di Gregorio SCRIBANO
Quando il centrodestra, con Giorgia Meloni in testa, prometteva di “superare” la legge Monti-Fornero, milioni di italiani, specialmente quelli più anziani e le donne, videro in quella promessa la speranza di una vera e propria svolta. La speranza che, finalmente, fosse arrivato il momento di un cambiamento, di una riforma pensionistica che mettesse al centro il benessere dei lavoratori.
E così, in molti, hanno votato per un governo che sembrava voler mettere fine a un sistema iniquo, incapace di dare risposte adeguate alle esigenze reali di chi lavora.
Ma, a distanza di quasi quattro anni, il bilancio che il governo Meloni ci presenta è ben diverso. Il tanto atteso superamento della legge Monti-Fornero si è rivelato, per l’ennesima volta, una clamorosa presa in giro. Non solo l’età pensionabile continua ad aumentare, ma l’adeguamento automatico alla speranza di vita rimane perfettamente in vigore, senza alcuna modifica sostanziale. E i numeri sono impietosi.
Dal 2028, l’età pensionabile salirà di tre mesi, con un ulteriore incremento di sei mesi dal 2029. Entro il 2040, la pensione di vecchiaia si raggiungerà a 68 anni e 2 mesi, e quella anticipata a 44 anni di contributi. Ma non finisce qui: nel 2050, l’età pensionabile arriverà a 69 anni, mentre per la pensione anticipata serviranno 44 anni e 10 mesi di contributi.
Un meccanismo che va a colpire chi è già in difficoltà
Cosa ha fatto il governo? Ha scelto di continuare a spostare sempre più in là il traguardo della pensione, mentre le condizioni di lavoro continuano a peggiorare per la stragrande maggioranza dei cittadini. La flessibilità in uscita è stata cancellata: Opzione donna, Quota 103, sono state ridimensionate e poi completamente annullate. Invece di rispondere a una realtà fatta di precarietà, disoccupazione giovanile e condizioni di lavoro sempre più difficili, il governo ha deciso di colpire ancora una volta le lavoratrici e i lavoratori che già vivono sulla propria pelle l’incertezza del futuro. Lavoratori costretti a lavorare finché il corpo regge, con la prospettiva di una pensione sempre più magra e sempre di più lontana!
Eppure, il governo trova sempre i soldi per tutto e per tutti, tranne che per i lavoratori. Gli interventi sono puntuali quando si tratta di salvare le banche, le imprese e gli amici degli amici, ma quando si parla di aumentare gli stipendi, migliorare le condizioni di vita o riportare l’età pensionabile a livelli più umani, il governo è sempre in crisi di bilancio. Niente risorse per un adeguato aumento dei salari, niente risorse per garantire pensioni dignitose, ma solo continue promesse che svaniscono nel nulla di fatto.
È il governo delle promesse tradite, di chi ha raccontato storie di giustizia sociale durante la campagna elettorale per poi voltare le spalle alla realtà.
In campagna elettorale il Governo aveva promesso di superare la legge Monti-Fornero. Oggi prendiamo atto del fatto che quell’obiettivo è stato pienamente raggiunto, ma nella direzione esattamente opposta.
Aumentare l’età pensionabile senza tenere conto delle condizioni reali dei lavoratori è un atto di pura insensibilità, un colpo di grazia a una classe sociale già provata da anni di sacrifici e difficoltà.
Continuare ad aumentare l’età pensionabile è solo un modo per fare cassa sulla pelle di chi lavora.
Nel frattempo, mentre il governo impone di lavorare sempre di più, le disuguaglianze sociali si acuiscono. Le donne, i precari, i giovani, gli anziani, sono lasciati soli a fronteggiare un sistema che non li sostiene. La precarietà dilaga, i salari restano stagnanti e la pensione è un miraggio. E tutto questo mentre l’esecutivo, invece di pensare al futuro dei cittadini, continua a fare manovre contabili per giustificare l’inevitabile innalzamento dell’età pensionabile.
Se davvero il governo volesse superare la legge Monti-Fornero, dovrebbe iniziare a pensare a una riforma seria e strutturale che risponda alle reali esigenze dei lavoratori. Non basta alzare continuamente l’età pensionabile, bisogna garantire una vera flessibilità in uscita, aumentare i salari, combattere la precarietà e assicurare che tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro condizione, possano accedere a una pensione dignitosa. È ora di fermare questa spirale di aumenti indiscriminati e di aprire finalmente un confronto serio su come riformare il sistema previdenziale in modo che non penalizzi chi ha lavorato duramente per tutta la vita.
Questo è il governo delle promesse tradite, che trova sempre i soldi per tutto, tranne che per chi lavora. È ora di porre fine a questo inganno, prima che sia troppo tardi. Perché il diritto a una pensione dignitosa non è un lusso, è una questione di giustizia sociale.
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