Chi colpisce un poliziotto va trattato come un nemico interno.
Dichiarazione di Luca Sforzini, Legione del Castello (Lega/Vannacci)
CASTELLO SFORZINI DI CASTELLAR PONZAN – «Le immagini dell’aggressione al poliziotto colpito a martellate a Torino non descrivono una manifestazione degenerata, ma un atto deliberato di violenza politica contro lo Stato. Chi alza un’arma contro un agente in servizio non è un manifestante: è un nemico dell’ordine pubblico e della convivenza civile».
Lo dichiara Luca Sforzini, fondatore della Legione del Castello (Lega/Vannacci) dal suo Castello di Castellar Ponzano. 
«Siamo di fronte a un salto di qualità: non più scontri episodici, ma azioni organizzate, mirate, con l’obiettivo di ferire, intimidire e uccidere uomini in divisa. Questo non è dissenso: è eversione mascherata da militanza».
Secondo Sforzini, l’Italia sta pagando anni di indulgenza culturale verso la violenza ideologica:
«Per troppo tempo la violenza è stata giustificata come “conflitto sociale”, le occupazioni come “spazi politici”, l’odio verso lo Stato come “impegno civile”. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: poliziotti presi a martellate in pieno giorno».
«È una crisi di civiltà prima ancora che di sicurezza».
Sforzini chiede una svolta netta e un intervento immediato sul piano normativo:
«Serve un inasprimento immediato del Decreto Sicurezza, con pene più severe per chi aggredisce agenti in servizio, con strumenti operativi chiari per sciogliere e reprimere gruppi organizzati che praticano la violenza politica, e con una tutela giuridica rafforzata per chi garantisce l’ordine pubblico.
Chi aggredisce un agente deve rispondere di reato aggravato contro lo Stato.
Chi organizza questi gruppi deve essere perseguito come responsabile politico e non solo penale.
Chi copre, giustifica o finanzia queste strutture deve essere chiamato a risponderne pubblicamente».
«Non esiste libertà di colpire chi garantisce la libertà. Non esiste diritto di manifestare contro l’ordine pubblico armati di martelli».
«Non è in gioco solo l’incolumità degli agenti — aggiunge Sforzini — ma la tenuta stessa dello Stato. Uno Stato che non sa proteggere chi lo difende è uno Stato che si avvia alla dissoluzione».
Sforzini attacca anche l’ambiguità di una parte del mondo politico e mediatico:
«C’è una sinistra che da anni flirta con l’illegalità militante e poi si scandalizza quando la violenza esplode. Questa ipocrisia è corresponsabilità morale. Quando si legittima l’odio contro le istituzioni, prima o poi qualcuno passa all’azione».
Luca Sforzini, nel solco del programma culturale del Centro Studi Rinascimento Nazionale (di cui è  Presidente) fondato su identità, responsabilità, sicurezza e coesione nazionale, ribadisce che non può esistere libertà senza ordine:
«La libertà non è assenza di regole. È rispetto delle regole. Senza autorità non c’è giustizia, senza giustizia non c’è comunità, senza comunità non c’è nazione».
Sforzini conclude con un monito politico:
«Uno Stato che non reagisce con forza a chi aggredisce i suoi servitori perde autorità.
Uno Stato che perde autorità perde rispetto.
E uno Stato che perde rispetto apre la strada al caos».
«Difendere i poliziotti oggi significa difendere l’idea stessa di Italia come comunità ordinata, sovrana e civile. Questo non è un tema di destra o di sinistra: è il confine tra Stato e anarchia»

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