Ciao carissima Maria Rita, ti scrivo con la cautela di chi è consapevole che le parole restino scolpite nel cuore di ogni persona e quindi non desidero assolutamente emettere riflessioni superficiali o scontate perché tu meriti superlativi encomi di stima profonda  e non per piaggeria Sei stata sempre e sei il mio punto di riferimento.

In tutti i miei articoli che trattavano di violenza o di bambini abusati o portati via ingiustamente ai genitori  citavo e cito i tuoi preziosi  dogmi Da te ho appreso la capacità di aprire uno spazio di  dialogo ,di benevolenza, di intima disponibilità all’ascolto  che tu effettivamente pensavi risolutivi. Credevi– e questo non potrò mai dimenticarlo – che il bene può prevalere sul male, se il mondo degli adulti sapesse inchinarsi di fronte alla riverenza che i fanciulli meritano, senza riserve, sempre!. ‘Maxima debetur puero reverentia’:  per  questo ti dobbiamo ringraziare di vero cuore, carissima amica , per avercelo ricordato.
Sei, e parlo al presente, perché per me sei viva, sei il faro che mi guida, la luce che illumina le nebulose affabulazioni di alcuni personaggi megalomani che hanno la superbia di pensare di essere i detentori della verità .Non sei stata e  sei  soltanto una delle psicologhe e psicoterapeute più autorevoli del nostro tempo, Maria Rita  sei prima ancora, una coscienza vigile del Paese, capace di attraversare i fatti – anche i più oscuri della cronaca – senza cedere alla semplificazione o al moralismo, riportando sempre il discorso là dove, per te doveva stare: sui bambini, sugli adolescenti, sui giovani feriti prima ancora che devianti.
Del loro modo di vedere la realtà, e dei sempre più complicati rapporti con gli adulti, avevi parlato con il tuo tradizionale entusiasmo ancora domenica pomeriggio in televisione, all’interno del programma di approfondimento Check Up su Raiuno.Hai  difeso i bambini fino all’ultimo respiro:la voce dei bambini Ti ho sempre associata al “grillo parlante” di Pinocchio rappresenti una delle voci più scomode, lucide e coerenti della psicologia italiana. Psicoterapeuta, scrittrice, divulgatrice, presenza costante nei talk show e nei dibattiti pubblici,  hai dedicato l’intera vita professionale a una missione precisa: difendere l’infanzia non solo dagli abusi evidenti, ma anche dalle distorsioni silenziose degli adulti    

Storie che molti avevano  letto e interpretato in modo superficiale, ma che tu avevi  sempre analizzato con lo sguardo clinico e umano che ti ha sempre contraddistinta.

Secondo il tuo autorevole pensiero ,prima ancora di qualsiasi giudizio, hai sempre ritenuto  che alla risoluzione  di un problema o di una situazione problematica mancasse un passaggio fondamentale: un vero lavoro interdisciplinare tra psicologi, psicoterapeuti, neuropsichiatri infantili, pedagogisti e sociologi. L’allontanamento di  bambini dalla loro famiglia, per te , deve essere l’ultima scelta possibile, non la prima risposta a un modello educativo non convenzionale come l’istruzione parentale e una vita serena , in assenza di prove di maltrattamenti o carenze affettive.
La tua  lettura era netta e controcorrente. Quando, i bambini non mostrano  segnali di disgregazione psicologica, ma al contrario una capacità di adattamento e una relativa serenità che, dal punto di vista clinico, raccontano l’esistenza di equilibri interiori costruiti in famiglia, il trauma vero, secondo te, cara amica , non è “da dove vengono ”, ma il crollo improvviso del loro universo: genitori percepiti come esautorati, incontri contingentati, un messaggio implicito che delegittimava l’intera educazione ricevuta.
Era  ed è la,tua, la coerenza di una vita. Perché  cara Maria Rita  non hai mai difeso un’ideologia, ma un principio: il bambino non è proprietà né della famiglia né dello Stato, ma una persona che va compresa prima di essere giudicata.
Lo hai fatto per decenni parlando di abusi, violenze domestiche, pedofilia, maladolescenza. Lo hai fatto con oltre cento pubblicazioni che hanno segnato il dibattito pubblico italiano.
Lo hai fatto in televisione, portando la psicologia dentro le case degli italiani con un linguaggio semplice ma mai superficiale.
E lo hai fatto fino all’ultimo, scegliendo ancora una volta la posizione più difficile: chiedere che prima di spezzare una famiglia si ascoltino davvero i bambini.
Nel 1986 la tua  nomina   “Cavaliere al Merito della Repubblica è stata accolta da noi con gioia ,soddisfazione e orgoglio E altri tasselli meravigliosi si aggiungevano alla tua vita professionale :
 premi prestigiosi, riconoscimenti culturali e scientifici. Ma il tuo vero ruolo è stato quello di coscienza critica quando si parlava di infanzia.
Oggi resta un immane dolore per  il vuoto di una professionista enorme e di immenso spessore  che , però resterà impressa nei nostri cuori come un sigillo  scolpito che mai potrà  essere distrutto o divelto Ma soprattutto resta una domanda che tu hai lasciato sospesa, rivolta a tutti: quando decidiamo “per il bene dei bambini”, siamo sicuri di aver prima capito qual è davvero il loro bene? A tal proposito d’altronde ci  lasci un’eredità esigente: chiedi agli adulti  a tutti noi di non voltarci dall’altra parte, di non usare i bambini come alibi o come schermo e di riconoscere che ogni disagio ha una storia e ogni violenza un’origine educativa.
Ciò che  interpella tutti, ben oltre il mondo della psicologia. E ora desidero salutarti con una tua prestigiosa massima che è secondo il mio modesto parere il tuo assunto più significativo per comprendere e percepire  fino in fondo la tua filosofia psicologica :”Dobbiamo ricordarci sempre di avere una visione bambimocentrica e non adultocentrica” . Ciao preziosa e bellissima amica
Adriana Domeniconi 

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