A Scuola di Empatia – L’empatia non va studiata ma va sperimentata, riconosciuta e applicata, al fine di supportare relazioni conviviali all’interno di un gruppo, in particolare nell’ambito di un gruppo classe, ove le resistenze possono risultare ostative al buon andamento delle attività educativo –formative.
Si apprende non attraverso il metodo vetusto della trasmissione mnemonica ma, attraverso, la costruzione condivisa della conoscenza che si tramuta in abilità per divenire competenza.
Naturalmente, tale processo si realizza allorquando il Docente, con autorevolezza e non autorità, riesce a fungere al ruolo di facilitatore, come statuito dall’art. 395 del Dlg.vo 297/94 e venga percepito come tale dai discenti e non come parte adversa.
Di guisa, una relazione emotivo-affettiva di qualità, oltre a creare un ambiente di apprendimento conviviale, richiamato come tale dallo Psicologo Statunitense Goleman, determina i presupposti di uno scambio vicendevole e virtuoso tra studenti e insegnanti che presuppone l’imprinting di una crescita armoniosa all’insegna di un equilibrio psico-fisico adeguato e da costruirsi, con strategia nel tempo.
Ma cosa è l’Empatia?
Da una analisi della genesi etimologica è un termine di derivazione greca: ‘en – pathos’, ovvero, ‘stare dentro’ e condividere la prospettiva altrui, partendo dall’ascolto, dal confronto e dal supporto.
Si vive, in tale direzione, all’insegna della reciprocità e di una retrospettiva che non va ignorata per evitare emarginazione e degrado civico.
Un buon insegnante, un buon educatore devono entrare prima nel cuore del proprio studente e poi nella sua mente, divenendo punti di riferimento indissolubili e di prossimità.
Gli adulti, in tale dimensione educativa, devono incarnare le loro responsabilità mai dimenticando di essere stati fanciulli, rafforzando un legame che non divide ma unisce, a prescindere dall’età anagrafica.
D’altronde, tale principio ha ispirato la magnifica narrazione dell’autore Antoine de Saint-Exupery enucleata nell’opera: ‘Il piccolo principe’.
Un racconto che esplicita un viaggio in cui il protagonista visita vari pianeti, incontra vari personaggi adulti e scopre che, spesso, l’essenziale è invisibile agli occhi, rammentando l’importanza dei legami.
I rapporti, pertanto, vanno esplorati, vanno costruiti, vanno gestiti e vanno preservati, oltre ai ruoli ma nel rispetto dei ruoli, oltre al tempo ma nel rispetto del tempo, oltre ai luoghi fisici, oltre il dissacrante pregiudizio.
L’esistenza è vulnerabilità, fragilità, talvolta contrapposizione e conflitto ma preserva, in maniera latente, una sua magnificenza che deve essere colta dal cuore e deve essere rivolta ad un altro cuore, senza fraintendimento, senza infingimenti, all’insegna di una purezza che deve essere luce e non buio.
L’empatia viene acquisita solo ed esclusivamente se si riconosce, con nobiltà di animo, l’altrui esistenza che non deve essere mai ignorata. Il disconoscimento del proprio simile è il soffocamento di una Comunità, che non si ritrova e non si rianima.
Ecco perche nell’epoca contemporanea si assiste, in maniera perseverante, ad azioni belligeranti e follemente ignobili, a deperimento della dignità umana.
Nell’emarginato, nel malato, nel debole, nel fragile si può trovare il fervido coraggio della paura, la forte rivalsa della speranza, un effervescente modo di riappropriarsi del proprio territorio che, senza confini, diviene essenza e sostanza di Comunità.
L’umanità deve essere sinonimo di dignità, di comunione, di feconda felicità.
La Scuola
La Scuola, così come tutti gli ambiti della vita associata, deve essere forza motrice di cambiamento e linfa portante di unione. Solo così si potrà intravedere un planisfero senza gli ultimi, senza gli invisibili. Un mondo che non volge lo sguardo dall’altra parte o, ancora peggio, contro l’altra parte. Un mondo che sa aprirsi al mondo in modo incondizionato, senza lasciare zone di ombra, zone di fame, con la sobrietà del bene comune.
L’empatia è una medicina, un nettare curativo che deterge i cuori e li pone, in maniera pulsante, al centro di villaggio fantasmagorico, in cui vige la coesistenza del ‘ noi’, oltrepassando la solitudine deprecabile dell’io.
L’esperienza e la ricerca ne hanno affermato un valore inestimabile che abbatte la paranoia e, soprattutto, il malessere clinico di una cattiveria che non può e non deve essere dominante.
Insieme si cresce, si vive, si condivide e si crea futuro e prospettiva, ad ogni latitudine e a ogni longitudine. Gli educatori devono carpirne il significato ed i benefici, solo così potranno divenire disseminatori di pace, etica e moralità.
L’acredine deve essere abbattuta così come tutti i mali che affliggono il quieto vivere, per raggiungere un benessere che, in questo viaggio, non deve essere utopia, ma deve essere visibile sia agli occhi, sia al cuore.
Il paradigma Agostiniano ci orienta nel credere in tutto quello che vediamo e nel fare tutto ciò in cui crediamo. Si vede tutto ciò in cui si crede.
Si chiama esistenza, vita e non mera sopravvivenza.
Il tempo va vissuto e non trascorso e ne trarremo beneficio in ordine di qualità e quantità. La persona al centro dell’Universo, prediligendo la tutela dei beni immateriali rispetto ai patrimoni e alle ricchezze materiali.
Il plusvalore è determinato proprio da questa benevola concezione, che non remunera ma arricchisce. Il piacere più grande incontrare l’empatia nella propria vita.
di Luigi Talienti – Dirigente Scolastico
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