Non un semplice pranzo, ma un’esperienza di comunità capace di intrecciare storie, culture e percorsi di vita. Questa è stata la cifra di “A tavola con le storie del mondo”, l’iniziativa che si è svolta questa mattina presso l’Istituto Professionale Alberghiero di Otranto. La scuola si è trasformata in un luogo di incontro autentico, dialogo e condivisione, dove il cibo ha assunto il ruolo di linguaggio universale, capace di unire persone, superare barriere culturali e costruire legami concreti.
Promosso dall’associazione imprenditori Vivere Otranto, in collaborazione con l’Istituto Alberghiero e con l’Assessorato al Welfare del Comune, l’evento ha dimostrato come anche gesti semplici come sedersi insieme a tavola possano assumere significati profondi: creare comunità, valorizzare le diversità e trasmettere valori di solidarietà e responsabilità.
Un pranzo che diventa relazione
La mattinata è stata scandita da racconti, testimonianze ed emozioni che hanno restituito al pranzo solidale il suo significato più autentico. Sedersi insieme non è stato un semplice gesto conviviale, ma un atto simbolico di riconoscimento reciproco, in cui il cibo diventa strumento di ascolto e comunicazione.
Germana Rosati, dell’associazione Vivere Otranto, ha argomentato il valore sociale del gesto:«Questo pranzo non è soltanto un momento di condivisione, ma un gesto concreto di vicinanza verso l’altro. Racconta storie di fragilità, ma anche di rinascita. Significa dire che Otranto è una comunità viva, capace di guardare alle persone prima che alle differenze».
La riflessione di Rosati ci porta a considerare che il cibo, oltre alla sua funzione nutritiva, può diventare strumento pedagogico e sociale, un veicolo di valori condivisi e di costruzione di relazioni. Il gesto di condividere un pasto, infatti, favorisce l’empatia e rende tangibile l’idea di comunità.
Memoria e responsabilità
Il sindaco Francesco Bruni ha inserito l’iniziativa in un contesto storico più ampio, ricordando gli sbarchi del popolo albanese sulle coste salentine. Bruni ha sottolineato come Otranto abbia storicamente svolto il ruolo di terra di accoglienza, dove i valori della dignità e dei diritti umani hanno sempre rappresentato una priorità concreta:«In quei momenti drammatici la priorità era la dignità umana. Il riconoscimento dei diritti non era un concetto teorico, ma una necessità concreta. Oggi momenti come questo ci ricordano che quei valori devono rimanere centrali nella vita della comunità».
L’argomento sollevato dal sindaco evidenzia come la memoria storica non sia un mero esercizio di nostalgia, ma uno strumento di responsabilità sociale. Ricordare le difficoltà del passato ci aiuta a costruire politiche di inclusione e gesti concreti di solidarietà nel presente.
La scuola come luogo di crescita
Il dirigente scolastico Giovanni Casarano ha argomentato il valore educativo dell’iniziativa, evidenziando come la scuola non sia solo luogo di formazione tecnica, ma anche spazio di crescita civile e sociale:«Il futuro appartiene ai giovani, ma va costruito attraverso esperienze concrete di incontro e condivisione. Attraverso il cibo, i nostri studenti incontrano storie, volti e cuori diversi. Imparano che la cucina non è soltanto tecnica e competenza professionale, ma anche relazione, rispetto, responsabilità e consapevolezza sociale».
Casarano ci ricorda che l’educazione non è solo apprendimento di abilità, ma formazione del carattere e della capacità di vivere in comunità. Esperienze come queste insegnano l’importanza della cooperazione, dell’ascolto e della comprensione interculturale, qualità fondamentali in una società sempre più globale.
La tavola come luogo di uguaglianza
Don Maurizio Tarantino, direttore della Caritas diocesana, ha offerto una riflessione più profonda sul significato simbolico della tavola:«A tavola siamo tutti uguali. È il luogo dove cadono le gerarchie e dove la memoria, la cultura e la spiritualità si incontrano. Condividere il cibo significa saper guardare ai bisogni delle persone senza giudizio, riconoscendo nell’altro un volto e una storia degni di ascolto».
L’intervento di don Tarantino ci invita a considerare la convivialità come strumento di inclusione e giustizia sociale. La tavola diventa metafora di una società ideale, in cui ogni individuo è riconosciuto e valorizzato, indipendentemente da origine o condizione sociale.
Accoglienza e integrazione
La Cooperativa Zoè di Otranto, presente all’iniziativa, ha ricordato come momenti come questo siano occasioni concrete di integrazione sociale. Offrire spazi di incontro e opportunità di partecipazione significa dare dignità e futuro a chi ha vissuto difficoltà, e trasformare le fragilità in punti di forza.
Le testimonianze degli studenti e dei giovani partecipanti hanno confermato il ruolo della scuola e del territorio come luoghi di rinascita, opportunità e crescita personale, dimostrando che l’inclusione passa anche attraverso piccole esperienze quotidiane di solidarietà.
Il cibo come ponte tra culture
Il professore Giuseppe Foscarini, docente di cucina, ha illustrato il significato dei piatti
serviti, frutto dell’incontro tra tradizioni pakistane, marocchine e salentine. Dal cous cous al riso con pollo rivisitato in chiave locale, la cucina diventa strumento di dialogo e scambio culturale:«Ogni piatto racconta un’identità, una storia, un percorso di vita. Contaminare le tradizioni non significa perdere le radici, ma valorizzarle attraverso l’incontro e il rispetto reciproco».
Foscarini ha inoltre ricordato l’importanza dell’Istituto Alberghiero di Otranto nella formazione di professionisti capaci di affermarsi oltre i confini locali, sottolineando come la passione, la competenza e la capacità di dialogo interculturale siano ingredienti fondamentali per il successo personale e professionale.
Una storia simbolo
Applausi hanno accompagnato la testimonianza di Alì, ex studente dell’Alberghiero e oggi giovane imprenditore nel settore della ristorazione. Pakistano di origine e salentino d’adozione, Alì ha raccontato il suo percorso di integrazione e crescita personale, culminato con l’apertura di un’attività a Minervino di Lecce:«Con impegno, fiducia e opportunità concrete si può costruire un futuro di inclusione e realizzazione personale».
La sua esperienza dimostra come formazione, comunità e opportunità concrete possano trasformare la vita delle persone, rendendo tangibile il valore di iniziative come “A tavola con le storie del mondo” si conferma molto più di un semplice pranzo: è un vero atto di comunità, un gesto condiviso che unisce istituzioni, scuola, associazioni e cittadini. Uno spazio in cui ascolto, rispetto e condivisione non restano concetti astratti, ma prendono forma concreta sedendosi alla stessa tavola, dando vita a un’idea di società più equa, consapevole e profondamente umana.
L’evento è stato guidato da Luigi Macagnano, esperto di comunicazione e ormai riconosciuto come presentatore di alto profilo, capace di condurre l’incontro con professionalità, ritmo e spiccata sensibilità comunicativa. Un apporto significativo, che ha valorizzato ogni fase della giornata, favorendo un confronto autentico tra relatori e pubblico.
Nel corso della mattinata, ai partecipanti sono stati proposti pregiati vini del Salento, a partire dal Negroamaro, autentico simbolo del territorio, offerti da Tenute Paifer. Etichette che hanno accompagnato il percorso gastronomico, esaltandone i sapori e raccontando, sorso dopo sorso, la ricchezza della tradizione enologica salentina.
Otranto ha fatto da suggestiva cornice all’iniziativa: un luogo immerso tra ulivi secolari e vigneti ordinati, a pochi passi dal mare. Un territorio che profuma di storia, luce e vento, capace di evocare emozioni autentiche e di raccontare una tradizione lunga e profonda, fatta di passione, cultura e forte legame con la terra.
Oltre l’evento
L’iniziativa si conferma molto più di un semplice pranzo: è un gesto collettivo che unisce istituzioni, associazioni, scuola e cittadini. È un momento in cui ascolto, rispetto e condivisione non rimangono concetti astratti, ma si concretizzano attraverso la tavola, il dialogo e la comunità. Le differenze diventano così ricchezza e occasione di crescita comune, fondamento di una società più consapevole, inclusiva e solidale.
