Nonostante la Brutale Repressione del Regime, le Proteste Sembrano Essere Solo Aumentate di Intensità
A cura di Raffaele Gaggioli
Iran – Non è la prima volta che il regime fondamentalista di Teheran deve fronteggiare proteste causate dalla sua stessa brutalità o dalle cattive condizioni economiche in cui vivono la maggior parte degli iraniani.
Tuttavia, dallo scorso dicembre, il Paese è stato sconvolto dalle più grandi e violente proteste sin dall’instaurazione del regime islamico nel 1979. Le proteste hanno avuto inizio il 28 dicembre 2025, quando i proprietari dei Bazar in Teheran (normalmente sostenitori del regime fondamentalista) scesero in strada per protestare contro le cattive condizioni dell’economia.
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Dopo la brutale reazione del regime islamico a quello sciopero, però, altre parti della popolazione iraniana si sono uniti alla protesta. Il loro obbiettivo è però il rovesciamento del regime.
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In Iran, le proteste antigovernative sono entrate oggi, 10 gennaio 2026, nel loro quattordicesimo giorno consecutivo, segnando una delle sfide più gravi alla stabilità del regime degli ultimi decenni. Nonostante la violenta repressione, decine di migliaia di persone hanno riempito le strade di Teheran e di altre 100 città nella notte tra il 9 e il 10 gennaio. Le manifestazioni si sono estese dalle zone curde a ovest fino alla provincia del Sistan-Baluchestan a sud-est. Le organizzazioni per i diritti umani riferiscono numeri tragici: secondo la ONG Iran Human Rights, i morti accertati sono almeno 51, inclusi 9 bambini. Altre fonti riportano oltre 62 vittime totali e più di 2.300 arresti. Gli ospedali di Teheran, Mashhad e Karaj risultano sopraffatti dal numero di feriti. Il regime mantiene un blackout totale di internet in tutto il Paese, riducendo la connettività all’1% dei livelli normali per impedire il coordinamento dei manifestanti e nascondere la scala della repressione. Durante gli scontri sono stati dati alle fiamme oltre 50 banche, 30 moschee e numerosi edifici governativi. I canti nelle piazze, un tempo focalizzati sul carovita, ora chiedono apertamente la fine della Repubblica Islamica con slogan come “Morte al dittatore”. La Guida Suprema Ali Khamenei ha etichettato i manifestanti come “agenti stranieri” al soldo di USA e Israele, ordinando alla magistratura e ai Pasdaran di agire senza alcuna clemenza. Il presidente Donald Trump ha avvertito Teheran che gli Stati Uniti sono pronti a intervenire militarmente se le forze di sicurezza continueranno a sparare sulla folla, dichiarando che “l’Iran è in grossi guai”. L’Unione Europea e l’ONU hanno espresso profonda preoccupazione, chiedendo un’indagine indipendente sulle uccisioni e il ripristino immediato delle comunicazioni. (9colonne) |
Il regime iraniano non sembra però disposto a cedere il potere pacificamente. Secondo medici locali, più di 200 persone sarebbero state finora uccise dalle forze armate del regime, mentre il Leader Supremo Ali Khamenei ha accusato l’Occidente di aver incoraggiato la rivolta.
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Il dittatore iraniano ha anche ordinato di bloccare internet nell’intera nazione, ma si vocifera che stia anche pianificando di scappare in Russia se i manifestanti riuscissero a far cadere il suo regime.
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