Marijuana e hashish ordinati online e sequestrati a Palermo, Trapani e Catania

Marijuana e hashish: undici arrestati e nove indagati denunciati

Gennaio 2026, Palermo. Grazie alle unità cinofile della compagnia di Palermo-Punta Raisi sono stati trovati pacchi che nascondevano droga negli hub e nei centri di smistamento delle spedizioni delle province di Palermo, Trapani e Catania. Undici persone sono state arrestate e nove sono state indagate e denunciate per traffico internazionale di stupefacenti. I finanzieri del comando provinciale di Palermo hanno sequestrato 131 chili di hashish, 14 chili di marijuana e 1,703 grammi di resina di marijuana, del valore totale di un milione e mezzo di euro.

Marijuana: metodi per ordinare e consegnare

I clienti ordinavano e pagavano tramite Telegram e social network, mezzi che le forze dell’ordine sono riuscite a monitorare. Sono stati così trovati 44 pacchi e i relativi destinatari. Alcuni, forse legati a clan mafiosi, ne avevano ordinati grandi quantitativi, probabilmente per rivenderli, come nel caso del pacco contenente 35 kg. Altri ne avevano ordinati quantitativi modesti, per presunto uso personale. In alcuni casi la droga era nascosta dentro piccoli elettrodomestici ed impregnata di aromi per nasconderne l’odore.

Narcotraffico: Nicola Gratteri e Antonio Nicaso ne raccontano i dettagli nel libro “Cartelli di sangue”

Da ottobre 2025 è in vendita “Cartelli di sangue”, delle collana Strade blu di Mondadori, scritto dal famoso magistrato Nicola Gratteri e da Antonio Nicaso. Gratteri ha indagato per decenni sui legami tra criminalità organizzata, politica ed economia in Italia e all’estero, soprattutto in Sud America. È stato Sostituto Procuratore in Calabria e Procuratore Capo di Catanzaro. Dal 2023 è Procuratore Capo di Napoli. Antonio Nicaso è un noto giornalista e saggista, esperto di criminalità organizzata internazionale. È docente in un’università canadese, dove insegna storia sociale della criminalità organizzata, ed in un college americano nel Vermont. È anche co-direttore del Centro di Semiotica Forense all’Università di Toronto. Inoltre, lavora come consulente per Governi, forze dell’ordine e istituti di studi strategici e viene invitato spesso nei programmi televisivi per raccontare di riciclaggio di denaro e globalizzazione delle mafie.

Narcotraffico: non solo tra le banane

I telegiornali spesso ci informano di sequestri di droga trovata in container contenenti banane, ma il camuffamento della droga si è evoluto. Gratteri e Nicaso raccontano di noci di cocco aperte per nascondervi la droga e poi richiuse, ma anche di droga nascosta tra barattoli di polveri per il fai-da-te o addirittura inserite nella struttura della nave anziché tra la merce. Il caso più complicato e difficile da individuare riguarda però l’utilizzo di vestiti: la cocaina viene sciolta in solventi e diventa liquida, i vestiti vengono immersi in questa soluzione e asciugati sembrando così normali, arrivati a destinazione con altri solventi la cocaina viene separata dalle fibre dei tessuti e riportata allo stato solido.

Piantagioni illegali

“Cartelli di sangue” spiega la situazione geografica e storica delle coltivazioni e dei traffici in Sud America dividendo la narrazione per territori, i capitoli hanno i nomi degli Stati. In Colombia, Ecuador, Honduras, Messico e Brasile le coltivazioni di foglie di coca sono illegali, anche se questi stati si dividono tra quelli che la coltivano ampiamente illegalmente, soprattutto nascosti nelle riserve naturali, e quelli come l’Ecuador dove non la coltivano ma la trasportano guadagnando col transito.

Piantagioni legali

Vi sono però due eccezioni. In Bolivia le foglie di coca fanno parte della cultura tradizionale, vengono mangiate o bevute in infusi per molteplici scopi, ad esempio per sopportare le altezze o la fame. In Bolivia dunque le coltivazioni sono legali, sono illegali solo la trasformazione delle foglie in polvere e la vendita della polvere, mentre appunto la vendita delle foglie è legale e avviene in modo trasparente anche nei mercati. Con la legalità delle piantagioni diventano quindi più difficili le indagini sulle polveri. L’altro caso è quello del Perù, dove la coltivazione è legale solo se destinata all’agenzia statale ENACO/Empresa Nacional de la Coca, che detiene il monopolio per produrre medicine ed alimenti. Anche per quanto riguarda la marijuana, la situazione sudamericana è variegata: in Uruguay è legale e si possono possedere fino a 6 piante (fonte IRCCA), in Colombia è depenalizzata fino a 20 piante (fonte Ley 1787 del 2016 e Decreto 1138 del 2025), in Brasile è decriminalizzata fino a 6 piante (fonte sentenze STF), in Argentina è legale solo con licenza medica (fonte REPROCANN).

Rapporti tra narcotrafficanti e politica

Il libro cita decine di casi in cui politici sudamericani sono stati processati per corruzione e per aver fatto parte del narcotraffico. Viceversa vengono raccontati anche casi in cui sono stati uccisi politici che volevano intralciare i traffici, senza tralasciare il racconto degli omicidi di politici e ministri eseguiti per volontà di Pablo Escobar in Colombia.

Forze dell’ordine sudamericane

Nonostante il rischio di rappresaglie violente, negli ultimi due anni le forze dell’ordine sud americane hanno registrato un numero di sequestri di droga senza precedenti. Nel 2023 in Colombia sono state sequestrate 700 tonnellate. Nei primi dieci mesi del 2024 in Ecuador sono state sequestrate 146 tonnellate. Nel 2024 in Perù sono state sequestrate 165 tonnellate. Gratteri e Nicaso però ci spiegano che la ragione di questo aumento non è poi così positiva: le produzioni sono esplose toccando i massimi storici.

Europa e Stati Uniti

Fino a che gli Stati Uniti e l’Europa (in primis Italia, Spagna, Olanda e Belgio) continueranno a fare uso di droga, le produzioni aumenteranno. Se non spiegheremo bene i danni psicologici e fisici, a volte anche permanenti, ai nostri giovani, questa situazione non avrà fine. Spesso i giovani pensano che la droga faccia bene, che sia come una medicina per rasserenarsi; si tratta di casi di disagio psichico che andrebbero trattati con percorsi psicologici e con farmaci testati e prescritti dai medici, non con l’auto-prescrizione di sostanze stupefacenti. Se un genitore fosse contrario ai farmaci, starebbe involontariamente facendo il gioco dei narcos. L’educazione è l’unica strada per diminuire l’acquisto, il traffico e la produzione.

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