Curdi e l’esercito governativo siriano sono ancora al centro di violenti combattimenti nel nord-ovest della Siria
Ancora una volta, i curdi devono cavarsela da soli, dopo essere stati il fulcro principale nella lotta contro l’ISIS.
Nelle ultime settimane, l’esercito governativo siriano ha condotto varie manovre militari con l’obiettivo di conquistare porzioni di territorio controllate dai curdi e dalle loro milizie delle Forze Democratiche Siriane (SDF).
Le carceri
In questo scenario già grave, le SDF devono anche abbandonare città come Raqqa, dove si trova il carcere di al-Hawl, in cui sono detenuti i miliziani dell’ISIS.
Si tratta degli stessi miliziani che, durante il Califfato, hanno cercato di creare lo Stato Islamico di Siria.
Oltre ai miliziani, nel carcere si trovano anche molte donne, mogli e figli di islamisti caduti in battaglia.
Questo preoccupa gli stessi curdi, perché non ci sono garanzie su come verranno gestiti questi campi, soprattutto considerando che Ahmed Al Sharaa, conosciuto anche come al-Jolani, l’autoproclamato presidente siriano, è un ex comandante di Isis.
Questi luoghi sono stati conquistati da SDF, grazie anche all’appoggio americano, dopo furiosi combattimenti contro i miliziani dello Stato Islamico.
Tornano alla ribalta le unità combattenti YPJ, formate esclusivamente da donne, che riportarono parecchie vittorie contro l’ISIS.
Si stima che queste donne, che costituiscono circa il 35% del totale delle SDF, siano sempre state impiegate in prima linea, sfidando il patriarcato imposto dallo Stato Islamico.
Un successo su tutti fu l’assedio di Kobane, dove queste unità. Riuscirono a resistere all’attacco massiccio di Isis.
Il fragile cessate il fuoco
Il cessate il fuoco, fragile tregua appoggiata dagli Stati Uniti, è entrato in vigore il 20 gennaio, ma è stato più volte interrotto su vari fronti.
Le SDF si sono ritrovate abbandonate al loro destino, dopo che il presidente americano Trump ha ceduto la gestione del territorio siriano al presidente turco Erdoğan, ritenuto la persona più indicata per la stabilizzazione della Siria di Ahmed Al Sharaa.
Qualche giorno fa, l’esercito siriano e la milizia curda si sono affrontati nei pressi della città di Qamishli e nella zona di Kobane.
I curdi, però, approfitterebbero di questa pausa nei combattimenti per rinforzare le proprie posizioni e rinfoltire i ranghi con miliziani provenienti anche da diaspore estere.
Tregua prolungata
Intanto, gli americani prendono tempo. La tregua è stata rinnovata fino ai primi di febbraio, in modo da organizzare il trasferimento dei prigionieri dello Stato Islamico in Iraq.
Il timore di SDF, però, è che nel caos dei trasferimenti e nelle crescenti tensioni tra curdi e l’esercito siriano, qualche prigioniero potrebbe approfittarne per evadere e creare sacche di resistenza islamica per riformare il Califfato.
Il nuovo asse turco-americano
Il 22 gennaio si sono tenuti dei contatti telefonici tra il comandante del Central Command americano, il generale Michael Erik Kurilla, e il presidente siriano Ahmed Al Sharaa, a indicare la volontà americana di appoggiare il nuovo governo siriano e, come detto, di lasciare la gestione dell’area alla Turchia.
In questo modo, i curdi rimarrebbero comunque nel mirino di Erdogan, che li ha classificati come un’organizzazione terroristica.
