma non può sostituirne l’anima.
Giovani, radio e futuro dell’informazione
Uno sguardo al futuro è arrivato dall’intervento di Antonio Imperiale, che ha presentato il progetto radiofonico “Voci in Movimento”, ideato da Michele Giannotta e sostenuto dalla Regione Puglia con un finanziamento di 18mila euro (Legge Regionale n. 42, art.

95/2024). La radio, con sede a Neviano, nasce come laboratorio di formazione e cittadinanza attiva, con programmi e podcast dedicati a sport, cultura e sociale. Numerosi giovanissimi hanno già aderito al progetto, entrando nello staff e partecipando alla gestione quotidiana della programmazione. L’obiettivo è chiaro: usare la tecnologia come strumento di crescita, senza rinunciare a etica, partecipazione e qualità dell’informazione.
Etica prima dell’innovazione
La serata, organizzata dall’associazione Giovanissimi del Salento, è stata moderata da Andrea Gaetani e introdotta da Pier Giuseppe Sacco. Nel corso dell’evento sono stati

consegnati riconoscimenti a professionisti del mondo dell’informazione e della ricerca, tra cui Antonio Imperiale, Lino De Matteis, Bruno Conte, Ludovico Malorgio, Luca Brindisino, Annalisa Quaranta, Paolo Franza e Gianni Di Giuseppe.
Il messaggio emerso dal convegno è stato chiaro e condiviso: l’intelligenza artificiale non è un nemico, né una scorciatoia. È uno strumento che richiede consapevolezza, regole e responsabilità. Il giornalismo, oggi come ieri, resta un atto umano fondato su etica, empatia e senso critico. La vera sfida sarà integrare l’innovazione senza perdere ciò che rende l’informazione credibile: la coscienza di chi racconta i fatti.
