Sotto il governo Meloni le tasse sulle famiglie sono diminuite di 33 miliardi di euro, smontando la narrazione di alcuni che lamentano una aumento della pressione fiscale sotto il governo Meloni. A dirlo non sono esponenti dell’esecutivo o della maggioranza, ma la Cgia di Mestre: il governo Meloni ha ridotto le tasse delle famiglie di ben 33 miliardi. E il fatto che la pressione fiscale complessiva sia aumentata non ne è la smentita, come dice l’opposizione, ma la conferma che le politiche economiche e finanziarie messe in campo funzionano: la maggiore occupazione garantisce più entrate per lo Stato, sostenute anche dal maggiore impegno richiesto a banche, assicurazioni e grandi imprese.
Negli ultimi quattro anni le famiglie italiane hanno beneficiato di una riduzione del carico fiscale superiore a 33 miliardi di euro. Nonostante ciò, la pressione fiscale complessiva è tornata a crescere e nel 2025 si è attestata al 42,8 per cento . Come si spiega questa apparente contraddizione? Secondo l’Ufficio studi della CGIA, l’aumento è riconducibile soprattutto al forte incremento dell’occupazione registrato negli ultimi anni che ha incrementato le entrate tributarie e contributive e al maggiore prelievo richiesto alle grandi imprese, alle banche e alle assicurazioni.
Entrando nel dettaglio gli esperti della Cgia di Mestre sottolineano come le misure a favore dei nuclei familiari, le ultime quattro Leggi di Bilancio varate dal governo Meloni hanno previsto diversi interventi: dall’innalzamento della soglia della flat tax per i lavoratori autonomi, al taglio del cuneo fiscale per mezzo dell’accorpamento dei primi due scaglioni di reddito con la riduzione dell’aliquota al 23 per cento e della riduzione al 33 per cento dell’aliquota del secondo scaglione. Nel complesso, questi provvedimenti hanno ridotto il peso delle imposte sulle famiglie italiane di 45,7 miliardi di euro. Tuttavia, considerando le risorse già stanziate dai governi precedenti e le misure di natura temporanea, il beneficio per i nuclei familiari si attesta a 33,3 miliardi
A completare il quadro delle maggiori entrate c’è stato, paradossalmente, anche il taglio del cuneo fiscale sul reddito da lavoro dipendente che non è avvenuto solo per mezzo della riduzione dell’Irpef (con l’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef e dall’introduzione di un’ulteriore detrazione per i redditi da 20mila a 40mila euro), ma anche con l’erogazione di un “bonus” a favore dei lavoratori dipendenti con un reddito sino a 20mila euro. Pertanto, a fronte di un taglio complessivo di quasi 18 miliardi di euro, quasi 4,5 miliardi vengono imputati
contabilmente come un incremento della spesa pubblica (“bonus”). Di conseguenza, se per i lavoratori dipendenti con retribuzioni basse la busta paga è diventata più pesante, per il bilancio dello Stato una parte
di questa contrazione delle tasse viene ora contabilizzata come una uscita e non più come una riduzione di imposta.
“I dati diffusi nei giorni scorsi dalla Cgia di Mestre aiutano a capire meglio cosa sta accadendo sul fronte del fisco in Italia da quando siamo al governo. I numeri sono chiari: negli ultimi anni le famiglie italiane hanno pagato meno tasse, il carico fiscale sui nuclei familiari si è ridotto di oltre 33 miliardi”. Ha commentato i dati sui social la premier Giorgia Meloni. “Nelle ultime quattro Leggi di Bilancio – ovvero quelle varate dal governo Meloni – sono state previste importanti misure che hanno favorito questo risultato, che vanno dal taglio del cuneo fiscale all’innalzamento della soglia della flat tax per i lavoratori autonomi”, aggiunge la presidente del Consiglio, rimarcando che “allo stesso tempo, viene anche confermato quanto ho sostenuto io stessa in Parlamento nei mesi scorsi, rispondendo a qualche strumentalizzazione dell’opposizione: secondo l’Ufficio studi della Cgia, infatti, la pressione fiscale complessiva risulta in aumento, non perché vengono colpiti redditi medio-bassi, ma banalmente perché in questi anni è cresciuta l’occupazione, sono aumentati i salari e di conseguenza anche le entrate contributive e fiscali dello Stato. Inoltre, una quota maggiore di gettito è stata richiesta a grandi imprese, banche e assicurazioni”.
“In concreto – conclude Meloni -, tutto questo significa meno tasse su lavoro e famiglie, più reddito disponibile in busta paga e maggiore sostegno al potere d’acquisto, mantenendo i conti pubblici in equilibrio”.
