Dottrina Monroe, così chiamata dal suo ideatore, aveva lo scopo di contenere la colonizzazione negli Stati Uniti

 

James Monroe fu il quinto presidente degli Stati Uniti per due mandati, dal 1816 al 1824.

Personaggio di grande spessore politico e militare, durante i suoi due mandati presidenziali diede agli Stati Uniti anni di prosperità, periodo soprannominato “l’epoca dei buoni sentimenti”.

Tornata alle luci della ribalta grazie al programma dell’attuale presidente USA Trump, che ha citato la dottrina Monroe, vediamo nello specifico di cosa tratta.

 

Il discorso al Congresso del 1823

 

Monroe tenne il discorso durante un incontro istituzionale con il Congresso nel 1823.

Il fulcro del discorso fu che gli Stati Uniti avrebbero dato un giro di vite alle influenze di colonizzazione da parte degli Stati europei, in particolare Gran Bretagna, Spagna e Francia, che all’epoca erano vere e proprie superpotenze.

Il sottotesto, però, era un altro: avrebbe creato un precedente da utilizzare negli interventi degli USA in America Latina.

 

L’entrata in vigore della dottrina

 

Dopo nemmeno due anni, il suo successore, Andrew Johnson, utilizzò questa dottrina per contrastare le azioni di Napoleone III, l’imperatore francese che cercava di conquistare il Messico con un’azione militare e di instaurare una monarchia amica.

Il tentativo di Napoleone III fu un disastro: le truppe francesi vennero sconfitte e l’arciduca austriaco Massimiliano, designato dall’imperatore francese per guidare il nuovo stato, venne catturato e fucilato.

Successivamente, nel 1898, gli Stati Uniti acquisirono uno spessore mondiale come superpotenza nella guerra ispano-americana.

Con William McKinley alla presidenza, la politica viaggiò di pari passo con la guerra, affermando la loro presenza in uno scacchiere regionale e conquistando stati come Guam, le Filippine e Porto Rico.

 

La dottrina, applicata nell’era contemporanea

 

Nel secolo scorso, questa dottrina è stata utilizzata anche da presidenti illustri come Roosevelt, che ha affiancato alla dottrina Monroe un diritto di intervento con un potere di polizia internazionale in quei teatri esteri per contenere “illeciti cronici”. Questa azione prese il nome di Corollario Roosevelt.

Da qui gli interventi a Santo Domingo, in Nicaragua e ad Haiti all’inizio del 1900, ma che subirono un arresto a cavallo delle due guerre mondiali.

Fu ripresa dopo la vittoria nel secondo conflitto mondiale, nel periodo della guerra fredda, e fu utilizzata da amministrazioni come quella di J.F. Kennedy durante la crisi dei missili di Cuba.

JFK fu inamovibile: qualsiasi lancio di missili verso un loro alleato o territorio degli Stati Uniti sarebbe stato interpretato come un atto di guerra, seguito da una massiccia rappresaglia da parte degli Stati Uniti.

 

Gli Stati Uniti imperialisti

 

Con la Dottrina Monroe, gli Stati Uniti hanno ricevuto accuse di imperialismo da parte di alcuni critici, come quando, negli anni Ottanta, Reagan la utilizzò per giustificare l’intervento in Nicaragua contro il governo sandinista al potere.

Anche George H. W. Bush utilizzò la stessa tattica per giustificare l’intervento armato a Panama, rimuovendo il generale Noriega, tra gli altri capi d’imputazione, Noriega verrà accusato di traffico di droga, come il presidente venezuelano Maduro.

Qualcuno ha iniziato a chiamarla ‘Documento Donroe‘, sostituendo la prima lettera M, con la D di Donald Trump, dopo i fatti avvenuti in Venezuela.

 

 

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