Firenze 21 01 2026 – in occasione del Convegno sull’Empatismo propone “Il Vuoto come Significante e l’Etica dell’Artista Totale”.
di Antonello Pelliccia
Viviamo nell’era del simulacro, dove l’immagine ha divorato l’originale e le nostre vite sono spesso ospitate in ‘cornici vuote’. L’Artista Totale che noi promuoviamo non è un essere superiore, ma un Agente Causale: colui che decide di interrompere il flusso delle ombre per incidere un segno reale nella materia del tempo.” l’empatia qui non è sentimentalismo, ma condivisione di vibrazioni. È l’artista che si fa antenna. Il Messaggio chiave: “Il nostro manifesto non chiude la forma, ma apre lo spazio perché l’altro possa entrarci.”
Quindi La riflessione che anima il nuovo progetto artistico non è l’abbondanza di forme ovvero il Pieno, bensì l’accettazione e l’elevazione del Vuoto (o Nulla) a Significante ontologico. Non è assenza di senso, ma la Totalità indimostrabile e inaccessibile. Citando Heidegge: L’arte non è estetica, è Tecnopoiesi: è la lotta tra il ‘Mondo’ delle nostre idee e la ‘Terra’ della materia bruta.
Il Simulacro di Baudrillard è la manifestazione del Pieno che serve a celare questa Totalità. Esso è l’immagine seriale e patologica che, priva di referente, ottunde la coscienza. L’artista non produce immagini, ma dispositivi concettuali o azioni che rivelano il vuoto e la superficialità della produzione visiva di massa.
L’Artista Totale dichiara guerra a questo occultamento: l’arte non deve più produrre entità, ma esporre la contingenza di tutte le entità. Walter Benjamin ha diagnosticato la perdita dell’Aura – il valore cultuale e storico dell’opera – nell’era della riproducibilità tecnica. Il nostro gesto estremo è il confronto diretto con la sua conseguenza: l’Immagine della Morte. “Il mio credo si nutre della radicalità della Land Art. Penso alla nostra terra come a una tela infinita. La Land Art diviene la mia scala di misura. Non l’opera da galleria, ma l’opera che abita la Terra (Heidegger).
Intravedo nella coerenza di Chris Burden: l’arte non come decorazione, ma come rischio totale. Esporre il proprio corpo al mondo significa trasformare la vulnerabilità in una forma di resistenza. È l’atto di abitare il “fragile confine” fino a renderlo incandescente.
Ho compreso la potente lezione di John Baldessari: la capacità di distruggere per creare. Bisogna saper bruciare le proprie certezze per liberare il Seme della Memoria. La decostruzione di John Baldessari quando brucia le sue opere il “Cremation Project” per produrre un nuovo modus operandi.
È l’idea del Manifesto che si rigenera: distruggere il simulacro per trovare l’essenza. Il mio viaggio verso il vuoto trova la sua cattedrale contemporanea nell’opera di James Turrell. Turrell, ci insegna che il vuoto non è assenza, ma spazio di ascolto. I suoi “sguardi verso il cielo” (gli Skyspaces), non stanno solo inquadrando l’azzurro: stanno trasformando la luce in un corpo solido. Come ricercatore sento una fratellanza profonda con lui: Entrambi cerchiamo di rendere visibile l’invisibile, portando lo spettatore sulla soglia di ciò che Heidegger chiamava L’Aperto (Das Offene): quel luogo dove l’Essere si manifesta senza veli ideologici.
Posso, quindi affermare che L’Artista Totale è un lettore del tempo presente che non ha paura di sporcarsi le mani con la polvere della demolizione per trovare l’essenza dell’umano.
Ora, consentitemi, ”Se dovessi dare un suono a questa visione dell’Artista Totale e dell’Arte Totale, guarderei a ‘Palepoli’ degli Osanna. In quel brano, la figura di Lino Vairetti incarna esattamente il nostro Manifesto: un artista che non si limita a cantare, ma diventa corpo, maschera e visione. Gli Osanna non eseguono brani, ‘mettono in scena’ la verità. La loro musica è una stratificazione geologica di suoni mediterranei e avanguardia rock. Non c’è separazione tra il gesto pittorico, la scultura e l’urlo di Palepoli. È un’opera d’arte vivente che rifiuta il simulacro della canzone commerciale per farsi rito collettivo.”
Come scriveva Mircea Eliade, il rito ‘annulla il tempo lineare per riportarci all’origine’. Ecco perché gli Osanna usano le maschere e i Grateful Dead usano l’improvvisazione infinita: servono a rompere il simulacro del quotidiano. Come ci insegnano i Dead e come ci mostra la luce di Turrell, la verità non si dice: si abita.
La mia proposta: Organizzare un happening totale nelle Cave di Marmo di Carrara,
Titolo: “Invasione Bianca” Il Raduno del Vuoto.
Il Silenzio di Apertura: Sostiamo nel bianco. Ognuno cerchi il proprio “Centro del Mondo” nel vuoto della cava.
L’Invasione (azione libera): è il momento dell’energia. Cantate, danzate, disegnate con la polvere, filmate l’invisibile, urlate contro le pareti di roccia. Siamo tutti “allievi” del bianco. Un’invasione spontanea senza regia prefissata. Ognuno sarà libero di esprimersi per testare l’attrito tra il proprio corpo e l’infinito bianco. L’Eco di Weir e Palepoli degli Osanna, ovvero Il segnale del “materico” che rompe il “cristallino”, l’urto del sound che ci ricorda la nostra carne e la nostra storia mediterranea.
Ecco il ritorno al “Centro del Mondo” mediato dal pensiero di Mircea Eliade. Immagino il calore viscerale di “Oro Caldo” che squarcia il silenzio minerale della cava. Lino Vorrei che la tua voce e il suono fossero il “materico” che sfida la purezza del marmo.
Sarà anche l’occasione per rendere un omaggio sonoro al Wall of Sound di Garcia e Weir, dove il suono riverberato dalle pareti di marmo diventa architettura vivente. Vorrei unire il tuo genio mediterraneo al suo Wall of Sound: un ponte sonoro tra Palepoli e San Francisco, celebrato nel ventre della montagna.
Non sarà un concerto, ma un rito collettivo con docenti e allievi dell’Accademia di Firenze di Carrara e di tutti quello che vorranno partecipare.
