Dopo la rivoluzione estiva, puntuale come un déjà-vu, è arrivata anche quella di gennaio. Undici arrivi, otto partenze: praticamente una squadra nuova di zecca, o quasi. Il mercato di riparazione del Bari, orchestrato da Valerio Di Cesare, è stato ampio, inevitabile, persino necessario. Eppure resta quella sensazione sospesa tra il “forse” e il “speriamo”, con le residue ma non per questo vane ambizioni di salvezza a fare da filo conduttore.

Come da copione di gennaio, pochi sembrano pronti all’uso immediato. Andrea Cistana è uno di questi, pur con l’incognita di un rientro da un infortunio serio; Odenthal potrebbe seguirlo a ruota. Per il resto, il menu propone panchinari abituali, scommesse e volti poco noti, qualcuno destinato a passare prima dall’infermeria e dai preparatori atletici che dal campo. Nulla di scandaloso: a gennaio nessuno si priva dei pezzi pregiati, e chi investe lo fa spesso su profili “ai margini” – alla Coda, Di Mariano o Caprari – che non garantiscono automaticamente il salto di qualità.

La difesa, almeno sulla carta, sembra il reparto meglio attenzionato: oltre a Cistana e Odenthal, arrivano Mantovani e altri profili da valutare soprattutto nei tempi di utilizzo, più che nel potenziale. Altrove, le incognite aumentano. De Pieri, Stabile e Piscopo arrivano dalla panchina della Juve Stabia (non del Monza, giusto per capirci); Esteves e Cuni da contesti diversi ma con un ruolo simile; Cavuoti pare quasi una scoperta tardiva non ancora capita a Cagliari; Artioli porta buone referenze, ma anche un recente intervento chirurgico – una specialità, si direbbe, per un Bari storicamente attratto da condizioni fisiche “da monitorare”. Traorè, infine, è la classica scommessa: perfetto sconosciuto, ma ritenuto da Di Cesare il profilo giusto per le esigenze di Moreno Longo.

Nessuna bocciatura preventiva, sia chiaro. L’auspicio è che questa seconda rivoluzione – l’ennesima in casa Filmauro e Aurelio De Laurentiis, dove la parola “programmazione” resta un concetto esotico – possa finalmente portare alla salvezza. Longo, per carattere e pragmatismo, sembra l’uomo giusto per assemblare i pezzi e tirarne fuori una squadra vera, nel minor tempo possibile.

Sul fronte uscite, restano ai margini Maggiore e Partipilo, tra le delusioni estive. Gaetano Castrovilli saluta definitivamente: Cesena lo attende e chissà che, tra una piadina e l’aria di riviera, non ritrovi brillantezza. Antonucci scende in C a Salerno, forse una dimensione più adatta; Meroni rientra a Reggio Emilia insieme a Vicari; Cerri torna alla Juventus. Le meteore Mavraj, Colangiuli e Kassama proseguono altrove il loro apprendistato.

E allora? La salvezza resta un traguardo ripido, da conquistare con pazienza, incastri rapidi e un pizzico di fortuna. Servirà tempo, che il calendario non concede; servirà concretezza, più che nomi; servirà, soprattutto, trasformare una rivoluzione numerica in un’identità tecnica. Se accadrà, lo dirà il campo. Per ora, a Bari si vive tra ironia e perplessità, con la speranza – testarda, come sempre – che gennaio non sia solo l’ennesimo azzeramento, ma l’inizio di una rincorsa possibile.

Massimo Longo

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