L’economia italiana ha chiuso l’anno con una performance leggermente superiore alle attese, collocandosi su valori di crescita moderata ma significativi in un contesto europeo ancora incerto. Secondo i dati preliminari dell’Istat, il Pil nel 2025 è aumentato dello 0,3% nel quarto trimestre e di circa lo 0,7% su base annua. In questo modo, ha superato le stime medie degli analisti e dimostrato una resilienza dell’economia domestica nonostante la debolezza dei mercati esteri e delle esportazioni.
Parallelamente, il mercato del lavoro ha registrato segnali positivi. Il tasso di disoccupazione è sceso a 5,6% a dicembre 2025, attestandosi al livello più basso dall’inizio delle serie storiche, mentre nel corso dell’anno si sono aggiunti circa 62 mila occupati in più rispetto al 2024.. E la soddisfazione della premier Meloni è immediata. “Ancora notizie positive sul fronte lavoro. I dati Istat di dicembre confermano un dato chiaro: il tasso di disoccupazione scende al 5,6%, il livello più basso dall’inizio delle serie storiche nel 2004. Su base annua, il numero degli occupati è in aumento e sempre più persone rientrano nel mercato del lavoro. È la direzione giusta: più lavoro, più stabilità, più opportunità. Continueremo su questa strada”.
Commentando i dati sul Pil del quarto trimestre, il direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, ha sottolineato che “il 2025 si è chiuso confermando la maggior tonicità dell’economia italiana nell’ultimo quarto dell’anno, ipotesi che avevamo suggerito sulla base della dinamica dei principali indicatori mensili. Le revisioni al rialzo dei due trimestri precedenti hanno permesso una variazione nella media dell’intero anno dello 0,7% in termini destagionalizzati, stima che si traduce in una crescita pari allo 0,6% nella metrica della contabilità annuale e, quindi, un po’ migliore delle valutazioni contenute nel Documento programmatico di bilancio (+0,5%)”. “Oltre ai segnali di ripesa di industria e domanda interna – ha concluso Bella– l’elemento più rassicurante è l’eredità che lascia il 2025 all’anno che è appena iniziato: lo 0,3% rende, infatti, meno complicato il raggiungimento dell’1% di crescita nel 2026″.
Ieri il centro studi di Unimpresa aveva espresso previsioni assai confortanti sul lato della produzione industriale, secondo i dati espressi da Istat. Al netto degli effetti di calendario, il fatturato registra, infatti, una variazione tendenziale nulla in valore e una crescita dello 0,5% in volume, segnalando un aumento reale della produzione rispetto a un anno fa.
La lieve flessione congiunturale (-0,1% in valore) appare contenuta e fisiologica, mentre il dato sui volumi conferma una tenuta dell’attività industriale non legata all’andamento dei prezzi.
Nel confronto con i servizi, che mostrano una debolezza più marcata nel mese, l’industria si conferma il comparto più resiliente dell’economia reale.
È quanto spiega il Centro studi di Unimpresa, secondo cui nel 2026 l’industria italiana è attesa entrare in una fase di crescita moderata dopo la stabilizzazione del 2025. Le stime indicano un aumento del fatturato reale compreso tra +0,8% e +1,5% su base annua, trainato prevalentemente dai volumi di produzione e non dall’effetto prezzi.
La ripresa dovrebbe essere graduale, con un primo semestre di assestamento e un rafforzamento nella seconda parte dell’anno, sostenuto da investimenti in beni strumentali e filiere produttive. I margini delle imprese sono previsti stabili, grazie alla normalizzazione dei costi energetici e finanziari.
Nel complesso, il quadro restituisce l’immagine di un sistema produttivo che ha superato la fase più critica e sta consolidando le basi per una ripresa più strutturata nel passaggio tra fine 2025 e inizio 2026.

