Bruce Springsteen ha sorpreso fan e critica con la pubblicazione improvvisa di un nuovo brano intitolato Streets of Minneapolis, una canzone di protesta nata come reazione agli eventi tragici e alle tensioni sociali esplose nella città americana di Minneapolis, Minnesota.
Il pezzo è stato scritto, registrato e pubblicato in pochi giorni: Il Boss ha spiegato sui social di averlo composto il 24 gennaio, registrato il 27 gennaio e reso pubblico il 28 gennaio 2026. La rapidità con cui è stato concepito riflette l’urgenza e l’intensità del messaggio che l’artista vuole trasmettere al mondo.
Una risposta artistica agli eventi di Minneapolis
Le note di “Streets of Minneapolis” nascono come una denuncia sonora contro quello che Springsteen ha definito il “terrore di Stato” che si starebbe abbattendo sulla città del Minnesota in seguito alle operazioni delle forze federali, in particolare agenti del Dipartimento per la Sicurezza Interna e dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement).
Il testo del brano nomina direttamente Alex Pretti e Renee Good, due residenti di Minneapolis uccisi durante gli incidenti avvenuti con gli agenti federali nei giorni scorsi, e c’è una dedica speciale “alla gente di Minneapolis e ai nostri innocenti vicini immigrati”.
Nel testo, Springsteen parla di una “città in fiamme” dove “fuoco e gelo” dominano le strade sotto gli stivali di un “esercito privato di Re Trump”, un riferimento diretto alla presidenza statunitense e all’amministrazione in carica.
Una protesta musicale contro ICE e l’amministrazione Trump
Musicalmente il brano riprende atmosfere folk-rock con una progressione che parte da chitarra e voce, arricchendosi poi di strumenti e cori di partecipazione. Nel finale compaiono cori collettivi che scandiscono lo slogan “ICE Out!”, un invito esplicito alla fine dell’operato dell’agenzia federale nella città.
Springsteen non è nuovo a impegni politici nelle sue canzoni e dichiarazioni pubbliche, ma Streets of Minneapolis è tra le sue espressioni più dirette e polemiche degli ultimi anni, con riferimenti espliciti al presidente Donald Trump e ad alti funzionari dell’amministrazione.
La scelta di nominare esplicitamente persone, luoghi e istituzioni nel testo riflette un approccio di protesta vecchio stile, che richiama eroiche canzoni di denuncia sociale del passato come We Take Care of Our Own (2012) Long Walk Home (2007).
Reazioni e impatto
Il brano è stato pubblicato su YouTube, piattaforme di streaming musicali e social, ottenendo rapidamente un vasto numero di ascolti e diventando uno dei trend del giorno, con centinaia di migliaia di visualizzazioni nelle prime ore. Sul web e sui social si sono moltiplicate reazioni contrastanti: molti fan lo celebrano come un gesto importante di solidarietà, mentre altri criticano l’intervento politico dell’artista attraverso la musica.
