Dalla scuola alla strada: perché serve davvero lo psicologo scolastico

Regione Lazio – Negli ultimi anni, ascoltare le notizie su violenze tra adolescenti, episodi di disagio profondo e persino tragedie come quella del giovane Paolo Mendico, dovrebbe farci fermare e riflettere seriamente. Non si tratta di semplici “casi isolati” da archiviare e dimenticare, ma di segnali forti che il nostro sistema educativo e sociale sta mostrando crepe preoccupanti.

La proposta sarà  legge

La regionale del Lazio, ha messo il dito su una questione centrale: l’introduzione dello psicologo scolastico come presidio fondamentale nelle scuole. È una proposta di legge che da mesi aspetta una risposta, ma che non può più attendere. Perché la scuola non è solo un luogo dove si impartisce nozioni, ma è una comunità dove ogni studente dovrebbe sentirsi accolto, ascoltato, supportato.

Spesso si parla di bullismo, di dispersione scolastica, di comportamenti devianti come se fossero problemi “a sé stanti”. In realtà, sono il sintomo di un disagio profondo, di una sofferenza che spesso non trova spazi per esprimersi. Qui entra in gioco la figura dello psicologo scolastico, non come un “medico dei problemi”, ma come un alleato prezioso per insegnanti, famiglie e soprattutto studenti.

La prevenzione, il dialogo, l’ascolto attento possono fare la differenza tra una crisi isolata e un percorso di supporto che cambia davvero la vita di un ragazzo. Non è una bacchetta magica, ma un passo necessario verso una scuola più umana, più vicina ai bisogni reali.

Ecco perché mi colpisce particolarmente la realtà italiana, ancora unica in Europa per non aver ancora inserito lo psicologo tra le figure strutturali del servizio scolastico. È un paradosso difficile da spiegare, soprattutto oggi che le emergenze sociali crescono a vista d’occhio.

Occhio agli abusi dei Servizi Sociali

Parallelamente, però, non posso non pensare a un altro tema altrettanto delicato: i servizi sociali. Spesso raccontati come l’ancora di salvezza per famiglie e minori in difficoltà, in realtà non mancano casi di abusi o di gestione discutibile, che rischiano di aumentare la sfiducia dei cittadini e di chi dovrebbe ricevere aiuto.

Serve dunque non solo uno psicologo in ogni scuola, ma anche un sistema di controllo serio, trasparente e responsabile sui servizi sociali, affinché il loro operato sia davvero a tutela delle persone e non una fonte di ulteriori problemi.

In fondo, parlare di prevenzione e tutela significa anche questo: costruire una rete di sostegno solida, capace di ascoltare e intervenire prima che sia troppo tardi. Famiglie, scuole, istituzioni devono fare rete, ma serve anche che ognuno sia chiamato a rispondere del proprio ruolo con serietà e competenza.

La legge proposta va proprio in questa direzione: ascolto, prevenzione, intervento precoce. Aspettiamoci però anche un impegno concreto nel garantire trasparenza e controllo negli altri ambiti che ruotano intorno al benessere dei giovani e delle loro famiglie.

Solo così si potrà sperare di costruire un futuro dove la scuola non sia più un terreno di conflitti e fragilità, ma una vera comunità educante, capace di trasformare la sofferenza in crescita.

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