di Michela Cinquilli

È nato anche a Pistoia il Comitato per il Giusto SÌ, che si riconosce nel manifesto del comitato nazionale costituito lo scorso gennaio. L’obiettivo dichiarato è quello di promuovere un confronto serio e non ideologico sui contenuti della riforma costituzionale, superando contrapposizioni di tipo “derby” e favorendo un dibattito informato.

A fondare il Comitato sono Michela Cinquilli, Matteo Pomposi e Giovanni Brilli, che intendono avviare sul territorio pistoiese iniziative pubbliche e momenti di approfondimento per stimolare la partecipazione al referendum e aiutare i cittadini a comprenderne le motivazioni, così da arrivare a una scelta consapevole e autonoma nella libertà di voto.

Al centro dell’impegno del Comitato c’è la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti, che sarà sottoposta a referendum. Secondo i promotori, si tratta di un passaggio cruciale per rafforzare la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario. Il voto, al di là delle polemiche e delle semplificazioni, è chiamato a esprimersi sull’impianto complessivo della riforma, fondato su due pilastri principali.

Il primo riguarda la distinzione netta delle funzioni tra chi accusa e chi giudica. Già con il Codice di procedura penale del 1988, che ha introdotto il processo accusatorio, era stato stabilito che pubblico ministero e difesa dovessero trovarsi sullo stesso piano, mentre il giudice dovesse mantenere una posizione di terzietà e imparzialità. Tuttavia, secondo il Comitato, questo principio è rimasto in larga parte inattuato. La riforma mira a colmare tale lacuna, chiarendo la separazione delle funzioni senza dividere l’ordine giudiziario, con l’obiettivo di rafforzare l’autorevolezza e l’imparzialità del giudice.

Il secondo pilastro riguarda il governo autonomo della magistratura. La riforma prevede l’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, uno per i magistrati giudicanti e uno per quelli inquirenti, e il superamento del sistema elettivo a favore del sorteggio. L’intento è quello di contrastare il peso delle correnti e delle logiche di appartenenza che, nel tempo, hanno inciso su carriere, incarichi direttivi e procedimenti disciplinari. In questo contesto si colloca anche la proposta di un’Alta Corte disciplinare indipendente, pensata per superare un sistema ritenuto inefficace, come dimostrano i dati sulle ingiuste detenzioni e sui risarcimenti milionari a carico dello Stato, a fronte di un numero limitato di sanzioni nei confronti dei magistrati responsabili.

Secondo il Comitato per il Giusto SÌ, sostenere la riforma significa puntare a una giustizia più credibile, equilibrata e giusta, nell’interesse dei cittadini e dello Stato di diritto.

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