(Intervista, di Fedele Eugenio Boffoli, a Ren Zen Maggiore)
Renzo Maggiore, libero pensatore, formatore, giornalista, artista (musicista, poeta, saggista …) è nato a Trieste nel 1972; dopo gli studi classici e la laurea in Scienze Politiche, si è dedicato al tema della comunicazione interpersonale. Ha tenuto seminari di sistemica, intelligenza emotiva ed espressione artistica (in particolare la poesia), quale centro dell’azione didattica. Si occupa inoltre di disciplina zen e gestione dell’energia. Sarà ospite, per una conferenza, il giorno 16.1.2026, alle ore 19.00, presso la sede triestina della Società Teosofica in via Toti 3, ce ne parla?
Pur essendo un umanista, la Fisica mi ha sempre affascinato e, negli anni di ricerca, ho riservato uno spazio di studio per la storia della Scienza, dalla fine dell’800 ai nostri tempi. Così, in parallelo alle scoperte neuro scientifiche e spirituali, ho potuto appurare che i grandi studiosi stavano sviluppando e sperimentando teorie vicine – se non coincidenti – a quelle dei grandi mistici. Dai libri di Fritjof Capra sono recentemente venuto a contatto con Federico Faggin, il quale è passato dall’invenzione del “microchip” allo studio della Coscienza, una volta preso atto che mai una macchina potrà sviluppare una reale intelligenza e consapevolezza: sarà sempre l’uomo a dirigere le macchine finché si ricorderà di essere per l’appunto un Uomo. Il pericolo consiste nella deriva meccanicistica cui ci sta portando l’incontrollabile progresso tecnologico e la volontà di potere delle élite.
Ecco che l’Etica, ossia la branca della Filosofia che studia i Valori, diventa essenziale per il futuro dell’Umanità. Avendo applicato sul campo una visione di tipo sistemico ed essendo un poeta filosofo, che avanza con metodo intuitivo e con il mantenimento del dubbio, ho spontaneamente messo in relazione le “conclusioni” di teologi, mistici e scienziati (soprattutto fisici e biologi, ma anche linguisti) ed è uscito questo titolo: “La Filosofia del Campo quantico”. Nella conferenza, illustro gli sviluppi scientifici e alcune integrazioni degli studiosi contemporanei (in primis Faggin) per estrapolare il paradigma filosofico che ne emerge, paradigma che definirei rivoluzionario e sconvolgente per quelle che sono tuttora le convinzioni sull’esistenza di gran parte degli esseri umani.
Lo studio della Scienza quantistica, riguardo l’unità e l’interconnessione delle cose, si raccorda oggi con arcaiche teorie teosofiche, riprese da Elena Petrovna Blavatsky (cofondatrice della Società Teosofica), nel fine ‘800, concorda?
E’ assolutamente vero. D’altronde, chi ha fondato questa lodevole Società, in cui da poco sono approdato proprio per “risonanza”, ha studiato e frequentato ambienti impregnati di antica sapienza, dimostrando un’apertura notevole verso ogni fede e filosofia. Tutti i ricercatori davvero onesti e indipendenti non possono che riconoscere principi a mio modo di vedere universalmente validi, avendo come obiettivo fondamentale la riconciliazione tra Scienza, Filosofia e Spiritualità.
Quale appassionato della filosofia Zen, è dedito alla pratica della meditazione? Se sì, quale ritiene essere il suo valore intrinseco?
Ho molto meditato anni orsono; ed è così che è nato l’universo Ren Zen (www.renzen.it). D’altronde Zen significa proprio “meditazione”. Poi, ho capito che non si tratta di una tecnica, bensì di un approccio alla vita: si tratta di essere presenti in ogni momento, a prescindere da ciò che si fa. Il libro “Vivendo Zen”, Curcio Editore, è nato proprio per stimolare, tra poesia, koan ed aforismi, a vivere in profondità la realtà materiale dove si “nascondono” i profondi significati dell’Uno. La meditazione in quanto tecnica, così come la intendono in molti, è un espediente senza valore intrinseco, perché il vero obiettivo è il Meditante.
Il ruolo dell’Arte esprime, in ogni tempo, il paradosso dell’universalità e, nel contempo, della peculiarità delle cose, si ritrova?
Non lo trovo un paradosso, nel senso che mi sembra logico e auspicabile che l’interiorità si manifesti nell’esteriorità, come asseriva fra gli altri Oscar Wilde. Il paradosso sta al contrario nella mancanza di coerenza, nel reprimere le nostre emozioni (sempre autentiche), nel nascondere chi siamo veramente. La negazione del Sé fa male! Dobbiamo scoprire la nostra peculiarità e donarla agli altri; poi, accade che questa scoperta spirituale produca semi e frutti validi universalmente, condivisibili dall’umanità nel suo insieme. Gibran sostenne che la vera Arte contiene sempre elementi infiniti, il che è vero semplicemente perché l’anima non ha limiti.
L’Arte è incompatibile con i poteri di turno, i quali si attribuiscono in ogni tempo la sua stessa essenza …
Il rapporto tra Arte e Potere è delicato, ma non è governato da regole assolute: dipende da chi detiene il potere e dal grado di sottomissione degli artisti (ci sono politici che sorridono divertiti da opere irriverenti ed altri che si arrabbiano e se la prendono persino con vignettisti e comici). Sotto i più grandi poteri, sono sbocciate opere straordinarie, che a volte nascondono messaggi occulti per sfuggire alla censura e alle accuse di eresia. Può accadere che il controllo stimoli persino una maggiore creatività nell’aggirare i diktat del potere di turno, come nel caso di Nazim Hikmet. Detto questo, la libertà è sempre preferibile.
Come esperto formatore, cosa propone per gli attuali percorsi di formazione politica?
Avevo proposto tanti anni fa dei percorsi per formazioni politiche che in gran parte non si sono realizzati. Di base, come per tutte le organizzazioni, propongo una chiara definizione della piattaforma valoriale, dunque la creazione di una precisa ‘Carta dei Valori condivisa’ e infine la definizione/comunicazione di obiettivi e programmi coerenti ai principi dichiarati. Questo è il fondamento della ‘Sistemica applicata’ che propongo ad ogni sistema umano, dalla persona allo Stato. Il seminario sul modello sistemico è stato inserito nel piano di studi dalla Scuola BioQuantica di Firenze.
Cosa consiglia, come artista, ai giovani che vogliono intraprendere la carriera dell’Arte?
Mi rincresce informare i giovani che nella Musica e nella Letteratura vi è una sovrapproduzione notevole; è difficile emergere anche per chi ha chiaro qual è il suo messaggio profondo e la miglior forma espressiva. Se proprio si sente questa passione per l’Arte e si desidera trasformarla in professione, serve prima scoprire quell’originalità che donerebbe al “mare magnum” produttivo quel qualcosa in più per cui il mercato ti dovrebbe cercare.
A questo punto, servono costanza e competenze a livello di comunicazione per aumentare i numeri sui social (il canale oggi preferenziale per il target giovane che poi spinge gli artisti preferiti, quelli in cui si riconoscono). Chi ha chiaro l’obiettivo, si prepara bene e ci mette quel pizzico di insistenza può farcela, se ci crede. Consiglio comunque di tenersi sempre un piano B a livello lavorativo, magari nel mondo dell’Arte a fianco di artisti già affermati o in case di produzione.
Quali i suoi prossimi impegni?
Ci saranno altre conferenze simili (giovedì 22 gennaio alle ore 18.00 presso il “Centro Studi Diritti Umani” di Trieste, dove ogni venerdì dalle ore 16.00 sono a disposizione per incontri “one to one”) e altre sulla “Sistemica applicata” e l’approccio Zen; oltre alle presentazioni del saggio “Vuoto Integrazione Amore”, Ren Zen, in cui si trova la sintesi filosofico-spirituale da me elaborata. Collaboro con la “Bottega delle percezioni” per applicare le nuove tecnologie (ad esempio la stereoscopia) in fase di sperimentazione dei principi e modelli che insegno. Sto aspettando infine dagli studi di Milano altre 3 canzoni da inserire nel repertorio Ren Zen.
Nella fotografia, fonte Web: Ren Zen Maggiore
