Una nomina all’insegna di un presidio vivo sul tutto il territorio nazionale
Regione Lazio – L’elezione di Anna Teresa Formisano a Garante regionale del Lazio per la tutela delle persone con disabilità rappresenta una notizia che merita più di un semplice plauso formale. È un passaggio istituzionale importante, certo, ma soprattutto è un segnale politico e culturale che vale la pena leggere fino in fondo.
In un tempo in cui le nomine rischiano spesso di apparire lontane dalla vita reale delle persone, questa scelta sembra andare in una direzione diversa. Anna Teresa Formisano non arriva a questo incarico per caso né per improvvisazione: il suo percorso, maturato negli anni tra impegno sociale, attività politica e ruoli istituzionali, parla di una conoscenza concreta dei problemi e, soprattutto, delle persone. E quando si parla di disabilità, la competenza non può mai essere astratta o solo tecnica: deve essere umana, radicata, quotidiana.
Il ruolo del Garante
Il ruolo del Garante non è semplice né simbolico. È una funzione di ascolto, di mediazione, di vigilanza, spesso anche di pressione nei confronti delle istituzioni. Significa confrontarsi con un sistema complesso, fatto di diritti sanciti ma non sempre esigibili, di famiglie lasciate sole, di servizi che funzionano a macchia di leopardo. Serve visione, ma serve anche determinazione. E, soprattutto, serve la capacità di tenere insieme le istanze delle persone con disabilità, delle associazioni, degli enti locali e della Regione.
In questo senso, l’esperienza di Formisano può rappresentare un valore aggiunto reale. Non solo per quello che ha fatto, ma per il modo in cui ha scelto di farlo: con attenzione al dialogo, alla costruzione di reti, alla responsabilità pubblica. In un settore così delicato, la differenza la fa chi sa trasformare le parole “inclusione” e “diritti” in azioni concrete, misurabili, continuative.
L’augurio è che questo incarico non resti confinato nei palazzi, ma diventi un presidio vivo sul territorio, capace di intercettare bisogni, prevenire discriminazioni, promuovere una cultura dell’accessibilità che non sia un’eccezione, ma la norma. Perché la tutela delle persone con disabilità non è una battaglia di nicchia: è un indicatore della qualità democratica di una comunità.
