La ricetta di Franco Simplicio per una sanità pubblica davvero moderna

  • Riccardo Guglielmi intervista il dott. Franco Simplicio 

Dottor Simplicio, tutti parlano delle liste d’attesa come se fossero il vero male del sistema sanitario nazionale. Ma tu le consideri solo la punta dell’iceberg. Cosa c’è davvero dietro questa emergenza

Le liste d’attesa sono solo un aspetto marginale rispetto al vero disastro dell’assistenza sanitaria italiana. Il sistema è arretrato, ancorato a modelli organizzativi degli anni ’70, totalmente scollegato dalla realtà attuale. La richiesta di assistenza cresce, ma le risposte organizzative e gestionali sono ferme a decenni fa. E chi non può permettersi il privato, resta indietro

Tecnologia e progresso corrono, ma la sanità sembra ferma al palo. Qual è il vero ostacolo che impedisce il salto di qualità

Abbiamo a disposizione strumenti tecnologici e scientifici straordinari, ma restiamo bloccati da un sistema gestionale e sindacale vecchio, con orari di lavoro che sembrano usciti dall’inizio del Novecento, compresi sabati e domeniche “intoccabili”. Costruiamo nuovi ospedali, ma dentro ci lavora sempre lo stesso personale, senza cambiare davvero l’organizzazione. Cambiano solo le pareti, non la sostanza.

In Italia si continua a creare postazioni sanitarie ovunque, anche dove non servono. Non è una strategia miope

Assolutamente sì. In un mondo in cui le distanze si accorciano grazie ai mezzi di collegamento moderni, continuiamo a mantenere strutture in ogni piccolo centro, spesso inutilmente. E quando si costruiscono nuovi ospedali, non si aumenta il personale: si sposta semplicemente da una sede all’altra. È un’illusione di cambiamento.

Le grandi industrie, di fronte a un aumento della domanda, investono in attrezzature e personale. Perché nella sanità pubblica questo non avviene

Il sistema sanitario nazionale è centralizzato e i budget regionali sono bloccati da mille vincoli. Le regioni non possono aumentare liberamente gli organici, ma possono spendere in iniziative spesso inutili o poco trasparenti. Mancano investimenti mirati sull’unica risorsa davvero insostituibile: il personale sanitario.

Orari di lavoro e chiusure nei weekend: perché in sanità si resta ancorati a queste regole? Non è tempo di cambiare

Non c’è alcun motivo valido per cui ambulatori e servizi debbano chiudere il sabato e la domenica. È questione di tradizione, non di necessità. Una gestione più moderna degli orari e un aumento razionale delle piante organiche permetterebbero di offrire molte più prestazioni, rispondendo meglio alla domanda crescente

Parli di medici di famiglia e specialisti come “isole” scollegate dal sistema. Come si può davvero integrarli nel sistema pubblico

I medici di famiglia dovrebbero essere parte integrante del sistema sanitario pubblico, magari come dipendenti. Solo così si può razionalizzare davvero l’assistenza territoriale. Lo stesso vale per le specialistiche non ospedaliere: serve integrazione, non frammentazione.

Sul tema delle liste d’attesa, cosa pensi dell’attività intramoenia? È davvero una soluzione o solo un palliativo

L’attività intramoenia è un’assurdità nata da logiche populiste e mai applicata davvero. Molto meglio sarebbe prevedere orari straordinari per i medici pubblici, con adeguato riconoscimento fiscale. Così, si aumenterebbero giorni e ore di prestazioni, eliminando quel ricatto che oggi costringe il cittadino a pagare di tasca propria per avere un diritto sancito dalla legge.

Se potessi cambiare subito tre cose, quali sarebbero le tue priorità per salvare la sanità pubblica italiana

Primo: riformare l’organizzazione del lavoro, rendendola moderna e flessibile. Secondo: aumentare il personale in modo razionale e trasparente, puntando sulla qualità. Terzo: integrare davvero territorio e ospedale, superando le divisioni tra professionisti e strutture. Solo così si migliora la qualità dell’assistenza, la soddisfazione dei cittadini e il benessere degli operatori.

Concludiamo con la Sanità accreditata. Alla luce del suo pensiero sulla sanità pubblica, secondo lei la sanità accreditata rappresenta una risorsa o un rischio per il futuro del sistema sanitario nazionale? Quali sono, a suo avviso, i principali punti di forza e di debolezza di questo modello

La sanità accreditata è una realtà complessa: può essere una risorsa preziosa se inserita in un quadro di regole chiare e controlli rigorosi, perché permette di ampliare l’offerta e dare risposte più rapide ai cittadini. Tuttavia, senza una governance forte, rischia di diventare una scorciatoia che indebolisce il servizio pubblico, creando disuguaglianze e frammentazione nell’accesso alle cure.
Il punto di forza principale è la capacità di alleggerire la pressione sul sistema pubblico e introdurre modelli organizzativi più flessibili. Il vero punto debole, invece, è il rischio che la logica del profitto prevalga su quella dell’equità, con conseguenze negative sulla qualità e sull’universalità dell’assistenza. Serve quindi un equilibrio: la sanità accreditata deve integrarsi e non sostituirsi al pubblico, lavorando in sinergia e sotto una regia trasparente e orientata al bene comune.

Dott. Simplicio. La sanità accreditata è ancora uno strumento per garantire equità e accesso alle cure, o ormai è solo una macchina per fare profitto che rischia di svuotare il servizio pubblico

Mah, guarda, io credo che la sanità accreditata sia nata per aiutare tutti, però ormai mi sembra che contino più i soldi che le persone… Alla fine chi ci guadagna davvero non sono i pazienti, ma chi gestisce le strutture. E il pubblico? Sembra quasi che stia a guardare, invece di difendere i diritti di tutti. Non dovrebbe essere il contrario?

Che messaggio vuoi dare ai nostri amministratori

Rendere la sanità pubblica davvero moderna richiede coraggio, visione e capacità di superare le resistenze al cambiamento.

In conclusione le proposte di Franco Simplicio offrono spunti concreti per costruire una sanità pubblica più efficiente, accessibile e vicina ai bisogni reali delle persone. Solo investendo su innovazione, formazione e partecipazione sarà possibile garantire un futuro solido alla sanità pubblica italiana. Grazie dott. Simplicio per questa intervista illuminante e autentica sulla sanità pubblica.

Riccardo Guglielmi Giornalista Scientifico 

redazione@corrierenazionale.net

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