Prendo spunto da uno dei  brani musicali di Claudio Chieffo, cantautore cattolico, che come diceva “ se c’era una Cosa per cui valeva la pena vivere non era la musica, ma con la Musica poteva essere  detta”,  per manifestare l’esigenza che nella città della politica italiana, oltre che di grandi alberghi, dove alloggiano idee e programmi diversi, a volte in contrasto, nascano delle case espressioni di una comunità che siano testimoni di una visione paese, espressione di valori, idee, onestà intellettuale, per offrire alla gente, alla politica un contributo per il bene della nostra Italia.

Nel panorama nazionale, è ben visibile la casa della comunità di Giorgia Meloni, Atreju è stata una bella dimostrazione e che  ospita, momentaneamente, elettori alternativi all’attuale sinistra, tra cui liberal democratici, socialisti  e molti elettori cattolici che mal si coniugano con la idea del conservatorismo, tanto cara ai fratelli d’Italia.

Sta ben in vista la villetta bifamiliare di Alleanza -Verdi Sinistra, con un progetto politico  che incarna la battuta Andreottiana sui verdi “ come i pomodori,  quando maturano diventano rossi”.

Rumorosa e priva di una omogenea architettura la casa della Lega, ove stili diversi si confondono, manca l’idea collante secessionista dei tempi di Gianfranco Miglio, e dove si ode un vociare contrastante quasi sempre rivolto alla pancia del paese.

Immensa, elegante la casa che fu di Silvio, con in libreria numerosi volumi  di programmi di  sicura fede liberale, atlantista, filo occidentale.

Casa poco abitata, e spesso con una portineria attenta a non far entrare altra gente, per ovvi motivi.

Solida, vecchia costruzione quella del PD, ex DS, ex PDS, e purtroppo ex Margherita.

Nelle pareti delle austere sale si ritrova un Pantheon di immagini, di ritratti  difficilmente conciliabili.

Si è infranto  quel sogno, mai stato di Aldo Moro, di alcuni “grandi pensatori” ex Pci ed ex Dc,   di far convivere alcuni ex democristiani  con gli ex comunisti.

Un ambiente conflittuale, litigioso , da   cui molti cattolici democratici  si sono defilati, specie dopo l’arrivo della Schlein  alla guida del partito,  continuando ad immaginare, la rinascita di una Margherita o altro fiore,  attorno a nuovi grandi leader, come Ernesto Ruffini, nipote del Cardinal Ruffini e figlio di Attilio, vice segretario Dc e ministro più volte negli anni settanta/ ottanta, molto lontano dalle posizioni del figlio Ernesto.

Una casa, quella del Pd,  che necessita di un riordino, una ripresa delle proprie radici storiche, culturali, da Togliatti a Berlinguer, cosa mai fatta dai leader che si sono succeduti dopo Enrico,

per offrire al paese una proposta moderna, attuale,  chiara, capace di affascinare quell’elettorato che per decenni ha guardato da quella parte, sognando lo sviluppo, la giustizia, la libertà.

Esiste un mini appartamento,   per la Bonino, meglio un monumento alla memoria di Pannella e delle sue battaglie, niente di più.

Altro monolocale quello di Renzi, in rappresentanza di una idea di paese con Matteo al centro.

Carina la casetta di Calenda, gli servirebbero dei bravi architetti per valorizzarla, per spiegare come meglio utilizzare gli spazi, come renderla più attrattiva, non basta la sua gigantografia.

Dell’abitazione dei Cinque Stelle, mi sarebbe piaciuto parlarne quando era in vita colui che aveva studiato  Rousseau, e che aveva immaginato una immensa costruzione capace di accogliere tutti in unica casa, distruggendo tutte le altre costruzioni ormai svuotate di contenuto.

Oggi c’ è sola l’ ombra di quel grande progetto, ospita Conte.

Infine per ultima ma non ultima la casa dei moderati per eccellenza, la casa di coloro che ereditando il simbolo, lo “ Scudo Crociato “ della tradizione cattolico popolare possono mettere sul portone di ingresso la targa  “ Casa dei Moderati”.

La casa è dignitosa, accogliente, le pareti sono ricche di quadri che ricordano le figure di politici che hanno fatto la storia.

Ci sono sale accoglienti per vivere una vera e propria agorà, per dare spazio al confronto delle idee.

Libri ovunque, attraverso i quali conoscere la storia di una tradizione, il pensiero di una politica che ha fatto grande l’Italia, attraverso i quali formare una nuova generazione di politici.

Tutto è pronto, la storia è dalla loro parte, è il momento favorevole, è il Kairos.

Ma…. coloro che hanno ereditato la casa pare non abbiano  aperto le porte ad altri, anzi, pare che abbiano  gestito “ il bene “ per ottenere un mini affitto, una rappresentanza garantita nelle aule che contano .

Oggi o mai più occorre spalancare il cuore ad una Italia  che ha fame e sete di politica vera per tornare al voto, ad un elettorato che vuole sentirsi parte di una progetto , di una idea.

Oggi occorre incontrare le persone nelle loro quotidianità, farsi partecipi delle ansie dei giovani, accompagnare i fragili nelle loro difficoltà.

La politica si fa per strada,  andando nelle piazze ed invitando la gente  a casa propria.

La politica si fa aprendo le liste elettorali alla società civile, dando spazio a coloro che hanno voglia e desiderio di spendersi.

La casa dei moderati può e deve essere simbolicamente la casa di quella maggioranza di italiani che non si riconosce, “ negli odi di partito”, che ha a cuore il bene comune prima che il proprio interesse di fazione.

Giuseppe Failla

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