A Trump non interesserà, ma tra i ghiacci della Groenlandia, la Cultura era pacifica anche nel tradimento di coppia
IA PH Inuit
Franz Boas era un grande esploratore, geografo e antropologo che ebbe un successo enorme facendo conoscere un mondo lontano come quello degli Inuit o Eschimesi, piccolo gruppo di cacciatori che vive ancora presso il circolo polare artico e il cui nome significa «esseri umani». La loro vita si basava su un continuo alternarsi tra l’aggregazione in gruppi e la caccia solitaria, seguendo la selvaggina in un clima ostile, arano profondi conoscitori del proprio territorio tanto da avere quaranta modi diversi per definire la neve. La vita degli inuit negli igloo non era semplice ma consentiva di sopravvivere a zero gradi contro i -20, -30 dell’esterno, in queste difficili condizioni se nascevano più femmine ne veniva scelta una a cui insegnare a cacciare, ruolo tipicamente maschile.
Il nome dato ai bambini veniva attribuito non in base al sesso anatomico ma in base al sesso dell’antenato recentemente morto e che si riteneva il nascituro reincarnasse. Una bambina con nome maschile era vestita e fatta partecipare solo alle attività dell’altro sesso. L’inversione di genere era possibile, per le femmine con l’arrivo delle prime mestruazioni e per i maschi con una dimostrazione di abilità nella caccia; nel momento che la madre annunciava l’inversione di genere, sono riportate resistenze da parte di molte ragazze ma la personalità progressivamente si adattava.
La cosa si complicava quando un bambino riceveva più di un nome di antenato di generi opposti; allora il bambino era vestito un giorno con abiti femminili e un altro maschili oppure con abiti metà femminili e metà maschili, capelli tagliati metà corti e metà lasciati lunghi. Nella società degli Inuit esisteva una fluidità di passaggio sia da un genere all’altro che nella sessualità, l’attribuzione del genere cambiava quando i bambini e le bambine diventavano adolescenti con la possibilità di procreare.
Gli Inuit si mostravano abbastanza pacifici, e se qualcuno prendeva come compagna la moglie di un altro, la controversia si risolveva di fronte a un tribunale popolare con un “Duello Canoro”. Le due parti si affrontavano in uno scambio musicale fatto di parolacce e insulti tra le risate degli astanti, lo sconfitto sommerso da grida e urla, generalmente accettava il giudizio popolare.
