L’importanza della pluralità delle arti nel Movimento Empatico: verso una definizione transdisciplinare dell’Empatismo.
di Francesco D’Episcopo
Il Movimento Empatista si configura come una risposta etico-estetica alla crisi del paradigma individualistico e performativo che caratterizza una parte significativa della cultura contemporanea. In un contesto contrassegnato dalla frammentazione dell’esperienza, dalla riduzione dell’altro a funzione e dall’impoverimento del linguaggio emotivo, l’empatia si afferma non solo come valore morale, ma anche come categoria epistemologica e poetica, capace di riorientare il rapporto tra soggetto, opera e comunità.
L’antologia Poeti Empatici Italiani (Genesi editrice: 2025), curata da Menotti Lerro, rappresenta un momento fondativo di particolare rilievo, offrendo una prima sistematizzazione letteraria del movimento e delineandone i tratti poetici essenziali. Tuttavia, un’analisi teorica più ampia evidenzia come l’Empatismo, per coerenza interna e vocazione culturale, non possa essere circoscritto al solo ambito poetico. Esso richiede piuttosto una configurazione transdisciplinare, capace di includere e valorizzare le diverse forme dell’espressione artistica.
Empatia e linguaggi artistici: una prospettiva teorica.
L’empatia precede i linguaggi e, al contempo, li attraversa. Essa si manifesta come disposizione percettiva e relazionale, come capacità di accedere all’esperienza dell’altro senza annullarne l’alterità. In questa prospettiva, l’Arte non si riduce a mero oggetto estetico, ma diventa dispositivo relazionale, spazio di mediazione tra interiorità individuale e dimensione collettiva. Limitare l’Empatismo alla poesia significherebbe ridurlo a corrente letteraria, mentre la sua natura suggerisce una definizione più ampia di movimento culturale.
Musica, arti visive e narrativa condividono con la poesia la funzione di articolare il non-dicibile, di dare forma a contenuti emotivi e cognitivi che sfuggono alla comunicazione ordinaria. La loro inclusione non è pertanto accessoria, ma strutturalmente necessaria.
La musica come forma empatica primaria.
La musica costituisce uno dei veicoli più immediati dell’esperienza empatica, in quanto agisce direttamente sulla dimensione temporale ed emotiva del soggetto. Essa genera una condivisione che precede l’interpretazione concettuale, instaurando una relazione fondata sulla risonanza e sull’ascolto. Nel lavoro di numerosi musicisti riconducibili alla sensibilità empatista, l’opera sonora si configura come spazio di comunicazione profonda, in cui la tecnica è subordinata alla trasmissione di stati interiori e visioni esistenziali.
Tra i musicisti che incarnano questa prospettiva troviamo: Eduardo Caiazza, Andrea Castelli, Marco Cecioni, Donatella del Monaco, Annibale Giannarelli, Gulliver, David Jackson, Bernardo Lanzetti, Gianni Leone, Franco Mussida, Gianni Nocenzi, Carmine Padula, Stefano Pantaleoni, Michele Pecora, Corrado Rustici, Jenny Sorrenti, Aldo Tagliapietra e Lino Vairetti.
La musica, in questo senso, non si limita a rappresentare l’emozione, ma la attiva, rendendo l’ascoltatore parte integrante dell’esperienza. Pertanto, il contributo musicale al Movimento Empatista risulta essenziale per comprendere l’empatia come processo dinamico e temporale.
Le arti visive e la responsabilità dello sguardo.
Le arti visive introducono nel discorso empatista una riflessione fondamentale sullo sguardo e sulla responsabilità percettiva. L’immagine, lungi dall’essere semplice oggetto di fruizione, diviene luogo di relazione, superficie di incontro tra l’intenzionalità dell’artista e l’esperienza del fruitore. Gli artisti visivi empatici privilegiano una pratica del segno e della forma orientata all’ascolto e alla risonanza interiore, sospendendo la retorica spettacolare.
L’empatia visiva si manifesta nella capacità di non saturare il significato, di lasciare spazio all’interpretazione e di accogliere la presenza dell’altro senza dominarla. In tal senso, l’arte visiva empatista contribuisce in modo decisivo alla costruzione di un’etica dello sguardo.
Tra gli artisti visivi che incarnano questo approccio figurano Marco Cecioni, Angelo Ciaramella, Pier Tancredi De-Coll, Renato Galbusera, Carlo Faggiani, Omar Galliani, Maria Iannelli, Edoardo Landi, Piero Ligas, Victor Lucena, Carlos Medina, Giulia Napoleone, Antonello Pelliccia, Antonio Perotti, Nello Teodori, Lino Vairetti e Sergio Williams.
La narrativa e il tempo dell’esperienza umana.
La narrativa apporta al Movimento Empatista una dimensione temporale estesa, permettendo l’esplorazione delle traiettorie esistenziali nella loro complessità. Attraverso il racconto, l’empatia si configura come esercizio cognitivo ed emotivo di lunga durata, che implica l’attraversamento delle vite altrui senza semplificazioni. La narrativa empatista non si fonda su un’identificazione immediata, ma su una comprensione stratificata dell’umano, capace di includere conflitto, ambiguità e contraddizione.
Tra i narratori che contribuiscono a questo approccio troviamo Maurizio De Giovanni, Diego De Silva, Lucrezia Lerro, Menotti Lerro, Dacia Maraini, Raffaele Nigro, Maria Rita Parsi e Olga Tokarczuk. La loro presenza amplia l’orizzonte dell’Empatismo, estendendolo dal frammento lirico alla struttura narrativa dell’esperienza.
Verso una definizione estesa del Movimento Empatista.
Alla luce delle considerazioni precedenti, il Movimento Empatista deve essere inteso non come scuola poetica, bensì come ecosistema culturale fondato sull’empatia quale principio unificante. L’inclusione di musicisti, artisti visivi e narratori non comporta dispersione identitaria, ma costituisce un rafforzamento teorico e operativo del movimento.
L’Empatismo non si configura come un’estetica dell’emozione, ma come pratica della relazione; non come linguaggio, ma come tensione comune che attraversa i linguaggi. Esso si presenta come spazio di dialogo tra forme espressive, come comunità del sentire e del pensiero, capace di contrastare le derive disumanizzanti della contemporaneità. In questo contesto, l’arte riafferma la propria funzione conoscitiva e relazionale, riaffermando un ruolo centrale nella costruzione di una cultura fondata sulla comprensione reciproca e sulla responsabilità verso l’altro.
Infine, è opportuno ricordare che la direttrice dell’Accademia di Danza Nazionale, Anna Maria Galeotti, rappresenta anch’essa una figura centrale nel movimento, sottolineando l’importanza di includere anche la danza all’interno di questa prospettiva transdisciplinare.
