La Destra italiana continua a inseguire un paradosso: vuole vincere senza prima esistere come visione del mondo. Riflessioni dell’avv. Pierfrancesco Viti col Gen. Roberto Vannacci

Franco Romualdi  (storico, saggista e giornalista) molti anni fa, aveva indicato il problema con una lucidità che oggi suona profetica: l’egemonia non nasce dai voti, ma da un’idea dell’uomo e della storia. La Sinistra ha dominato perché ha offerto un’antropologia compiuta; la Destra, troppo spesso, si è limitata ad amministrare l’esistente con un lessico sentimentale fatto di richiami generici a “valori” e “tradizione”.

Dentro questo vuoto si inserisce il tema della massoneria, che non è questione folcloristica ma culturale e politica. La massoneria appartiene infatti allo stesso orizzonte intellettuale che la Destra dichiara di voler superare: razionalismo, universalismo, relativismo dei fondamenti, primato delle élite. È la grammatica dell’Europa tecnocratica e globalista contro cui molti oggi si proclamano ribelli.

Avv. Pierfrancesco Viti

Antropologie divergenti

La Destra che aspira a farsi cultura parte da alcuni presupposti chiari: ordine naturale, identità storica, limite, gerarchia di responsabilità, centralità del popolo concreto rispetto alle astrazioni ideologiche. È una visione tragica dell’esistenza, consapevole che la civiltà nasce da disciplina e conflitto regolato.

La massoneria muove da presupposti opposti: fiducia nell’uomo perfettibile, indifferentismo religioso, cosmopolitismo, convinzione che la società debba essere progettata da minoranze illuminate. Dove la Destra vede un destino da custodire, la cultura massonica intravede un cantiere da ridisegnare. Non è una divergenza secondaria: è lo scontro tra due idee di uomo e di comunità.

La questione istituzionale

Da questa distanza discende un problema politico concreto. Chi assume responsabilità pubbliche deve rispondere esclusivamente al popolo e alla legge visibile. L’appartenenza massonica introduce invece un secondo livello di fedeltà, discreto e non verificabile. Non è allarmismo, ma un dato strutturale.

Una Destra che rivendica sovranità e trasparenza non può convivere con poteri paralleli. Non può denunciare il “deep state” europeo e tollerarne versioni domestiche; non può invocare la centralità del voto restando legata a circuiti che del voto diffidano per definizione.

Un segnale dal presente

La lezione di Romualdi riaffiora oggi nel dibattito attorno alla figura di Roberto Vannacci. Al di là dei programmi, egli ha riportato al centro categorie bandite: dovere, ordine, responsabilità, gerarchia del merito. Il mondo militare da cui proviene è uno degli ultimi spazi non colonizzati dall’umanitarismo progressista: lì contano catena di comando e lealtà pubblica, non reti riservate.

Lo scontro tra l’America trumpiana e l’Europa tecnocratica rende questo quadro ancora più leggibile. Washington rivendica nazione e decisione eletta; Bruxelles difende un impianto universalista che privilegia vincoli sovranazionali e governo delle minoranze competenti. È la stessa frattura che attraversa il rapporto tra Destra e massoneria: politica visibile contro poteri iniziatici.

Un caso di attualità – Il Gen. Roberto Vannacci

In questi giorni un servizio televisivo ha tentato di accostare Vannacci ad ambienti massonici sulla base di frequentazioni occasionali. L’operazione appare fragile: non emergono appartenenze formali e si omette di ricordare che attorno a lui operano professionisti seri e figure di area cattolica del tutto estranee a quel mondo.

Eppure l’episodio conferma un punto sostanziale: la semplice prossimità a certi circuiti, anche quando del tutto occasionale, può trasformarsi in un’arma politica nelle mani degli avversari. Proprio per questo confido che il Generale, uomo abituato alla responsabilità e alla disciplina, saprà fare ciò che gli è naturale: scegliere con cura i propri compagni di viaggio, costruendo attorno a sé una squadra trasparente e credibile, capace di proteggere l’autenticità di un progetto politico che molti, non senza ragioni, guardano con fiducia.

Una scelta di campo

La questione, dunque, non è moralistica ma strategica. La Destra ha bisogno di una direzione culturale qualitativa, fondata su limite e responsabilità; la massoneria appartiene a un orizzonte che ha prodotto l’opposto: livellamento e potere impersonale. Per chi cerca fraternità e servizio esistono vie pubbliche e riconosciute – dagli ordini cavallereschi alla tradizione cristiana della carità – che non richiedono appartenenze iniziatiche.

Senza una rottura con le matrici massoniche dell’Occidente liberal-progressista, la Destra non potrà diventare ciò che ambisce a essere: non semplice gestione dell’esistente, ma proposta di civiltà. È un passaggio obbligato, se si vuole evitare che ogni vittoria elettorale si trasformi, ancora una volta, in amministrazione dell’eredità altrui.

 

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