LECCE – Una giustizia che fatica a reggersi senza il pieno riconoscimento del ruolo dell’avvocatura. È questo il quadro tracciato dall’avv. Salvatore Donadei, presidente della Camera Civile Salentina, intervenuto all’inaugurazione dell’anno giudiziario nella cornice dell’aula magna della Corte d’Appello di Lecce.
Un intervento articolato, dai toni fermi ma istituzionali, che ha messo in luce le criticità strutturali della giustizia civile e la progressiva marginalizzazione degli avvocati nei processi decisionali che incidono direttamente sull’amministrazione del diritto.
L’avvocato come presidio costituzionale
Donadei ha ribadito con forza che l’avvocato non rappresenta un semplice soggetto che accede al sistema giudiziario, ma costituisce uno dei pilastri dello Stato di diritto. La funzione difensiva, ha ricordato, è un presidio di legalità e di garanzia dei diritti fondamentali, inscindibile dai principi democratici sanciti dalla Costituzione.
La professione forense, in questa prospettiva, assume una dimensione che va oltre l’attività tecnica: è responsabilità sociale, tutela della dignità della persona e strumento di equilibrio tra cittadino e potere.
Mediazione e riforme senza avvocatura
Tra i punti più critici evidenziati, la redazione del Protocollo sulla mediazione, elaborato senza il coinvolgimento dell’avvocatura. Un’impostazione che, secondo Donadei, indebolisce l’efficacia dello strumento, privandolo del contributo di chi opera quotidianamente nella
gestione dei conflitti e nella composizione delle controversie.
Diverso il giudizio su alcune innovazioni operative, come l’introduzione dei terminali POS presso l’Ufficio UNEP, considerata una misura concreta di semplificazione amministrativa e di miglioramento del servizio al cittadino.
Giudici di pace e strutture inadeguate
Preoccupante, invece, la situazione dei giudici di pace di Lecce, descritta come prossima al collasso. L’ampliamento delle competenze non è stato accompagnato da un adeguato rafforzamento degli organici e delle strutture, con effetti diretti sui tempi dei procedimenti e sull’effettività della tutela giurisdizionale.
Sul piano logistico, Donadei ha richiamato l’attenzione sul ritardo cronico nella realizzazione della cittadella della giustizia, progetto annunciato da anni ma mai concretizzato. Nel frattempo, le udienze civili continuano a svolgersi in edifici obsoleti e poco funzionali, con ricadute sulla qualità complessiva del servizio giustizia.
Ritardi e responsabilità improprie
Criticità emergono anche nel settore della volontaria giurisdizione, dove i ritardi restano significativi e spesso vengono attribuiti impropriamente agli avvocati, nonostante

il loro intervento sia finalizzato esclusivamente alla corretta tutela degli interessi dei cittadini.
Un’impostazione che, secondo Donadei, rischia di scaricare sulla difesa responsabilità che derivano invece da carenze organizzative e strutturali.
Compensi, previdenza e giovani professionisti
Ampio spazio è stato dedicato al tema della dignità professionale, messa in discussione dalla frequente discrepanza tra compensi liquidati e parametri ministeriali, in particolare nei procedimenti monitori e nel patrocinio a spese dello Stato.
Particolarmente delicata la condizione della giovane avvocatura, già segnata da precarietà economica e oggi ulteriormente penalizzata dalle recenti modifiche al sistema previdenziale forense, che rischiano di limitare l’accesso alla professione e di compromettere il ricambio generazionale.
Il messaggio conclusivo
In chiusura, Donadei ha lanciato un messaggio chiaro: senza avvocati indipendenti e rispettati nel loro ruolo, il diritto rischia di trasformarsi in un privilegio riservato a pochi, svuotando di significato la funzione stessa della giustizia.
L’auspicio per il futuro è l’apertura di un confronto reale e strutturato tra magistratura, avvocatura e istituzioni, affinché la giustizia torni a essere non solo un principio formale, ma un valore concreto, accessibile e realmente garantito a tutti i cittadini.
