I problemi principali dell’Esquilino si trovano soprattutto intorno a Piazza Vittorio Emanuele, dove secondo l’Istat ogni mille residenti 234 sono stranieri. Le criticità che si incontrano girando per il rione sono tante: includono degrado urbano, degrado degli edifici e dei portici, sporcizia, spaccio di qualunque tipo di droga, furti e risse provocate dalla microcriminalità che controlla il territorio. Tutto ciò crea dei conflitti sociali tra i residenti che, esasperati richiedono un presidio constante delle forze dell’ordine.
Poi c’è il “mercato del rubato” con merce di dubbia provenienza, spesso legato ai numerosi senzatetto che stazionano in zona. Questo clima di tensione causa una forte insicurezza anche fra commercianti locali che, sollecitano interventi più decisi e concreti da parte delle autorità. Ma nonostante gli appelli rivolti al Comune, al Municipio, la situazione non sembrerebbe migliorare.
L’Esquilino e’ un quartiere storicamente ricco di monumenti e vita sociale, che negli ultimi anni ha visto il moltiplicarsi dei problemi, trasformando aree centrali in zone di degrado e povertà.
Come risolvere il problema?
Sabato 17 gennaio, presso i giardini “Calipari di Piazza Vittorio” c’è stato un importate sit-in organizzato dai vari comitati di quartiere tra cui: il Comitato Abitanti di via Bixio, i Portici di Piazza Vittorio e dal CdQ Rione Esquilino. Il popolo dell’Esquilino ha chiesto a gran voce “con urgenza interventi concreti in materia di sicurezza e legalità” perché “non è più rinviabile un intervento delle autorità competenti, essendo a rischio, ogni giorno, l’incolumità delle persone”.
Emergenza clochard
Ma c’è un altro problema sollevato dai manifestanti: i clochard per strada. Passeggiando tra le strade del rione (soprattutto nella zona tra la stazione Termini e Piazza Vittorio), ci si accorge subito del degrado. Decine e decine di persone senza fissa dimora che vivono in condizione di estrema precarietà tra panchine, portici e tende. Ora i residenti chiedono alle istituzioni soluzioni concrete. Non basta più solamente fornire del cibo (attraverso le mense, la caritas), ma serve ben altro. Come ad esempio un’assistenza sociale e sanitaria adeguata, dei centri di accoglienza con alloggio temporaneo, l’assistenza psicologica.
