Il Cilento ha conosciuto, negli ultimi anni, un risveglio raro e prezioso: quello della più alta cultura, capace di restituire dignità storica, profondità spirituale e visibilità internazionale a un territorio troppo a lungo relegato ai margini del pensiero e della progettualità nazionale.
Questo risveglio non è stato casuale, né folkloristico, né opportunistico. È nato da visioni, da studio, da sacrifici, da una fede autentica nel valore universale della cultura come strumento di emancipazione collettiva.

Eppure oggi assistiamo a uno spettacolo indegno: una classe politica locale che, per cattiva fede o per manifesta mediocrità, sceglie di non sostenere, quando non di ostacolare, progetti culturali di altissimo profilo, già riconosciuti ben oltre i confini regionali e nazionali.

Chi governa un territorio ha un dovere morale prima ancora che amministrativo: riconoscere il valore quando esso si manifesta. Non farlo significa tradire la propria funzione, dimostrare di non essere all’altezza del tempo storico che si è chiamati ad abitare.

L’Empatismo – movimento culturale e filosofico che pone al centro l’essere umano, la sua profondità emotiva e la sua responsabilità etica – ha dimostrato che dal Cilento può partire una voce alta, rigorosa, universale, capace di dialogare con le grandi correnti del pensiero contemporaneo. Questo non è un merito individuale: è un patrimonio del territorio. Rifiutarlo equivale a rifiutare il futuro.

La verità è semplice e scomoda: una parte della politica cilentana non comprende l’alta cultura perché non la frequenta, non la studia, non la ama. E ciò che non si comprende, spesso, si tenta di ridimensionare o ignorare. Ma l’ignoranza, quando governa, diventa colpa.

Non servono sagre senz’anima né eventi vuoti mascherati da promozione. Servono visioni lunghe, coraggio intellettuale, rispetto per l’intelligenza dei cittadini. Servono amministratori che sappiano riconoscere la grandezza quando essa nasce nel proprio territorio, invece di temerla.

Per questo lo dico senza ambiguità e senza diplomazie inutili:
chi non è all’altezza di sostenere la vera cultura, chi agisce in cattiva fede o per meschino calcolo, abbia almeno la dignità di farsi da parte. Si dimetta.

Il Cilento merita di più. Merita una politica che non abbia paura della luce. Merita una classe dirigente capace di empatia, visione e grandezza. La cultura non chiede permesso. La storia, prima o poi, presenta il conto.

P.S. 

Bisogna mettere in moto la Piramide Culturale del Cilento con i 25 paesi/città uniti (più il vertice megalitico del Monte della Stella) con una nuova identità culturale. Bisogna mettere in rete La Scuola Empatica e valorizzarla insieme con il Premio Internazionale Cilento Poesia.

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